Le teorie della progettazione architettonica urbana hanno espresso in più occasioni un autorevolissimo e condiviso giudizio, più o meno diretto, esplicito e dichiarato da storici e da progettisti, per i quali la categoria del “pittoresco” è all’origine dell’idea di città contemporanea. Il suo impulso al decorso formativo della città attuale trova riscontri ai quali è impossibile sottrarsi prima di iniziare a narrarne lo sviluppo. In una serie di saggi pubblicati da Nikolaus Pevsner nell’immediato dopoguerra, l’attenzione è indirizzata all’esplorazione del genere pittoresco e ai suoi protagonisti, pionieri dei pionieri dell’architettura moderna: Richard Payne Knight, Uvedale Price, Humphry Repton, Karl Friedrich Schinkel . Il discorso storiografico di Pevsner approfondisce le problematiche del visual planning e quasi tutti i suoi articoli sono ospitati sulle pagine di ‹‹The Architectural Review›› che in quegli stessi anni, analizzando la storia del paesaggio inglese, tentava di orientare la pianificazione urbana occidentale verso una direzione interessata alle interazioni tra città e natura. Reyner Banham sin dall’introduzione dell’Architettura della prima età della macchina riconosce il contributo fondamentale di Auguste Choisy alla modernità architettonica, dedicando allo studioso francese l’intero secondo capitolo del libro, dove si sottolinea il lavoro di affinamento dei fattori strategici della composizione pittoresca, intesa “nel senso più stretto, non in quello ormai svuotato delle cartoline illustrate” . Il riesame del gusto pittoresco si stringe velocemente intorno alla critica e al disegno della città: nel teorizzare la crisi della disciplina, Manfredo Tafuri si sofferma sulle “formulazioni figurative sempre più rivolte a sostituire immagini al rigoroso ‹‹costruirsi della forma››, da cui avevano preso le mosse i movimenti di avanguardia” . La destabilizzazione individuata da Tafuri si dipana prevalentemente nelle vicende disciplinari post-belliche, ma le sue radici si interranno molto più profondamente nella storia. A tale “eclissi” Tafuri riconduce il “superamento dell’arte” come una delle cause dominanti, ricongiungendosi alle mutazioni a cui è soggetto il termine stesso di “architettura” in atto nel Settecento: nel secolo dei lumi, “l’architettura scopre di non poter più ricercare le proprie ragioni solo in se stessa” rifugiandosi in altri ambiti come accadrà per le elaborazioni sul giardino in Inghilterra, “al contrapporsi di estetica del ‹‹Pittoresco›› e di estetica del ‹‹Sublime››, all’Architecture del Ledoux… [al] Puro Visibilismo” . A contaminare i dettami e i codici dell’architettura accademica concorrono elementi connessi alla sensazione, all’immaginazione, alle operazioni di traduzione “del concetto di picturesque” in esercizi progettuali fortemente relazionati alla natura. L’estetica del pittoresco, secondo Tafuri, è il timone delle teorie del disegno della città borghese e dell’organizzazione urbana che, mediante l’abate Laugier, Alexander Cozens, Robert Castell, si fonda su l’antigrazioso e l’antiprospettico, sull’irrazionale e sull’empirismo.

Artful Confusion

AGNOLETTO, MATTEO
2006

Abstract

Le teorie della progettazione architettonica urbana hanno espresso in più occasioni un autorevolissimo e condiviso giudizio, più o meno diretto, esplicito e dichiarato da storici e da progettisti, per i quali la categoria del “pittoresco” è all’origine dell’idea di città contemporanea. Il suo impulso al decorso formativo della città attuale trova riscontri ai quali è impossibile sottrarsi prima di iniziare a narrarne lo sviluppo. In una serie di saggi pubblicati da Nikolaus Pevsner nell’immediato dopoguerra, l’attenzione è indirizzata all’esplorazione del genere pittoresco e ai suoi protagonisti, pionieri dei pionieri dell’architettura moderna: Richard Payne Knight, Uvedale Price, Humphry Repton, Karl Friedrich Schinkel . Il discorso storiografico di Pevsner approfondisce le problematiche del visual planning e quasi tutti i suoi articoli sono ospitati sulle pagine di ‹‹The Architectural Review›› che in quegli stessi anni, analizzando la storia del paesaggio inglese, tentava di orientare la pianificazione urbana occidentale verso una direzione interessata alle interazioni tra città e natura. Reyner Banham sin dall’introduzione dell’Architettura della prima età della macchina riconosce il contributo fondamentale di Auguste Choisy alla modernità architettonica, dedicando allo studioso francese l’intero secondo capitolo del libro, dove si sottolinea il lavoro di affinamento dei fattori strategici della composizione pittoresca, intesa “nel senso più stretto, non in quello ormai svuotato delle cartoline illustrate” . Il riesame del gusto pittoresco si stringe velocemente intorno alla critica e al disegno della città: nel teorizzare la crisi della disciplina, Manfredo Tafuri si sofferma sulle “formulazioni figurative sempre più rivolte a sostituire immagini al rigoroso ‹‹costruirsi della forma››, da cui avevano preso le mosse i movimenti di avanguardia” . La destabilizzazione individuata da Tafuri si dipana prevalentemente nelle vicende disciplinari post-belliche, ma le sue radici si interranno molto più profondamente nella storia. A tale “eclissi” Tafuri riconduce il “superamento dell’arte” come una delle cause dominanti, ricongiungendosi alle mutazioni a cui è soggetto il termine stesso di “architettura” in atto nel Settecento: nel secolo dei lumi, “l’architettura scopre di non poter più ricercare le proprie ragioni solo in se stessa” rifugiandosi in altri ambiti come accadrà per le elaborazioni sul giardino in Inghilterra, “al contrapporsi di estetica del ‹‹Pittoresco›› e di estetica del ‹‹Sublime››, all’Architecture del Ledoux… [al] Puro Visibilismo” . A contaminare i dettami e i codici dell’architettura accademica concorrono elementi connessi alla sensazione, all’immaginazione, alle operazioni di traduzione “del concetto di picturesque” in esercizi progettuali fortemente relazionati alla natura. L’estetica del pittoresco, secondo Tafuri, è il timone delle teorie del disegno della città borghese e dell’organizzazione urbana che, mediante l’abate Laugier, Alexander Cozens, Robert Castell, si fonda su l’antigrazioso e l’antiprospettico, sull’irrazionale e sull’empirismo.
M. Agnoletto
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