L'articolo esprime la consapevolezza che gli intellettuali come Bobbio agiscono a tre livelli: come studiosi alla ricerca della verità, come soggetti politici che cercano di ricondurre il vero al giusto, e come individui dotati di senso etico e alla ricerca del bello oltre che del giusto. Come scrive Immanuel Wallerstein in La retorica del potere, non è facile separare le tre figure e i loro compiti (analitico, politico e morale), né muoversi disinvoltamente tra questi tre livelli - e non è un caso che, in un saggio del 1993 intitolato Il dubbio e la scelta, Bobbio abbia sentito la necessità di parlare del ruolo dell'intellettuale e dei suoi rapporti col potere. È certo inoltre che, se i tre compiti non possono essere semplicemente fusi, non possono essere nemmeno disgiunti. La domanda è dunque: vi è qualcosa di specifico nel ruolo degli intellettuali? Sì: applicare la conoscenza individuale dell'intellettuale alla comprensione storica dell'epoca in cui si trova. Per questo occorre evitare l'errore insito in due atteggiamenti tipici degli intellettuali liberali (europei) - atteggiamenti collegati, forse anche complementari, ma entrambi da rigettare -: la tentazione di separare la storia dai suoi prodotti (sotto forma di idee, concetti, teorie) occultando i contenuti contestuali che essi racchiudono; e la tentazione di produrre una storia che separa il contenuto di una dottrina dai suoi effetti, evitando di riferire questi a quella. Il primo è l'errore tipico dell'intellettuale accademico portato ad attribuire a ciò che è un puro prodotto di circostanze storiche e sociali determinate un carattere surrettizio di oggettività e universalità, giustificando forme di arroganza politica. L'altro è invece l'errore dell'intellettuale che, rispondendo all'appello dell'autorità che lo vuole come "esperto", viene meno all'etica propria del suo ruolo rendendosi responsabile di un arretramento nella teorizzazione delle norme morali e giuridiche di una società.

Norberto Bobbio: L'intellettuale e la storia

VIDA, SILVIA
2009

Abstract

L'articolo esprime la consapevolezza che gli intellettuali come Bobbio agiscono a tre livelli: come studiosi alla ricerca della verità, come soggetti politici che cercano di ricondurre il vero al giusto, e come individui dotati di senso etico e alla ricerca del bello oltre che del giusto. Come scrive Immanuel Wallerstein in La retorica del potere, non è facile separare le tre figure e i loro compiti (analitico, politico e morale), né muoversi disinvoltamente tra questi tre livelli - e non è un caso che, in un saggio del 1993 intitolato Il dubbio e la scelta, Bobbio abbia sentito la necessità di parlare del ruolo dell'intellettuale e dei suoi rapporti col potere. È certo inoltre che, se i tre compiti non possono essere semplicemente fusi, non possono essere nemmeno disgiunti. La domanda è dunque: vi è qualcosa di specifico nel ruolo degli intellettuali? Sì: applicare la conoscenza individuale dell'intellettuale alla comprensione storica dell'epoca in cui si trova. Per questo occorre evitare l'errore insito in due atteggiamenti tipici degli intellettuali liberali (europei) - atteggiamenti collegati, forse anche complementari, ma entrambi da rigettare -: la tentazione di separare la storia dai suoi prodotti (sotto forma di idee, concetti, teorie) occultando i contenuti contestuali che essi racchiudono; e la tentazione di produrre una storia che separa il contenuto di una dottrina dai suoi effetti, evitando di riferire questi a quella. Il primo è l'errore tipico dell'intellettuale accademico portato ad attribuire a ciò che è un puro prodotto di circostanze storiche e sociali determinate un carattere surrettizio di oggettività e universalità, giustificando forme di arroganza politica. L'altro è invece l'errore dell'intellettuale che, rispondendo all'appello dell'autorità che lo vuole come "esperto", viene meno all'etica propria del suo ruolo rendendosi responsabile di un arretramento nella teorizzazione delle norme morali e giuridiche di una società.
S. Vida
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