Il tema della giusta retribuzione è, da un po’ di tempo a questa parte, costantemente al centro dell’attenzione del dibattito politico e scientifico italiano. Attenzione più che giustificata alla luce dei dati sempre più allarmanti sulla povertà lavorativa, nonché della delicata situazione di crisi del sistema di relazioni industriali. Nasce proprio da qui la proposta di introduzione di un salario minimo legale, anche oggetto di diversi disegni di legge attualmente pendenti in Parlamento. Come noto, l’Italia è, infatti, probabilmente l’unico paese dove, in assenza tanto di una contrattazione collettiva con efficacia erga omnes, quanto di una legislazione sui minimi, la garanzia del salario minimo è rimasta principalmente affidata all’intervento del giudice. La peculiare via italiana al salario minimo ha, tuttavia, presentato, fin da subito, limiti consistenti, che nel tempo sono incrementati, tanto da metterne a repentaglio la complessiva tenuta. Ecco allora che la prospettiva di un intervento legislativo sui minimi salariali trova appeal nel quadro di contesto attuale. Un intervento che, compatibilmente ai vincoli costituzionali, potrebbe svi- lupparsi attraverso l’introduzione di un minimo salariale di legge inderogabile ed universalmente applicabile ovvero limitato soltanto ai rapporti di lavoro non coper- ti dai contratti collettivi siglati dai sindacati più rappresentativi; la fissazione dei minimi potrebbe ancora essere rimessa dal legislatore alla contrattazione collettiva di categoria mainstream. Tutte ipotesi da valutare e trattare con cautela, potendo presentare significativi effetti collaterali e causare importanti esternalità negative.

Ripensando la "via italiana" alla giusta retribuzione

emanuele menegatti
2020

Abstract

Il tema della giusta retribuzione è, da un po’ di tempo a questa parte, costantemente al centro dell’attenzione del dibattito politico e scientifico italiano. Attenzione più che giustificata alla luce dei dati sempre più allarmanti sulla povertà lavorativa, nonché della delicata situazione di crisi del sistema di relazioni industriali. Nasce proprio da qui la proposta di introduzione di un salario minimo legale, anche oggetto di diversi disegni di legge attualmente pendenti in Parlamento. Come noto, l’Italia è, infatti, probabilmente l’unico paese dove, in assenza tanto di una contrattazione collettiva con efficacia erga omnes, quanto di una legislazione sui minimi, la garanzia del salario minimo è rimasta principalmente affidata all’intervento del giudice. La peculiare via italiana al salario minimo ha, tuttavia, presentato, fin da subito, limiti consistenti, che nel tempo sono incrementati, tanto da metterne a repentaglio la complessiva tenuta. Ecco allora che la prospettiva di un intervento legislativo sui minimi salariali trova appeal nel quadro di contesto attuale. Un intervento che, compatibilmente ai vincoli costituzionali, potrebbe svi- lupparsi attraverso l’introduzione di un minimo salariale di legge inderogabile ed universalmente applicabile ovvero limitato soltanto ai rapporti di lavoro non coper- ti dai contratti collettivi siglati dai sindacati più rappresentativi; la fissazione dei minimi potrebbe ancora essere rimessa dal legislatore alla contrattazione collettiva di categoria mainstream. Tutte ipotesi da valutare e trattare con cautela, potendo presentare significativi effetti collaterali e causare importanti esternalità negative.
emanuele menegatti
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