Si presentano i risultati del primo studio sistematico sulla flora urbica di Modena. Il censimento qui illustrato è stato svolto fra il 2014 e il 2018, considerando ogni via e piazza del centro storico cittadino, quest’ultimo inteso come area delimitata dai grandi viali che ricalcano il percorso dei bastioni cinquecenteschi. Sono state rinvenute 344 specie, delle quali 1 nuova per la flora d’Italia, 10 per l’Emilia-Romagna e altre 19 per la provincia di Modena; il 63% di queste nuove segnalazioni è esotico. Le specie non più ritrovate, segnalate almeno 20 anni fa o testimoniate solo da campioni d’erbario del tardo Ottocento, sono 17. Lo spettro biologico è dominato dalle terofite (45%), seguite da emicriptofite (28%) e fanerofite (15%). Lo spettro corologico è dominato da eurasiatiche (28%), mediterranee (24%) e cosmopolite (24%). Le neofite sono il 18% del totale, valore piuttosto basso se rapportato a quanto riferito per altre città della Pianura Padana e dell’Europa centrale: ciò è probabilmente dovuto alle ridotte dimensioni del centro storico cittadino, la cui compatta struttura urbanistica d’impronta medievale pare opporre una certa resistenza all’ingresso delle specie alloctone. Le specie invasive sono l’11% del totale. Interessante la presenza di 15 specie igrofile, talora indicatrici d’irrigazione o iper-irrigazione di aiuole e tappeti erbosi. Le specie protette (solo a livello regionale) sono soltanto 4, di cui 2 presenti in quanto sfuggite a coltivazione. Considerando l’affinità delle specie censite all’ecologia urbana, la lista è dominata dalle urbano-neutrali (45%) e dalle urbanofile (42%), il che può indicare sia una discreta varietà di ambienti di crescita, parecchi dei quali in una fase di evoluzione ecologica abbastanza avanzata per la città, sia una discreta qualità ambientale verosimilmente dovuta, almeno in parte, all’abbondanza e ampiezza delle aree verdi. La ricchezza specifica in ogni via o piazza è fortemente correlata all’eterogeneità ambientale (ρ = 0,794) e moderatamente correlata alla presenza limitrofa di aree verdi (ρ = 0,544) e alla lunghezza della via o ampiezza della piazza (ρ = 0,665 e 0,673, rispettivamente); esiste inoltre una debole correlazione fra presenza di specie orticole o alimentari e presenza, nella stessa via o piazza, di locali di ristorazione (ρ = 0,212). La città si conferma dunque come un ecosistema assai dinamico e di grande ricchezza biologica, utile per capire le strategie ecologiche messe in atto dalle piante per adattarsi a condizioni anche proibitive. Le aree urbane, inoltre, spesso fungono da «snodo» per la diffusione delle specie lungo le infrastrutture viarie, durante il processo di colonizzazione del territorio. La comprensione e il rispetto dei ruoli ecologici delle specie spontanee sono concetti fondamentali per una moderna pianificazione urbanistica volta a migliorare la qualità della vita nel suo complesso.

Flora vascolare spontanea della città di Modena: analisi del centro storico

Fabrizio Buldrini
;
2020

Abstract

Si presentano i risultati del primo studio sistematico sulla flora urbica di Modena. Il censimento qui illustrato è stato svolto fra il 2014 e il 2018, considerando ogni via e piazza del centro storico cittadino, quest’ultimo inteso come area delimitata dai grandi viali che ricalcano il percorso dei bastioni cinquecenteschi. Sono state rinvenute 344 specie, delle quali 1 nuova per la flora d’Italia, 10 per l’Emilia-Romagna e altre 19 per la provincia di Modena; il 63% di queste nuove segnalazioni è esotico. Le specie non più ritrovate, segnalate almeno 20 anni fa o testimoniate solo da campioni d’erbario del tardo Ottocento, sono 17. Lo spettro biologico è dominato dalle terofite (45%), seguite da emicriptofite (28%) e fanerofite (15%). Lo spettro corologico è dominato da eurasiatiche (28%), mediterranee (24%) e cosmopolite (24%). Le neofite sono il 18% del totale, valore piuttosto basso se rapportato a quanto riferito per altre città della Pianura Padana e dell’Europa centrale: ciò è probabilmente dovuto alle ridotte dimensioni del centro storico cittadino, la cui compatta struttura urbanistica d’impronta medievale pare opporre una certa resistenza all’ingresso delle specie alloctone. Le specie invasive sono l’11% del totale. Interessante la presenza di 15 specie igrofile, talora indicatrici d’irrigazione o iper-irrigazione di aiuole e tappeti erbosi. Le specie protette (solo a livello regionale) sono soltanto 4, di cui 2 presenti in quanto sfuggite a coltivazione. Considerando l’affinità delle specie censite all’ecologia urbana, la lista è dominata dalle urbano-neutrali (45%) e dalle urbanofile (42%), il che può indicare sia una discreta varietà di ambienti di crescita, parecchi dei quali in una fase di evoluzione ecologica abbastanza avanzata per la città, sia una discreta qualità ambientale verosimilmente dovuta, almeno in parte, all’abbondanza e ampiezza delle aree verdi. La ricchezza specifica in ogni via o piazza è fortemente correlata all’eterogeneità ambientale (ρ = 0,794) e moderatamente correlata alla presenza limitrofa di aree verdi (ρ = 0,544) e alla lunghezza della via o ampiezza della piazza (ρ = 0,665 e 0,673, rispettivamente); esiste inoltre una debole correlazione fra presenza di specie orticole o alimentari e presenza, nella stessa via o piazza, di locali di ristorazione (ρ = 0,212). La città si conferma dunque come un ecosistema assai dinamico e di grande ricchezza biologica, utile per capire le strategie ecologiche messe in atto dalle piante per adattarsi a condizioni anche proibitive. Le aree urbane, inoltre, spesso fungono da «snodo» per la diffusione delle specie lungo le infrastrutture viarie, durante il processo di colonizzazione del territorio. La comprensione e il rispetto dei ruoli ecologici delle specie spontanee sono concetti fondamentali per una moderna pianificazione urbanistica volta a migliorare la qualità della vita nel suo complesso.
Fabrizio Buldrini, Matteo Gentilini, Cinzia Bruni, Claudio Santini, Alessandro Alessandrini, Giovanna Bosi
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