Nel saggio Spartakus. Simbologia della rivolta (pubblicato postumo nel 2000), il mitologo Furio Jesi ribaltava la classica svalutazione marxista della rivolta in subordine alla rivoluzione, descrivendo simboli e mitologemi che agiscono nei tentativi di rovesciamento del potere costituito. Jesi analizzava le componenti simboliche decantate in una situazione storicamente determinata - l’insurrezione spartachista fallita a Berlino nel 1919 - ma, riconoscendo la natura di epifania mitica dei tentativi insurrezionali, offriva spunti per l’analisi simbolica della rivolta che si prestano anche alle rappresentazioni artistiche. Una componente significativa è la demonizzazione del nemico. La raffigurazione orrorifica dei depositari del potere contro cui si combatte è per Jesi uno dei principali errori strategici commessi dai rivoltosi, poiché offusca la valutazione dei rapporti di forza e attribuisce al nemico un potere cui non si può che rispondere col sacrificio umano, votandosi ineludibilmente alla sconfitta. Un esempio di questa simbologia nella letteratura contemporanea è patente nel romanzo storico Qdi Luther Blissett (1999), ambientato nel Cinquecento delle rivolte contadine ed ereticali. In particolare si presta come case study l’episodio della rivolta della cittadina tedesca di Münster, dalla quale gli eretici anabattisti scacciano il vescovo-principe cattolico Von Waldeck. La liberazione si tramuterà però in una spietata dittatura teocratica, che demonizza l’alterità costruendo il mito di un mostruoso nemico interno da debellare. Verrà affrettato così il fallimento della rivolta e la repressione vescovile. Si cercherà dunque di applicare la riflessione di Jesi al romanzo, per comprendere come proprio la rappresentazione orrorifica del nemico sia la chiave di volta della vicenda münsterita. Nel momento in cui si segregano i nemici della comunità in rivolta dipingendoli come dei mostri, il mito di emancipazione che ha guidato l’insurrezione si sclerotizza in una narrazione identitaria non più inclusiva ma xenofoba. Questa degenerazione dell’epifania mitica segna ineluttabilmente il destino di sconfitta della rivolta.

«Il padre separa il grano dalla pula». La rappresentazione orrorifica del Nemico nella rivolta di Münster in Q, di Luther Blissett

Beniamino Della Gala
2019

Abstract

Nel saggio Spartakus. Simbologia della rivolta (pubblicato postumo nel 2000), il mitologo Furio Jesi ribaltava la classica svalutazione marxista della rivolta in subordine alla rivoluzione, descrivendo simboli e mitologemi che agiscono nei tentativi di rovesciamento del potere costituito. Jesi analizzava le componenti simboliche decantate in una situazione storicamente determinata - l’insurrezione spartachista fallita a Berlino nel 1919 - ma, riconoscendo la natura di epifania mitica dei tentativi insurrezionali, offriva spunti per l’analisi simbolica della rivolta che si prestano anche alle rappresentazioni artistiche. Una componente significativa è la demonizzazione del nemico. La raffigurazione orrorifica dei depositari del potere contro cui si combatte è per Jesi uno dei principali errori strategici commessi dai rivoltosi, poiché offusca la valutazione dei rapporti di forza e attribuisce al nemico un potere cui non si può che rispondere col sacrificio umano, votandosi ineludibilmente alla sconfitta. Un esempio di questa simbologia nella letteratura contemporanea è patente nel romanzo storico Qdi Luther Blissett (1999), ambientato nel Cinquecento delle rivolte contadine ed ereticali. In particolare si presta come case study l’episodio della rivolta della cittadina tedesca di Münster, dalla quale gli eretici anabattisti scacciano il vescovo-principe cattolico Von Waldeck. La liberazione si tramuterà però in una spietata dittatura teocratica, che demonizza l’alterità costruendo il mito di un mostruoso nemico interno da debellare. Verrà affrettato così il fallimento della rivolta e la repressione vescovile. Si cercherà dunque di applicare la riflessione di Jesi al romanzo, per comprendere come proprio la rappresentazione orrorifica del nemico sia la chiave di volta della vicenda münsterita. Nel momento in cui si segregano i nemici della comunità in rivolta dipingendoli come dei mostri, il mito di emancipazione che ha guidato l’insurrezione si sclerotizza in una narrazione identitaria non più inclusiva ma xenofoba. Questa degenerazione dell’epifania mitica segna ineluttabilmente il destino di sconfitta della rivolta.
Il Mito del Nemico. Identità,alterità e loro rappresentazioni
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Beniamino Della Gala
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