Una campagna elettorale vede di solito contrapposti candidati e schieramenti con personalità e proposte politiche diverse, che incontrano il favore di elettorati distinti per profili sociali, culturali e ideologici. Le campagne elettorali sono però anche il frutto, soprattutto negli Stati Uniti, di organizzazioni composte da persone, professionisti della politica e della comunicazione, che hanno il compito di elaborare strategie complessive e di tradurle quotidianamente in tattiche e messaggi che presentino il loro candidato in modo ottimale rispetto ai mass media e agli elettori. Accanto dunque alle analisi sui comportamenti di voto, sul contenuto dei messaggi dei candidati, sulle caratteristiche della copertura mediatica della campagna e sulle tecniche e tattiche utilizzate, l’analisi delle esperienze dei consulenti e dei professionisti che hanno di fatto realizzato una campagna elettorale può mettere in luce aspetti non evidenziati dalle altre metodologie, ponendosi in questo modo come un utile strumento complementare di ricerca. Dal confronto tra le esperienze dei protagonisti possono emergere differenze significative nelle filosofie di fondo, nelle strategie, nel modus operandi delle organizzazioni elettorali, che si riflettono poi direttamente sui contenuti e sugli stili di comunicazione dei candidati. Con questo intento proponiamo due interviste ad altrettanti personaggi chiave negli staff elettorali di George W. Bush e John Kerry: Mark McKinnon e Tad Devine. Le interviste sono state realizzate di persona a Washington, DC, poche settimane dopo la conclusione della campagna. Ne emergono, coerentemente alle aspettative, due profili diversi di campagna elettorale, due modi differenti di interpretare lo scenario strategico e la struttura dell’opinione pubblica negli Stati Uniti di oggi. Si riscontrano tuttavia anche concordanze di fondo su alcuni temi e un reciproco riconoscimento del valore e della professionalità dell’avversario, sia come candidato, sia come organizzazione elettorale. Sintetizziamo per comodità del lettore alcuni punti su cui riteniamo si debba soffermare l’attenzione. Gli aspetti su cui McKinnon e Devine si mostrano concordi riguardano in primo luogo la struttura dell’opinione pubblica e delle priorità degli elettori prima e durante la campagna. Il consulente di Bush enfatizza la propensione degli elettori al cambiamento, ma anche la capacità del presidente di valorizzare la stabilità in vista dell’obiettivo di condurre saldamente la guerra al terrorismo. In modo simile, Devine parla di un elettorato ambivalente, desideroso di cambiare ma allo stesso tempo timoroso e incerto di farlo a causa della ferita emotiva e politica dell’11 Settembre e della guerra in Iraq. Entrambi i consulenti concordano inoltre sulle cause oggettive che hanno depotenziato l’importanza dell’economia nella campagna elettorale, favorendo di fatto la strategia di Bush che aveva puntato tutto sui temi di difesa e politica estera e costringendo invece Kerry a modificare le sue priorità nel corso della campagna. Un terzo elemento comune alle due interviste è il riconoscimento da parte di entrambi i consulenti di quella che potremmo definire una asimmetria di immagine tra l’incumbent e il challenger. Laddove gli elettori conoscevano piuttosto bene il presidente in carica e si erano formati opinioni complessivamente stabili su di lui, il candidato Democratico si presentava, al termine della fase competitiva delle primarie, come un blocco di marmo grezzo ancora da plasmare. Paradossalmente dunque, le elezioni non sono state solo un referendum sull’incumbent, come normalmente avviene in questi casi, ma anche un referendum sullo sfidante, nel senso che specialmente nei mesi tra la fine delle primarie e la campagna elettorale vera e propria l’attenzione degli elettori è stata focalizzata più su Kerry che su Bush, per effetto di due scelte convergenti. Da un lato, lo staff del candidato Democratico ha deciso, come racconta De...

La campagna elettorale Usa 2004 vista dai protagonisti

VACCARI, CRISTIAN
2005

Abstract

Una campagna elettorale vede di solito contrapposti candidati e schieramenti con personalità e proposte politiche diverse, che incontrano il favore di elettorati distinti per profili sociali, culturali e ideologici. Le campagne elettorali sono però anche il frutto, soprattutto negli Stati Uniti, di organizzazioni composte da persone, professionisti della politica e della comunicazione, che hanno il compito di elaborare strategie complessive e di tradurle quotidianamente in tattiche e messaggi che presentino il loro candidato in modo ottimale rispetto ai mass media e agli elettori. Accanto dunque alle analisi sui comportamenti di voto, sul contenuto dei messaggi dei candidati, sulle caratteristiche della copertura mediatica della campagna e sulle tecniche e tattiche utilizzate, l’analisi delle esperienze dei consulenti e dei professionisti che hanno di fatto realizzato una campagna elettorale può mettere in luce aspetti non evidenziati dalle altre metodologie, ponendosi in questo modo come un utile strumento complementare di ricerca. Dal confronto tra le esperienze dei protagonisti possono emergere differenze significative nelle filosofie di fondo, nelle strategie, nel modus operandi delle organizzazioni elettorali, che si riflettono poi direttamente sui contenuti e sugli stili di comunicazione dei candidati. Con questo intento proponiamo due interviste ad altrettanti personaggi chiave negli staff elettorali di George W. Bush e John Kerry: Mark McKinnon e Tad Devine. Le interviste sono state realizzate di persona a Washington, DC, poche settimane dopo la conclusione della campagna. Ne emergono, coerentemente alle aspettative, due profili diversi di campagna elettorale, due modi differenti di interpretare lo scenario strategico e la struttura dell’opinione pubblica negli Stati Uniti di oggi. Si riscontrano tuttavia anche concordanze di fondo su alcuni temi e un reciproco riconoscimento del valore e della professionalità dell’avversario, sia come candidato, sia come organizzazione elettorale. Sintetizziamo per comodità del lettore alcuni punti su cui riteniamo si debba soffermare l’attenzione. Gli aspetti su cui McKinnon e Devine si mostrano concordi riguardano in primo luogo la struttura dell’opinione pubblica e delle priorità degli elettori prima e durante la campagna. Il consulente di Bush enfatizza la propensione degli elettori al cambiamento, ma anche la capacità del presidente di valorizzare la stabilità in vista dell’obiettivo di condurre saldamente la guerra al terrorismo. In modo simile, Devine parla di un elettorato ambivalente, desideroso di cambiare ma allo stesso tempo timoroso e incerto di farlo a causa della ferita emotiva e politica dell’11 Settembre e della guerra in Iraq. Entrambi i consulenti concordano inoltre sulle cause oggettive che hanno depotenziato l’importanza dell’economia nella campagna elettorale, favorendo di fatto la strategia di Bush che aveva puntato tutto sui temi di difesa e politica estera e costringendo invece Kerry a modificare le sue priorità nel corso della campagna. Un terzo elemento comune alle due interviste è il riconoscimento da parte di entrambi i consulenti di quella che potremmo definire una asimmetria di immagine tra l’incumbent e il challenger. Laddove gli elettori conoscevano piuttosto bene il presidente in carica e si erano formati opinioni complessivamente stabili su di lui, il candidato Democratico si presentava, al termine della fase competitiva delle primarie, come un blocco di marmo grezzo ancora da plasmare. Paradossalmente dunque, le elezioni non sono state solo un referendum sull’incumbent, come normalmente avviene in questi casi, ma anche un referendum sullo sfidante, nel senso che specialmente nei mesi tra la fine delle primarie e la campagna elettorale vera e propria l’attenzione degli elettori è stata focalizzata più su Kerry che su Bush, per effetto di due scelte convergenti. Da un lato, lo staff del candidato Democratico ha deciso, come racconta De...
C. Vaccari
File in questo prodotto:
Eventuali allegati, non sono esposti

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11585/64318
 Attenzione

Attenzione! I dati visualizzati non sono stati sottoposti a validazione da parte dell'ateneo

Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact