Nelle brevi pagine che seguiranno si analizza il materiale prodotto durante una ricerca etnografica a Napoli, attraverso la categoria di squilibrio, non tanto nella sua accezione di mancanza di equilibrio, quanto piuttosto nei termini della sproporzione. Una sproporzione, quella di cui si discute, che si manifesta secondo traiettorie differenti, accomunate dal fatto di trovare le proprie radici nella tensione costante tra un dentro e un fuori. Un dentro e un fuori del ricercatore rispetto al proprio campo, certamente, ma anche un dentro e un fuori delle narrazioni e delle temporalità di un luogo. Una tensione proficua, quella tra un dedans e un dehors, poiché capace di mettere in luce un divario altrimenti invisibile. È attraverso questa dialettica, infatti, che l’idea stessa che vi siano delle sproporzioni può prendere corpo. Degli squilibri, che toccano tanto le rappresentazioni dello spazio, quanto quelle del tempo e che si formano anche attraverso la figura dell’etnografo, che con la sua ricerca e presenza continua a tenere in tensione un dentro e un fuori al proprio campo.

La sproporzione come rottura comunicativa

Carolina Mudan Marelli
2015

Abstract

Nelle brevi pagine che seguiranno si analizza il materiale prodotto durante una ricerca etnografica a Napoli, attraverso la categoria di squilibrio, non tanto nella sua accezione di mancanza di equilibrio, quanto piuttosto nei termini della sproporzione. Una sproporzione, quella di cui si discute, che si manifesta secondo traiettorie differenti, accomunate dal fatto di trovare le proprie radici nella tensione costante tra un dentro e un fuori. Un dentro e un fuori del ricercatore rispetto al proprio campo, certamente, ma anche un dentro e un fuori delle narrazioni e delle temporalità di un luogo. Una tensione proficua, quella tra un dedans e un dehors, poiché capace di mettere in luce un divario altrimenti invisibile. È attraverso questa dialettica, infatti, che l’idea stessa che vi siano delle sproporzioni può prendere corpo. Degli squilibri, che toccano tanto le rappresentazioni dello spazio, quanto quelle del tempo e che si formano anche attraverso la figura dell’etnografo, che con la sua ricerca e presenza continua a tenere in tensione un dentro e un fuori al proprio campo.
Carolina Mudan Marelli
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