La biografia di un intellettuale impegnato conserva sempre tracce importanti della storia di una società. La parola del critico sociale, infatti, è strettamente legata al proprio tempo, al proprio contesto e alle sue polemiche pubbliche: in questo senso, è sempre una parola militante. L’anarchico italiano Camillo Berneri (1897-1937) ci appare oggi uno degli intellettuali impegnati più interessanti del Novecento europeo, perché capace – come pochi altri – di esprimere una peculiare intelligenza della propria epoca. Gli scritti politici di Berneri rinunciano in partenza a ogni pretesa di sistematicità: sono, anzi, consapevolmente frammentari. A livello metodologico, Berneri era per una ragione che dubitasse di sé, per un pensiero critico che non si chiudesse in dogmi, ma che rimanesse aperto all’indagine sul concreto, allo studio dei problemi dell’oggi. La critica sociale di una figura "eretica" come Berneri si formò grazie a scambi e influenze reciproche tra singole personalità, in grado di superare le barriere delle organizzazioni di appartenenza in nome dell’obiettivo: la lotta al fascismo e al fenomeno totalitario, anche nella sua declinazione comunista. I suoi interlocutori privilegiati furono intellettuali refrattari, come lui, alle organizzazioni di massa e ai partiti. Come scrisse Gaetano Salvemini, commentando la morte di Berneri avvenuta a Barcellona nel 1937 per mano comunista: «Che un uomo come quello abbia potuto essere assassinato in quel malvagio modo, è concepibile solo in un mondo che è sceso all’ultimo gradino della barbarie».

Berneri, martire e teorico anarchico

Carlo De Maria
2017

Abstract

La biografia di un intellettuale impegnato conserva sempre tracce importanti della storia di una società. La parola del critico sociale, infatti, è strettamente legata al proprio tempo, al proprio contesto e alle sue polemiche pubbliche: in questo senso, è sempre una parola militante. L’anarchico italiano Camillo Berneri (1897-1937) ci appare oggi uno degli intellettuali impegnati più interessanti del Novecento europeo, perché capace – come pochi altri – di esprimere una peculiare intelligenza della propria epoca. Gli scritti politici di Berneri rinunciano in partenza a ogni pretesa di sistematicità: sono, anzi, consapevolmente frammentari. A livello metodologico, Berneri era per una ragione che dubitasse di sé, per un pensiero critico che non si chiudesse in dogmi, ma che rimanesse aperto all’indagine sul concreto, allo studio dei problemi dell’oggi. La critica sociale di una figura "eretica" come Berneri si formò grazie a scambi e influenze reciproche tra singole personalità, in grado di superare le barriere delle organizzazioni di appartenenza in nome dell’obiettivo: la lotta al fascismo e al fenomeno totalitario, anche nella sua declinazione comunista. I suoi interlocutori privilegiati furono intellettuali refrattari, come lui, alle organizzazioni di massa e ai partiti. Come scrisse Gaetano Salvemini, commentando la morte di Berneri avvenuta a Barcellona nel 1937 per mano comunista: «Che un uomo come quello abbia potuto essere assassinato in quel malvagio modo, è concepibile solo in un mondo che è sceso all’ultimo gradino della barbarie».
Carlo De Maria
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