This paper aims at offering a geocritical exploration of cinema starting from The Black Dahlia (Brian De Palma, 2006) and retracing the tradition of the noir film genre, taking into consideration the peculiar relations between this genre and “real” spaces and geographies. The question of Hollywood cinema representing Hollywood itself (and Los Angeles) will be considered in order to verify a fundamental difference between how “disturbing spaces” are constructed in cinema and in literature. While the geocritical approach to the study of literature usually maintains that similar “interfering” spaces are (de)constructed through “heterotopic” strategies, the case of noir film genre shows how cinema – a very singular locative medium – can effectively rely on “homotopic” strategies, instead.

In questo articolo si propone una riflessione geocritica sul cinema a partire da Black Dahlia (Id., 2006) di Brian De Palma, attraversando la tradizione del film noir e considerando la particolare relazione di questo genere con spazi e geografie “reali”. È affrontata nello specifico la questione della rappresentazione di Hollywood (e di Los Angeles) nei film (noir) hollywoodiani, allo scopo di verificare una differenza fondamentale, per quanto certo non l’unica, nella costruzione degli “spazi disturbanti” tra racconto cinematografico e racconto letterario. Mentre la geocritica letteraria solitamente ripete che simili spazi “interferenti” sono (de)costruiti seguendo strategie “eterotopiche”, il caso del film noir mostra come il cinema – un locative medium del tutto singolare – possa semmai praticare più efficacemente l’opposta strategia “omotopica”.

Interferenza omotopica e locational imaging noir. Una riflessione geocritica sugli spazi disturbanti nel cinema a partire da Black Dahlia

Giorgio Avezzù
2019

Abstract

In questo articolo si propone una riflessione geocritica sul cinema a partire da Black Dahlia (Id., 2006) di Brian De Palma, attraversando la tradizione del film noir e considerando la particolare relazione di questo genere con spazi e geografie “reali”. È affrontata nello specifico la questione della rappresentazione di Hollywood (e di Los Angeles) nei film (noir) hollywoodiani, allo scopo di verificare una differenza fondamentale, per quanto certo non l’unica, nella costruzione degli “spazi disturbanti” tra racconto cinematografico e racconto letterario. Mentre la geocritica letteraria solitamente ripete che simili spazi “interferenti” sono (de)costruiti seguendo strategie “eterotopiche”, il caso del film noir mostra come il cinema – un locative medium del tutto singolare – possa semmai praticare più efficacemente l’opposta strategia “omotopica”.
Giorgio Avezzù
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