Il capitolo di Carlo Mazzaferro fa il punto sulle principali novità che hanno riguardato il sistema pensionistico. Sotto il profilo della sua sostenibilità, il rapporto della spesa per pensioni sul Pil sembra aver arrestato la corsa dopo la forte crescita negli anni della grande recessione. Questo andamento è spiegato sia dalla modesta ripresa del numeratore, sia dall’esplicarsi degli effetti di risparmio incorporati nella riforma Monti-Fornero. Riguardo al secondo effetto l’orientamento dell’esecutivo è stato sostanzialmente quello di confermare nella sostanza la loro dinamica. È stato così per la sentenza della Corte costituzionale di giugno 2015, relativa al mancato adeguamento all’inflazione delle pensioni di importo superiore a tre volte il minimo e più in generale questo sembra l’orientamento riguardo al tema della flessibilità in uscita. Se da un lato la questione degli esodati sembra aver trovato una sua sistemazione normativa con annessi costi finanziari e distributivi, dall’altro gli interventi messi in campo nella legge di stabilità per il 2016 non sembrano in grado di fornire una risposta adeguata alle attese di coloro che ritengono opportuno un ammorbidimento delle norme relative all’uscita per pensionamento dal mercato del lavoro, sia per venire incontro alle eventuali esigenze dei lavoratori, sia per fare fronte alle deludenti performance dell’economia italiana in questa lunga fase di recessione. Le recenti proposte relative alla costituzione di un mercato per il finanziamento dell’anticipo pensionistico, peraltro riservato ad un numero ridotto di generazioni, suggeriscono che in tema di pensioni gli aggiustamenti nel prossimo anno finanziario non potranno che essere minimi e a costi ridotti per il bilancio pubblico.

Previdenza, l’anno della flessibilità / Mazzaferro. - STAMPA. - (2016), pp. 64-89. [10.1401/9788815329288/c3]

Previdenza, l’anno della flessibilità

Mazzaferro
2016

Abstract

Il capitolo di Carlo Mazzaferro fa il punto sulle principali novità che hanno riguardato il sistema pensionistico. Sotto il profilo della sua sostenibilità, il rapporto della spesa per pensioni sul Pil sembra aver arrestato la corsa dopo la forte crescita negli anni della grande recessione. Questo andamento è spiegato sia dalla modesta ripresa del numeratore, sia dall’esplicarsi degli effetti di risparmio incorporati nella riforma Monti-Fornero. Riguardo al secondo effetto l’orientamento dell’esecutivo è stato sostanzialmente quello di confermare nella sostanza la loro dinamica. È stato così per la sentenza della Corte costituzionale di giugno 2015, relativa al mancato adeguamento all’inflazione delle pensioni di importo superiore a tre volte il minimo e più in generale questo sembra l’orientamento riguardo al tema della flessibilità in uscita. Se da un lato la questione degli esodati sembra aver trovato una sua sistemazione normativa con annessi costi finanziari e distributivi, dall’altro gli interventi messi in campo nella legge di stabilità per il 2016 non sembrano in grado di fornire una risposta adeguata alle attese di coloro che ritengono opportuno un ammorbidimento delle norme relative all’uscita per pensionamento dal mercato del lavoro, sia per venire incontro alle eventuali esigenze dei lavoratori, sia per fare fronte alle deludenti performance dell’economia italiana in questa lunga fase di recessione. Le recenti proposte relative alla costituzione di un mercato per il finanziamento dell’anticipo pensionistico, peraltro riservato ad un numero ridotto di generazioni, suggeriscono che in tema di pensioni gli aggiustamenti nel prossimo anno finanziario non potranno che essere minimi e a costi ridotti per il bilancio pubblico.
2016
La finanza pubblica italiana. Rapporto 2016
64
89
Previdenza, l’anno della flessibilità / Mazzaferro. - STAMPA. - (2016), pp. 64-89. [10.1401/9788815329288/c3]
Mazzaferro
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