An Elusive Homeland: Giani Stuparich’s Unattainable Karst The aim of this paper is to analyze and discuss the role of Giani Stuparich’s home soil in his war memoir Guerra del ’15 (1931); the evolving, slippery, once familiar countryside surrounding his hometown Trieste provokes and reflects the disillusionment of a young patriot now facing the misery of life and death in WWI trenches.

Il saggio offre un'interpretazione del ruolo del paesaggio nel libro di Giani Stuparich "Guerra del '15", a partire da un confronto tra l'incipit dell'originale taccuino del volontario giuliano e la sua successiva riproposizione in un libro ampiamente riscritto, , pubblicato quindici anni dopo, nel 1931. Intento dello studio è mettere in evidenza come il rovesciamento delle idealità e delle aspettative del giovane patriota irredentista, a contatto con la sconvolgente brutalità della guerra, avvenga prevalentemente attraverso una serie di indici legati al paesaggio e alla sua trasformazione, così che, quanto più Giani e il fratello Carlo si avvicinano alla loro città-natale, Trieste, tanto più la percepiscono allontanarsi, sfuggire, fino a scomparire in modo definitivo. Ciò determina anche un suggerimento esegetico per la peculiare scelta narrativa di Stuparich, che si limita a narrare nel dettaglio i primi due mesi e mezzo della propria esperienza di soldato, tacendo tutto ciò che venne dopo l'agosto del 1915.

Il paesaggio posseduto e perduto: Giani Stuparich e il Carso

Luigi Weber
2018

Abstract

Il saggio offre un'interpretazione del ruolo del paesaggio nel libro di Giani Stuparich "Guerra del '15", a partire da un confronto tra l'incipit dell'originale taccuino del volontario giuliano e la sua successiva riproposizione in un libro ampiamente riscritto, , pubblicato quindici anni dopo, nel 1931. Intento dello studio è mettere in evidenza come il rovesciamento delle idealità e delle aspettative del giovane patriota irredentista, a contatto con la sconvolgente brutalità della guerra, avvenga prevalentemente attraverso una serie di indici legati al paesaggio e alla sua trasformazione, così che, quanto più Giani e il fratello Carlo si avvicinano alla loro città-natale, Trieste, tanto più la percepiscono allontanarsi, sfuggire, fino a scomparire in modo definitivo. Ciò determina anche un suggerimento esegetico per la peculiare scelta narrativa di Stuparich, che si limita a narrare nel dettaglio i primi due mesi e mezzo della propria esperienza di soldato, tacendo tutto ciò che venne dopo l'agosto del 1915.
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