Chi possiede in giardino una zona soleggiata o in mezz’ombra e vuole godere fin dal mese di aprile di una variopinta fioritura di violacciocche (Matthiola incana), è bene che metta a dimora le piantine già in febbraio. In terreno fertile, leggero, preferibilmente alcalino, la crescita sarà assicurata e tante profumate spighe (racemi) bianche, gialle, cremisi, lilla, lavanda, rosa, porpora, ecc., faranno bella mostra di se svettando nelle aiuole. Stupisce, infatti, come un fiore tanto semplice e comune possa sfoggiare tanta ricchezza e personalità. Il punto debole della violacciocca è l’elevata suscettibilità alle malattie. Spesso, infatti, le radici presentano forme tumorali (dei rigonfiamenti), mentre sulle foglie si notano erosioni da minatori, marciumi, muffe grigiastre, ed altri sintomi che ne compromettono lo sviluppo. La malattia più insolita che coinvolge il fiore, e che colpisce soprattutto le varietà e gli ibridi a fiore bianco (“Princess Alice”, “Mont Blanc” “White Beach”, ecc.) è la “virescenza” dovuta a fitoplasmi. Sintomi I fitoplasmi sono dei microrganismi lontani “parenti” dei batteri, capaci di indurre marcati squilibri di tipo ormonale che si traducono in “giallumi” (ingiallimenti generalizzati della pianta), “scopazzi” (anomalo sviluppo di molte gemme ascellari con crescita eretta dei nuovi getti) e “rosettamenti” (accrescimento caratterizzato da un ridotto sviluppo degli internodi con conseguente avvicinamento delle foglie). A livello dei fiori, i fitoplasmi causano soprattutto “virescenza” e “fillodia”: i fiori appaiono di colore verde (parzialmente o nella loro totalità) e le varie parti di cui si compongono (petali, sepali, stami, ecc.) si trasformano in minuscole foglioline. Queste profonde modificazioni del fiore si notano nella violacciocca infetta. Stranamente, però, mentre le foglie si presentano normali, ossia senza “giallume”, le spighe sono più corte (“rosettate”), con pochi boccioli che, quando si schiudono, appaiono verdastri, malformati e costituiti da ammassi di tante foglioline filiformi. Cosa fare? Indubbiamente, la violacciocca ospite di fitoplasmi ha uno scarso valore decorativo ma, sfortunatamente, solamente al momento della fioritura ci si accorge dell’infezione. Ciò vuol dire che, se ci sono delle cicaline nelle aiuole, queste possono avere già provveduto a trasmettere la malattia alle piante sane circostanti, anche di altre specie. Badate, in ogni caso, di eliminare al più presto le violacciocche dai fiori verdi.

Violacciocca dai fiori verdi

BELLARDI, MARIA GRAZIA
2009

Abstract

Chi possiede in giardino una zona soleggiata o in mezz’ombra e vuole godere fin dal mese di aprile di una variopinta fioritura di violacciocche (Matthiola incana), è bene che metta a dimora le piantine già in febbraio. In terreno fertile, leggero, preferibilmente alcalino, la crescita sarà assicurata e tante profumate spighe (racemi) bianche, gialle, cremisi, lilla, lavanda, rosa, porpora, ecc., faranno bella mostra di se svettando nelle aiuole. Stupisce, infatti, come un fiore tanto semplice e comune possa sfoggiare tanta ricchezza e personalità. Il punto debole della violacciocca è l’elevata suscettibilità alle malattie. Spesso, infatti, le radici presentano forme tumorali (dei rigonfiamenti), mentre sulle foglie si notano erosioni da minatori, marciumi, muffe grigiastre, ed altri sintomi che ne compromettono lo sviluppo. La malattia più insolita che coinvolge il fiore, e che colpisce soprattutto le varietà e gli ibridi a fiore bianco (“Princess Alice”, “Mont Blanc” “White Beach”, ecc.) è la “virescenza” dovuta a fitoplasmi. Sintomi I fitoplasmi sono dei microrganismi lontani “parenti” dei batteri, capaci di indurre marcati squilibri di tipo ormonale che si traducono in “giallumi” (ingiallimenti generalizzati della pianta), “scopazzi” (anomalo sviluppo di molte gemme ascellari con crescita eretta dei nuovi getti) e “rosettamenti” (accrescimento caratterizzato da un ridotto sviluppo degli internodi con conseguente avvicinamento delle foglie). A livello dei fiori, i fitoplasmi causano soprattutto “virescenza” e “fillodia”: i fiori appaiono di colore verde (parzialmente o nella loro totalità) e le varie parti di cui si compongono (petali, sepali, stami, ecc.) si trasformano in minuscole foglioline. Queste profonde modificazioni del fiore si notano nella violacciocca infetta. Stranamente, però, mentre le foglie si presentano normali, ossia senza “giallume”, le spighe sono più corte (“rosettate”), con pochi boccioli che, quando si schiudono, appaiono verdastri, malformati e costituiti da ammassi di tante foglioline filiformi. Cosa fare? Indubbiamente, la violacciocca ospite di fitoplasmi ha uno scarso valore decorativo ma, sfortunatamente, solamente al momento della fioritura ci si accorge dell’infezione. Ciò vuol dire che, se ci sono delle cicaline nelle aiuole, queste possono avere già provveduto a trasmettere la malattia alle piante sane circostanti, anche di altre specie. Badate, in ogni caso, di eliminare al più presto le violacciocche dai fiori verdi.
2009
M.G.Bellardi
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