Il mio contributo intende soffermarsi su alcune caratteristiche che connotano l’attuale sviluppo delle cosiddette piattaforme digitali, quelle forme di impresa che fanno leva sull’uso di tecnologie di informazione e comunicazione, gestione algoritmica del processo produttivo e messa a lavoro di attività perlopiù informali. Nello specifico, vorrei provare a concentrarmi su alcuni aspetti della dimensione urbana delle piattaforme digitali, provando ad abbozzare il concetto di una nuova logistica metropolitana che credo possa risultare utile anche a si occupa di studi geografici. Quello che emergerà è una potenziale ma già visibile tensione fra la città come infrastruttura (quella che i latini chiamavano urbs) e la città come corpo sociale (la civitas): lo sviluppo di un sistema di servizi, flussi e investimenti trasforma stili di vita e forme del lavoro negli spazi urbani, generando – tra i vari effetti – anche conflitti sociali e l’esercizio di un diritto alla città da parte di alcuni gruppi. L’esposizione si articolerà in quattro punti. Dapprima mi soffermerò brevemente sulla relazione tra spazi urbani e dinamiche economiche per mettere in evidenza le caratteristiche dello sviluppo di forme di cittadinanza imprenditoriale e i modi in cui è cambiata la geografia economica della città. Nella seconda parte cercherò di illustrare alcune caratteristiche della dimensione metropolitana del platform capitalism a partire da due fattori: la logistics revolution e le tecnologie di informazione e comunicazione (ICT). Queste vengono a costituire le infrastrutture di un processo produttivo che assume la città come suo spazio di produzione e consumo diffuso, reticolare, fluido e al cui interno reale e digitale si confondono fino a diventare una cosa sola. Nella terza parte invece prenderò in considerazione il modo in cui i soggetti urbani sono ‚catturati‛ all’interno delle maglie delle piattaforme digitali, trasformandosi da semplici utenti a produttori. La mia impressione è che la vecchia distinzione fra privatizzazioni e urban commons si stia trasformando in una tensione su chi decide nei processi organizzativi interna alle stesse forme di cooperazione. In conclusione, mi soffermerò su alcune forme di protesta e contrapposizione che si sono generate all’interno delle città nei confronti degli effetti infrastrutturali e sociali delle piattaforme digitali. Da una parte, si possono individuare tentativi di legislazione locale volti a regolamentare e gestire l’espansività delle economie di condivisione o dei ‚lavoretti‛. Dall’altra, alcuni gruppi sociali stanno sperimentando forme di auto-organizzazione e sindacalizzazione che investono i loro rapporti diretti con le piattaforme – come nel caso dei riders dei sevizi di consegna pasti a domicilio.

Gig economy, piattaforme digitali e nuova logistica metropolitana

Maurilio Pirone
2019

Abstract

Il mio contributo intende soffermarsi su alcune caratteristiche che connotano l’attuale sviluppo delle cosiddette piattaforme digitali, quelle forme di impresa che fanno leva sull’uso di tecnologie di informazione e comunicazione, gestione algoritmica del processo produttivo e messa a lavoro di attività perlopiù informali. Nello specifico, vorrei provare a concentrarmi su alcuni aspetti della dimensione urbana delle piattaforme digitali, provando ad abbozzare il concetto di una nuova logistica metropolitana che credo possa risultare utile anche a si occupa di studi geografici. Quello che emergerà è una potenziale ma già visibile tensione fra la città come infrastruttura (quella che i latini chiamavano urbs) e la città come corpo sociale (la civitas): lo sviluppo di un sistema di servizi, flussi e investimenti trasforma stili di vita e forme del lavoro negli spazi urbani, generando – tra i vari effetti – anche conflitti sociali e l’esercizio di un diritto alla città da parte di alcuni gruppi. L’esposizione si articolerà in quattro punti. Dapprima mi soffermerò brevemente sulla relazione tra spazi urbani e dinamiche economiche per mettere in evidenza le caratteristiche dello sviluppo di forme di cittadinanza imprenditoriale e i modi in cui è cambiata la geografia economica della città. Nella seconda parte cercherò di illustrare alcune caratteristiche della dimensione metropolitana del platform capitalism a partire da due fattori: la logistics revolution e le tecnologie di informazione e comunicazione (ICT). Queste vengono a costituire le infrastrutture di un processo produttivo che assume la città come suo spazio di produzione e consumo diffuso, reticolare, fluido e al cui interno reale e digitale si confondono fino a diventare una cosa sola. Nella terza parte invece prenderò in considerazione il modo in cui i soggetti urbani sono ‚catturati‛ all’interno delle maglie delle piattaforme digitali, trasformandosi da semplici utenti a produttori. La mia impressione è che la vecchia distinzione fra privatizzazioni e urban commons si stia trasformando in una tensione su chi decide nei processi organizzativi interna alle stesse forme di cooperazione. In conclusione, mi soffermerò su alcune forme di protesta e contrapposizione che si sono generate all’interno delle città nei confronti degli effetti infrastrutturali e sociali delle piattaforme digitali. Da una parte, si possono individuare tentativi di legislazione locale volti a regolamentare e gestire l’espansività delle economie di condivisione o dei ‚lavoretti‛. Dall’altra, alcuni gruppi sociali stanno sperimentando forme di auto-organizzazione e sindacalizzazione che investono i loro rapporti diretti con le piattaforme – come nel caso dei riders dei sevizi di consegna pasti a domicilio.
L'apporto della geografia tra rivoluzioni e riforme
3347
3354
Maurilio Pirone
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