Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta del Novecento una parte del panorama artistico italiano è attraversato dal desiderio e dall’esigenza di sperimentare modalità performative intercodice, nelle quali trovano uno spiccato fulcro di interesse e un ampio spazio di pratica le indagini sulla relazione tra corpo e voce. La danza, in effetti, è alla ricerca di contatti con tecniche corporee eterogenee, ma anche con le arti visive, con il teatro e con la poesia, e d’altra parte la poesia si emancipa dalla pagina per incontrare luoghi, corpi, sonorità. Tra le molteplici esperienze messe in atto in questo contesto, la “poesia ballerina” di Valeria Magli costituisce uno studio di caso senz’altro rappresentativo. Per alcuni anni la ricerca nella quale la coreografa si immerge, come spiega lei stessa, «si sviluppa attorno alla messa in scena di danza e poesia insieme, quindi sul modo di trovare un legame tra la VOCE, che dice la poesia, e il GESTO, della danza». È attraverso due spettacoli creati tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta, Le Milleuna (1979), con Nanni Balestrini e Demetrio Stratos, e Pupilla (1983), che la Magli approfondisce la propria indagine.

Danza/poesia/voce. La ricerca intercodice di Valeria Magli

Elena Cervellati
2020

Abstract

Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta del Novecento una parte del panorama artistico italiano è attraversato dal desiderio e dall’esigenza di sperimentare modalità performative intercodice, nelle quali trovano uno spiccato fulcro di interesse e un ampio spazio di pratica le indagini sulla relazione tra corpo e voce. La danza, in effetti, è alla ricerca di contatti con tecniche corporee eterogenee, ma anche con le arti visive, con il teatro e con la poesia, e d’altra parte la poesia si emancipa dalla pagina per incontrare luoghi, corpi, sonorità. Tra le molteplici esperienze messe in atto in questo contesto, la “poesia ballerina” di Valeria Magli costituisce uno studio di caso senz’altro rappresentativo. Per alcuni anni la ricerca nella quale la coreografa si immerge, come spiega lei stessa, «si sviluppa attorno alla messa in scena di danza e poesia insieme, quindi sul modo di trovare un legame tra la VOCE, che dice la poesia, e il GESTO, della danza». È attraverso due spettacoli creati tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta, Le Milleuna (1979), con Nanni Balestrini e Demetrio Stratos, e Pupilla (1983), che la Magli approfondisce la propria indagine.
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Elena Cervellati
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