Il contributo è incentrato sulla genesi e sugli sviluppi dell’idea moderna di enciclopedia a partire dal XV secolo, consentendo di cogliere in modo più netto le novità introdotte da Chambers prima e da Diderot poi. Non solo lo strumento enciclopedia cessa di nuovo, come nel Quattrocento, di assolvere al compito di cursus studiorum, ma fa a meno anche di quell’assetto disciplinare più o meno rigido che aveva assunto con la tradizione ramista prima e con Alsted poi. La rivoluzione alfabetica per un verso e l’amplissimo spazio accordato allo studio della natura, alle arti meccaniche e ai mestieri, erano accompagnate dall’esigenza di ristabilire un rapporto rigoroso tra verba e res, dettata tanto da istanze etiche quanto dal rapporto sempre più stretto che si stabiliva tra gli sviluppi della scienza sperimentale e dai suoi rapporti con le arti e con le tecniche. L’istanza etica era quella veicolata da una cultura laica che affidava al sapere il compito di liberare l’uomo dai fantasmi della superstizione e del pregiudizio, di rendere operanti i diritti naturali e civili maturati nel corso della gloriosa rivoluzione, di affrancare progressivamente gli uomini e le società dal dispotismo, affermare i principi della tolleranza civile e religiosa, consentire alla ragione la fuoriuscita dal suo stato di minorità. Quella scientifica e tecnica riportava in primo piano il ruolo che la scienza sperimentale e le arti meccaniche avevano assunto nel risveglio economico e civile dell’Europa nella prima metà del XVIII secolo. Entrambe rimettevano in gioco due caratteri acquisiti dall’enciclopedismo nel corso del tempo, ovvero quello del sapere come fattore redentore e liberatore dell’uomo dalle antiche condanne bibliche che era stato così caro ai millenaristi da Bacone a Newton passando per Campanella, Alsted e Comenio e quello dell’individuazione del lettore come referente unico di un’opera che metteva tutte le conoscenze a disposizione di tutti, come aveva dichiarato Plinio nella sua Naturalis Historia e come avevano ripetuto Campanella e Comenio. Di qui la fortuna , del tutto sconosciuta nel passato, anche recente, che ebbero nel secolo XVIII opere di compilazione generale, quali soprattutto dizionari ed enciclopedie le quali, anche per tutte queste ragioni, abbandonarono il vecchio ordine disciplinare in favore di quello alfabetico, configurandosi come il circuito più fitto e più esteso in ordine alla circolazione delle conoscenze e interessando tutti i ceti alfabetizzati d’Europa.

Percorsi dell'enciclopedismo tra XV e XVIII secolo

TEGA, WALTER
2008

Abstract

Il contributo è incentrato sulla genesi e sugli sviluppi dell’idea moderna di enciclopedia a partire dal XV secolo, consentendo di cogliere in modo più netto le novità introdotte da Chambers prima e da Diderot poi. Non solo lo strumento enciclopedia cessa di nuovo, come nel Quattrocento, di assolvere al compito di cursus studiorum, ma fa a meno anche di quell’assetto disciplinare più o meno rigido che aveva assunto con la tradizione ramista prima e con Alsted poi. La rivoluzione alfabetica per un verso e l’amplissimo spazio accordato allo studio della natura, alle arti meccaniche e ai mestieri, erano accompagnate dall’esigenza di ristabilire un rapporto rigoroso tra verba e res, dettata tanto da istanze etiche quanto dal rapporto sempre più stretto che si stabiliva tra gli sviluppi della scienza sperimentale e dai suoi rapporti con le arti e con le tecniche. L’istanza etica era quella veicolata da una cultura laica che affidava al sapere il compito di liberare l’uomo dai fantasmi della superstizione e del pregiudizio, di rendere operanti i diritti naturali e civili maturati nel corso della gloriosa rivoluzione, di affrancare progressivamente gli uomini e le società dal dispotismo, affermare i principi della tolleranza civile e religiosa, consentire alla ragione la fuoriuscita dal suo stato di minorità. Quella scientifica e tecnica riportava in primo piano il ruolo che la scienza sperimentale e le arti meccaniche avevano assunto nel risveglio economico e civile dell’Europa nella prima metà del XVIII secolo. Entrambe rimettevano in gioco due caratteri acquisiti dall’enciclopedismo nel corso del tempo, ovvero quello del sapere come fattore redentore e liberatore dell’uomo dalle antiche condanne bibliche che era stato così caro ai millenaristi da Bacone a Newton passando per Campanella, Alsted e Comenio e quello dell’individuazione del lettore come referente unico di un’opera che metteva tutte le conoscenze a disposizione di tutti, come aveva dichiarato Plinio nella sua Naturalis Historia e come avevano ripetuto Campanella e Comenio. Di qui la fortuna , del tutto sconosciuta nel passato, anche recente, che ebbero nel secolo XVIII opere di compilazione generale, quali soprattutto dizionari ed enciclopedie le quali, anche per tutte queste ragioni, abbandonarono il vecchio ordine disciplinare in favore di quello alfabetico, configurandosi come il circuito più fitto e più esteso in ordine alla circolazione delle conoscenze e interessando tutti i ceti alfabetizzati d’Europa.
2008
Enciclopedie ed enciclopedismi nell'età moderna e contemporanea
11
54
W. Tega
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