La ricerca tipologica e l’indagine della diversità linguistica si sono per lo più concentrate su fenomeni strutturali, legati alla morfosintassi, alla fonologia e in misura minore al lessico, principalmente perché i dati relativi a questi livelli di analisi sono reperibili all’interno delle grammatiche descrittive, che sono rimaste per lungo tempo lo strumento di indagine principale dei tipologi. La pragmatica, ovvero la dimensione che ha a che fare con l’uso del linguaggio, con la costruzione e la gestione di conversazioni e con l’interazione linguistica, è stata invece per diversi decenni ai margini delle ricerche sugli universali linguistici. Il primo studio ad ampio raggio su un fenomeno pragmatico è stato condotto da Brown e Levinson (1987) sui meccanismi linguistici della cortesia (politeness), con lo scopo dichiarato di formulare una teoria della cortesia che fosse valida per tutte le lingue del mondo. Tuttavia, oltre ad essere stato il primo studio di pragmatica basato su un campione di dati tipologico, quello di Brown e Levinson è a lungo rimasto anche l’unico, e un rinnovato interesse per la pragmatica in prospettiva tipologica si osserva solo dopo gli anni duemila. Un tale sbilanciamento della riflessione sugli universali del linguaggio verso la componente più grammaticale ha avuto conseguenze anche in altri campi della linguistica, nei quali la consapevolezza della diversità linguistica è stata per lo più focalizzata sulla dimensione strutturale, nonostante il piano pragmatico potesse giocare un ruolo di pari rilievo. Tra i campi in questione, troviamo anche la glottodidattica e l’insegnamento dell’italiano, ambiti nei quali la dimensione interazionale della comunicazione è centrale, così come la consapevolezza tanto della diversità attestata nell’uso del linguaggio quanto dei tratti che invece sembrano costanti nelle lingue del mondo. L’obiettivo di questo lavoro è proprio spostare l’attenzione verso la diversità (e l’universalità) che lingue del mondo mostrano in relazione alla pragmatica, per offrire alcontempo sia un inquadramento sistematico degli interrogativi e dei fenomeni pertinenti, sia un approfondimento di due casi di studio recenti, che permettono di osservare da vicino il rapporto tra diversità linguistica e pragmatica. Partiremo dal concetto stesso di pragmatica, che verrà definito al fine di individuarne il campo d’azione, per poi focalizzare l’attenzione sul rapporto tra pragmatica e diversità linguistica in § 2, dove definiremo l’interrogativo guida di questa ricerca, ovvero la relazione tra universali del linguaggio e uso del linguaggio stesso. I casi di studio verranno discussi in § 3 e § 4, dove saranno affrontati rispettivamente i due temi dell’espressione linguistica della gratitudine e delle strategie di riparazione a problemi di comunicazione, fenomeni pragmatici indagati in base a campioni di lingue appartenenti a famiglie linguistiche diverse e parlate in aree geografiche anche molto distanti. Alcune riflessioni conclusive verranno sviluppate in § 5, per lo più incentrate sulle implicazioni che il rapporto tra diversità linguistica e pragmatica può avere su una teoria generale del linguaggio.

Diversità tra le lingue e pragmatica

Caterina Mauri
2020

Abstract

La ricerca tipologica e l’indagine della diversità linguistica si sono per lo più concentrate su fenomeni strutturali, legati alla morfosintassi, alla fonologia e in misura minore al lessico, principalmente perché i dati relativi a questi livelli di analisi sono reperibili all’interno delle grammatiche descrittive, che sono rimaste per lungo tempo lo strumento di indagine principale dei tipologi. La pragmatica, ovvero la dimensione che ha a che fare con l’uso del linguaggio, con la costruzione e la gestione di conversazioni e con l’interazione linguistica, è stata invece per diversi decenni ai margini delle ricerche sugli universali linguistici. Il primo studio ad ampio raggio su un fenomeno pragmatico è stato condotto da Brown e Levinson (1987) sui meccanismi linguistici della cortesia (politeness), con lo scopo dichiarato di formulare una teoria della cortesia che fosse valida per tutte le lingue del mondo. Tuttavia, oltre ad essere stato il primo studio di pragmatica basato su un campione di dati tipologico, quello di Brown e Levinson è a lungo rimasto anche l’unico, e un rinnovato interesse per la pragmatica in prospettiva tipologica si osserva solo dopo gli anni duemila. Un tale sbilanciamento della riflessione sugli universali del linguaggio verso la componente più grammaticale ha avuto conseguenze anche in altri campi della linguistica, nei quali la consapevolezza della diversità linguistica è stata per lo più focalizzata sulla dimensione strutturale, nonostante il piano pragmatico potesse giocare un ruolo di pari rilievo. Tra i campi in questione, troviamo anche la glottodidattica e l’insegnamento dell’italiano, ambiti nei quali la dimensione interazionale della comunicazione è centrale, così come la consapevolezza tanto della diversità attestata nell’uso del linguaggio quanto dei tratti che invece sembrano costanti nelle lingue del mondo. L’obiettivo di questo lavoro è proprio spostare l’attenzione verso la diversità (e l’universalità) che lingue del mondo mostrano in relazione alla pragmatica, per offrire alcontempo sia un inquadramento sistematico degli interrogativi e dei fenomeni pertinenti, sia un approfondimento di due casi di studio recenti, che permettono di osservare da vicino il rapporto tra diversità linguistica e pragmatica. Partiremo dal concetto stesso di pragmatica, che verrà definito al fine di individuarne il campo d’azione, per poi focalizzare l’attenzione sul rapporto tra pragmatica e diversità linguistica in § 2, dove definiremo l’interrogativo guida di questa ricerca, ovvero la relazione tra universali del linguaggio e uso del linguaggio stesso. I casi di studio verranno discussi in § 3 e § 4, dove saranno affrontati rispettivamente i due temi dell’espressione linguistica della gratitudine e delle strategie di riparazione a problemi di comunicazione, fenomeni pragmatici indagati in base a campioni di lingue appartenenti a famiglie linguistiche diverse e parlate in aree geografiche anche molto distanti. Alcune riflessioni conclusive verranno sviluppate in § 5, per lo più incentrate sulle implicazioni che il rapporto tra diversità linguistica e pragmatica può avere su una teoria generale del linguaggio.
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