Dal punto di vista dell’appartenenza al genere diaristico Asia Maggiore si colloca in una posizione liminare. Scritto dopo il ritorno, questo resoconto non è un diario di viaggio in senso stretto, benché in esso non manchino pagine diaristiche -definizione ed esempio-. Liminare perché Fortini è continuamente tormentato dall’assillo di non scrivere un libro di impressioni di viaggio e di non ridurre la pagina alla dimensione dell’autobiografia. Se questo fosse l’esito, lo scopo sarebbe, a suo avviso, mancato. Posta in questi termini la definizione di diarismo, che presuppone e dà per scontata la separazione tra discorso pubblico e discorso intimo, privato, trova il suo limite nella messa in discussione della leggittimità della sua stessa esistenza, o meglio della sua compromissione con un’individualità alienata, scissa, della quale vengono portati ad evidenza i fondamenti epistemologici e storici ad un tempo. Fortini si muove allora su un territorio di confine, nel quale cerca di rappresentare la via di una possibile, ma non ancora avvenuta, liberazione del soggetto. Il risultato è una intensa autoriflessione che sfocia nella esibizione al lettore dei propri dubbi ed interrogativi, delle proprie difficoltà e crisi, legate anche, e non da ultimo, dall’intersezione di questo piano del discorso con quello dell’incontro con l’alterità. Se Asia Maggiore non è “un’opera obsoleta”…- come secondo Fortini sono destinate a divenire ben presto i diari e i reportage di viaggio – è perché in queste riflessioni si configura una percezione dell’alterità di tipo “brechtiano”, fondata cioè sullo straniamento reciproco.

Il diarismo in Asia Maggiore di Franco Fortini

BENVENUTI, GIULIANA
2008

Abstract

Dal punto di vista dell’appartenenza al genere diaristico Asia Maggiore si colloca in una posizione liminare. Scritto dopo il ritorno, questo resoconto non è un diario di viaggio in senso stretto, benché in esso non manchino pagine diaristiche -definizione ed esempio-. Liminare perché Fortini è continuamente tormentato dall’assillo di non scrivere un libro di impressioni di viaggio e di non ridurre la pagina alla dimensione dell’autobiografia. Se questo fosse l’esito, lo scopo sarebbe, a suo avviso, mancato. Posta in questi termini la definizione di diarismo, che presuppone e dà per scontata la separazione tra discorso pubblico e discorso intimo, privato, trova il suo limite nella messa in discussione della leggittimità della sua stessa esistenza, o meglio della sua compromissione con un’individualità alienata, scissa, della quale vengono portati ad evidenza i fondamenti epistemologici e storici ad un tempo. Fortini si muove allora su un territorio di confine, nel quale cerca di rappresentare la via di una possibile, ma non ancora avvenuta, liberazione del soggetto. Il risultato è una intensa autoriflessione che sfocia nella esibizione al lettore dei propri dubbi ed interrogativi, delle proprie difficoltà e crisi, legate anche, e non da ultimo, dall’intersezione di questo piano del discorso con quello dell’incontro con l’alterità. Se Asia Maggiore non è “un’opera obsoleta”…- come secondo Fortini sono destinate a divenire ben presto i diari e i reportage di viaggio – è perché in queste riflessioni si configura una percezione dell’alterità di tipo “brechtiano”, fondata cioè sullo straniamento reciproco.
Memorie, autobiografie e diari nella letteratura italiana dell'Ottocento e del Novecento
497
507
G.Benvenuti
File in questo prodotto:
Eventuali allegati, non sono esposti

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11585/63650
 Attenzione

Attenzione! I dati visualizzati non sono stati sottoposti a validazione da parte dell'ateneo

Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact