La città che nasce come spazio pubblico, che dà senso e scansione al privato, viene oggi ad essere sostituita da un’altra città fatta apposta per il consumo. Che si tratti del panorama fisico (cityscape) o culturale (mindscape), l’ “acquistosfera” ha ormai invaso ogni angolo della città contemporanea. Al contempo, ai bordi della città vecchia prendono il sopravvento i grandi centri commerciali, che ne ridisegnano il territorio. Al punto che, scrive Amendola, “Lo shopping mall è centrale per la sua tendenza a distruggere la città vera – la strada simulata ad aria condizionata si sostituisce a quella vera – e per proporsi come il modello ideale di qualsiasi spazio pubblico della città” . Ciò comporta l’impossibilità, oggi, di sovrapporre la mappa della città al territorio che si estende lungo l’asse tradizionale centro-periferia. Dove il centro dovrebbe coincidere con la piazza, luogo di incontro ed espressione di volontà civiche, e la periferia con le aree industriali dismesse, un tempo luoghi di lavoro e produzione, ora ghetti degradati, deserti di relazioni illuminati dai neon dei centri commerciali. D’altro canto, non è mai sovrapponibile la carta topografica della città con lo spazio prodotto, attraverso le pratiche quotidiane del luogo, da parte di chi ne usufruisce . Ovvero: non vi è necessaria coincidenza tra la pianificazione razionale urbana (mappa) e i “vissuti di significazione” messi in pratica da chi vive la città (percorsi) . Così, uno spazio commerciale privato, sebbene ideato in vista di funzioni d’uso molto precise (far acquisti, consumare), può svolgere un ruolo pubblico, nel momento in cui viene inteso da chi lo vive come luogo d’incontro e di svago, dove darsi appuntamento e trascorrere il tempo libero. In questo senso, la sua configurazione testuale d’origine finisce per essere trasformata, al punto che oggi non è detto che il centro storico sia più ”cittadino” rispetto al centro commerciale, più legittimato a rivendicare densità sociale, partecipazione politica o culturale...

Ci vediamo in centro. Pratiche di consumo e nuovi significati dei luoghi

MUSARO', PIERLUIGI
2006

Abstract

La città che nasce come spazio pubblico, che dà senso e scansione al privato, viene oggi ad essere sostituita da un’altra città fatta apposta per il consumo. Che si tratti del panorama fisico (cityscape) o culturale (mindscape), l’ “acquistosfera” ha ormai invaso ogni angolo della città contemporanea. Al contempo, ai bordi della città vecchia prendono il sopravvento i grandi centri commerciali, che ne ridisegnano il territorio. Al punto che, scrive Amendola, “Lo shopping mall è centrale per la sua tendenza a distruggere la città vera – la strada simulata ad aria condizionata si sostituisce a quella vera – e per proporsi come il modello ideale di qualsiasi spazio pubblico della città” . Ciò comporta l’impossibilità, oggi, di sovrapporre la mappa della città al territorio che si estende lungo l’asse tradizionale centro-periferia. Dove il centro dovrebbe coincidere con la piazza, luogo di incontro ed espressione di volontà civiche, e la periferia con le aree industriali dismesse, un tempo luoghi di lavoro e produzione, ora ghetti degradati, deserti di relazioni illuminati dai neon dei centri commerciali. D’altro canto, non è mai sovrapponibile la carta topografica della città con lo spazio prodotto, attraverso le pratiche quotidiane del luogo, da parte di chi ne usufruisce . Ovvero: non vi è necessaria coincidenza tra la pianificazione razionale urbana (mappa) e i “vissuti di significazione” messi in pratica da chi vive la città (percorsi) . Così, uno spazio commerciale privato, sebbene ideato in vista di funzioni d’uso molto precise (far acquisti, consumare), può svolgere un ruolo pubblico, nel momento in cui viene inteso da chi lo vive come luogo d’incontro e di svago, dove darsi appuntamento e trascorrere il tempo libero. In questo senso, la sua configurazione testuale d’origine finisce per essere trasformata, al punto che oggi non è detto che il centro storico sia più ”cittadino” rispetto al centro commerciale, più legittimato a rivendicare densità sociale, partecipazione politica o culturale...
2006
E/C
P. Musarò
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11585/65456
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