L’articolo affronta lo studio sistematico dei fregi dei due ambienti decorati al piano nobile di palazzo Leoni a Bologna. A lungo attribuiti a Nicolò dell’Abate sulla base di fonti antiche ma di fatto non studiati in età contemporanea perché inaccessibili, i due fregi illustrano importanti passi dell’Eneide, il poema virgiliano. L’articolo prende in esame i fregi dal punto di vista della cornice decorativa, dimostrando quanto debbano all’opera di Nicolò dell’Abate in palazzo Poggi, e come si inseriscano nella tradizione più alta del fregio cinquecentesco a Bologna, che conduce alle opere dei Carracci, in particolare in palazzo Fava. Attraverso lo studio sia della cornice che delle scene narrative, basato su puntuali confronti stilistici (in particolare con opere certe quali il fregio di palazzo Vizzani a Bologna e la cappella Malvasia in San Giacomo Maggiore), lo studio attribuisce i fregi al bolognese Lorenzo Sabatini e ne propone la datazione alla metà degli anni Cinquanta del secolo. Infine, sempre tenendo presente il panorama cittadino ma anche il contesto più generale della ricezione dell’Eneide in Italia, propone un’interpretazione del significato degli affreschi, sottolineando la lettura del poema che si ricava dall’adozione dei temi nei due ambienti (caduta di Troia, amore di Enea e Didone), dalle scelte e dalle esclusioni di singoli episodi, dal modo in cui le diverse scene sono dipinte.

I fregi dipinti in palazzo Leoni. Lorenzo Sabatini e il mito di Enea nella Bologna del Cinquecento

sonia cavicchioli
2019

Abstract

L’articolo affronta lo studio sistematico dei fregi dei due ambienti decorati al piano nobile di palazzo Leoni a Bologna. A lungo attribuiti a Nicolò dell’Abate sulla base di fonti antiche ma di fatto non studiati in età contemporanea perché inaccessibili, i due fregi illustrano importanti passi dell’Eneide, il poema virgiliano. L’articolo prende in esame i fregi dal punto di vista della cornice decorativa, dimostrando quanto debbano all’opera di Nicolò dell’Abate in palazzo Poggi, e come si inseriscano nella tradizione più alta del fregio cinquecentesco a Bologna, che conduce alle opere dei Carracci, in particolare in palazzo Fava. Attraverso lo studio sia della cornice che delle scene narrative, basato su puntuali confronti stilistici (in particolare con opere certe quali il fregio di palazzo Vizzani a Bologna e la cappella Malvasia in San Giacomo Maggiore), lo studio attribuisce i fregi al bolognese Lorenzo Sabatini e ne propone la datazione alla metà degli anni Cinquanta del secolo. Infine, sempre tenendo presente il panorama cittadino ma anche il contesto più generale della ricezione dell’Eneide in Italia, propone un’interpretazione del significato degli affreschi, sottolineando la lettura del poema che si ricava dall’adozione dei temi nei due ambienti (caduta di Troia, amore di Enea e Didone), dalle scelte e dalle esclusioni di singoli episodi, dal modo in cui le diverse scene sono dipinte.
sonia cavicchioli
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11585/721955
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