Essere maschio o femmina, come identità socialmente e culturalmente costruita, deve fare i conti con le stratificazioni tra queste vecchie e nuove narrazioni, nonché silenzi, impregnati spesso di stereotipi che sfociano in pregiudizi e sessismi, per proporre nuove contro-narrazioni, visioni. I processi formativi e educativi possono essere promotori di sguardi nuovi su strumenti, linguaggi, contesti che ci appartengono da sempre, come chiavi per promuovere una cultura di genere che sappia valorizzare le differenze come diritto e non come elementi discriminanti. Il teatro, lo sport, i racconti, la scuola: diventano i luoghi privilegiati, per le infanzie, in cui poter promuovere una consapevolezza critica, una cultura del rispetto dell’alterità e della possibilità di essere bambine e bambini superando le gabbie di pregiudizi e confusi luoghi comuni costruiti dal mondo adulto. Per compiere questo cambio di paradigma è necessario accogliere la sfida di un cambio di prospettiva, in cui – quella di genere – diventa una prospettiva trasversale agli ambiti dell’educazione e alle discipline scolastiche, e soprattutto diventa la prospettiva attraverso cui ripensarsi come adulti competenti e responsabili dei processi educativi.

Educazione di genere

Rosy Nardone;Federica Zanetti
2019

Abstract

Essere maschio o femmina, come identità socialmente e culturalmente costruita, deve fare i conti con le stratificazioni tra queste vecchie e nuove narrazioni, nonché silenzi, impregnati spesso di stereotipi che sfociano in pregiudizi e sessismi, per proporre nuove contro-narrazioni, visioni. I processi formativi e educativi possono essere promotori di sguardi nuovi su strumenti, linguaggi, contesti che ci appartengono da sempre, come chiavi per promuovere una cultura di genere che sappia valorizzare le differenze come diritto e non come elementi discriminanti. Il teatro, lo sport, i racconti, la scuola: diventano i luoghi privilegiati, per le infanzie, in cui poter promuovere una consapevolezza critica, una cultura del rispetto dell’alterità e della possibilità di essere bambine e bambini superando le gabbie di pregiudizi e confusi luoghi comuni costruiti dal mondo adulto. Per compiere questo cambio di paradigma è necessario accogliere la sfida di un cambio di prospettiva, in cui – quella di genere – diventa una prospettiva trasversale agli ambiti dell’educazione e alle discipline scolastiche, e soprattutto diventa la prospettiva attraverso cui ripensarsi come adulti competenti e responsabili dei processi educativi.
Rosy Nardone; Federica Zanetti
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