Chi ha un giardino, anche di piccole dimensioni, sa bene che mantenerlo libero da piante infestanti non è impresa facile. A volte bastano delle semplici operazioni manuali per eliminare da aiuole, vialetti e prati quelle erbacce che non solo rappresentano un fastidio estetico, ma che possono competere con le piante coltivate per le risorse d’acqua. Se si tratta di infestanti molto resistenti, come gramigna e convolvolo, le lavorazioni con uno zappettino possono essere persino controproducenti poiché si tagliano le erbe in più parti diffondendo maggiormente l’infestazione. Nei casi estremi è conveniente ricorrere al diserbo chimico da effettuarsi, se possibile, in base alla fioritura delle stesse erbe infestanti (fase più sensibile). Gli inconvenienti I risultati di un diserbo chimico non sono sempre quelli sperati, soprattutto se non si usa il prodotto giusto, alla concentrazione ottimale, e se si “colpiscono” involontariamente i tronchi ed i fusti di piante arboree ed arbustive (tigli, pioppi, aceri, sofore, acacie, rose, ecc.) tanto più sensibili quanto più sono giovani. Inoltre, se si interviene in giornate molto ventose, si rischia di bagnare anche le foglie, se non addirittura i fiori, delle delicate piante erbacee poste nelle aiuole o nei vasi (impatiens, pelargoni, ecc.). I diserbanti che con maggiore frequenza causano danni in giardino sono quelli “ormonali”, costituiti da sostanze aventi caratteristiche del tutto simili agli ormoni vegetali (fitormoni) che le piante comunemente elaborano. Questi diserbanti non avvelenano le cellule, ma ne alterano i processi vitali diminuendo fortemente la produzione delle sostanze necessarie alla nutrizione. Se non si opera nel modo giusto, si verificano intossicazioni che si traducono, visivamente, in: difformità di crescita, nanismo (raccorciamento degli internodi), affastellamento della vegetazione, foglie piccole, dal lembo carnoso, arrotolato verso l’alto (“a coppa”). Dato che non sono coinvolti patogeni infettivi, non occorre allarmarsi. Se si tratta di una sofora, di un tiglio o di una rosa, non resta che aspettare con pazienza che si formi la nuova vegetazione; se il “malcapitato” è un arbusto in vaso di dimensioni contenute, si può agevolarne la disintossicazione sostituendo completamente il substrato di crescita. Terminiamo con un consiglio pratico: un prodotto da utilizzare per il diserbo localizzato è il glyfosate (non classificato), alla dose di 150-250 ml per 10 litri di acqua, da somministrare con cura, senza bagnare con la miscela il tronco delle piante.

Danni da diserbanti in Giardino

BELLARDI, MARIA GRAZIA
2009

Abstract

Chi ha un giardino, anche di piccole dimensioni, sa bene che mantenerlo libero da piante infestanti non è impresa facile. A volte bastano delle semplici operazioni manuali per eliminare da aiuole, vialetti e prati quelle erbacce che non solo rappresentano un fastidio estetico, ma che possono competere con le piante coltivate per le risorse d’acqua. Se si tratta di infestanti molto resistenti, come gramigna e convolvolo, le lavorazioni con uno zappettino possono essere persino controproducenti poiché si tagliano le erbe in più parti diffondendo maggiormente l’infestazione. Nei casi estremi è conveniente ricorrere al diserbo chimico da effettuarsi, se possibile, in base alla fioritura delle stesse erbe infestanti (fase più sensibile). Gli inconvenienti I risultati di un diserbo chimico non sono sempre quelli sperati, soprattutto se non si usa il prodotto giusto, alla concentrazione ottimale, e se si “colpiscono” involontariamente i tronchi ed i fusti di piante arboree ed arbustive (tigli, pioppi, aceri, sofore, acacie, rose, ecc.) tanto più sensibili quanto più sono giovani. Inoltre, se si interviene in giornate molto ventose, si rischia di bagnare anche le foglie, se non addirittura i fiori, delle delicate piante erbacee poste nelle aiuole o nei vasi (impatiens, pelargoni, ecc.). I diserbanti che con maggiore frequenza causano danni in giardino sono quelli “ormonali”, costituiti da sostanze aventi caratteristiche del tutto simili agli ormoni vegetali (fitormoni) che le piante comunemente elaborano. Questi diserbanti non avvelenano le cellule, ma ne alterano i processi vitali diminuendo fortemente la produzione delle sostanze necessarie alla nutrizione. Se non si opera nel modo giusto, si verificano intossicazioni che si traducono, visivamente, in: difformità di crescita, nanismo (raccorciamento degli internodi), affastellamento della vegetazione, foglie piccole, dal lembo carnoso, arrotolato verso l’alto (“a coppa”). Dato che non sono coinvolti patogeni infettivi, non occorre allarmarsi. Se si tratta di una sofora, di un tiglio o di una rosa, non resta che aspettare con pazienza che si formi la nuova vegetazione; se il “malcapitato” è un arbusto in vaso di dimensioni contenute, si può agevolarne la disintossicazione sostituendo completamente il substrato di crescita. Terminiamo con un consiglio pratico: un prodotto da utilizzare per il diserbo localizzato è il glyfosate (non classificato), alla dose di 150-250 ml per 10 litri di acqua, da somministrare con cura, senza bagnare con la miscela il tronco delle piante.
Bellardi M.G.
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