Patrocinato dal Centro per la Storia dell’Università degli Studi di Padova e dal Centro Interuniversitario per la Storia delle Università Italiane (CISUI), il volume è una raccolta di contributi, l’ultima in ordine di tempo, sul complesso e variegato tema dell’architettura per le sedi universitarie in Italia. La bibliografia sul tema è ampia, ma gli atti di questo convegno, che risale al 4-6 dicembre 2003, portano un ulteriore e importante mattone nella direzione di un approfondimento delle vicende relative a varie città e, al contempo, illustrano alcuni temi che attraversano come un filo rosso tutti i saggi. Triplice possibilità di lettura dunque: “cronologica”, seguendo l’indice dei contributi, dalle prime attestazioni medievali dell’Università patavina nel saggio che apre la raccolta, fino all’operato di Giancarlo De Carlo ad Urbino e a Pavia a partire dagli anni ‘50 del ‘900; “geografica”, in quanto consente, per alcune città meglio rappresentate, di ricostruire attraverso più saggi l’intero iter logistico dell’istituzione. E’ il caso, ovviamente di Padova, che ospitò il convegno, presente con 6 saggi, ma anche di Torino (3) e di Pavia (3). Numerosi altri centri - Bologna, Pistoia, Cagliari, Roma, Urbino, Venezia - figurano con “camei” che fissano momenti significativi di un edificio o di una particolare temperie culturale. E’ poi possibile anche una lettura “tipologica” che consente di stilare, attraverso i singoli esempi locali, una sorta di storia delle modalità di formazione e di insediamento dell’Università nella città, dapprima, in epoca medievale, in modo casuale e puntiforme, in seguito, nel XVI secolo, tentando di radunare le funzioni in un unico contenitore. Nasce il modello dell’edificio con cortile porticato su più livelli (a logge aperte o tamponate) che ha antecedenti classici illustri, mediati dai trattatisti rinascimentali, in ginnasi, palestre e accademie. Ripresa precocemente a Bologna, nel Collegio di Spagna del 1365-67, come Michael Kiene evidenzia, la tipologia quadriloggiata si attesta negli edifici della Sapienza centroitaliani, nel Bo di Padova, nell’Archiginnasio a Bologna, ecc. Nella sua densa polisemicità, quello porticato, anche quando è di risulta, è senz’altro uno spazio funzionale: disimpegna il traffico di docenti e studenti favorendone il contatto e lo scambio con ogni tempo e in ogni tempo. Ma l’Università non vuole essere un’istituzione autoreferenziale ed ecco che la facciata verso la città, veicolo di decoro e di autorevolezza, si carica del ruolo di comunicare l’alto compito a cui si è votata in un rapporto osmotico tra dentro e fuori (si vedano gli studi di Stefano Zaggia sugli apparati decorativi del fronte principale del palazzo del Bo). Interessante è poi il caso di Pavia, città di collegi, in cui lungo la seconda parte del ‘500 in piena temperie controriformistica nasceranno, quasi a farsi gara, due istituzioni molto importanti: i collegi Borromeo e Ghislieri. Nel primo caso soprattutto, la costruzione avviene ex novo, e anche qui, pur nell’assoluta libertà da vincoli, si attesta la struttura a cortile porticato su più livelli, vitale, invero, in molti casi, fino all‘800 inoltrato. Il Borromeo consente anche un’ulteriore osservazione: nella volontà forte del suo finanziatore, ma anche grazie ad ampliamenti successivi, lo spazio costruito è immerso nel verde, quasi a voler anticipare il moderno concetto di campus, non tanto nella struttura architettonica, in quest’ultimo solitamente parcellizzata e diffusa, quanto nella dimensione educativa e corroborante della vegetazione, onnipresente compagna delle attività quotidiane dello studente. L’avvio dell’epoca contemporanea porta nelle istituzioni accademiche una ventata di modernità, anche alla luce del globale ripensamento e razionalizzazione dei grandi luoghi pubblici di rilevanza sociale, quali i cimiteri o le carceri, come il saggio di Giuliana Mazzi mette in luce per il caso di Padova, attraverso le molteplici piste document...

Recensione al volume a cura di Giuliana Mazzi, L’Università e la città. Il ruolo di Padova e degli altri Atenei italiani nello sviluppo urbano. Atti del Convegno di studi. Padova, 4-6 dicembre 2003,

BETTAZZI, MARIA BEATRICE
2007

Abstract

Patrocinato dal Centro per la Storia dell’Università degli Studi di Padova e dal Centro Interuniversitario per la Storia delle Università Italiane (CISUI), il volume è una raccolta di contributi, l’ultima in ordine di tempo, sul complesso e variegato tema dell’architettura per le sedi universitarie in Italia. La bibliografia sul tema è ampia, ma gli atti di questo convegno, che risale al 4-6 dicembre 2003, portano un ulteriore e importante mattone nella direzione di un approfondimento delle vicende relative a varie città e, al contempo, illustrano alcuni temi che attraversano come un filo rosso tutti i saggi. Triplice possibilità di lettura dunque: “cronologica”, seguendo l’indice dei contributi, dalle prime attestazioni medievali dell’Università patavina nel saggio che apre la raccolta, fino all’operato di Giancarlo De Carlo ad Urbino e a Pavia a partire dagli anni ‘50 del ‘900; “geografica”, in quanto consente, per alcune città meglio rappresentate, di ricostruire attraverso più saggi l’intero iter logistico dell’istituzione. E’ il caso, ovviamente di Padova, che ospitò il convegno, presente con 6 saggi, ma anche di Torino (3) e di Pavia (3). Numerosi altri centri - Bologna, Pistoia, Cagliari, Roma, Urbino, Venezia - figurano con “camei” che fissano momenti significativi di un edificio o di una particolare temperie culturale. E’ poi possibile anche una lettura “tipologica” che consente di stilare, attraverso i singoli esempi locali, una sorta di storia delle modalità di formazione e di insediamento dell’Università nella città, dapprima, in epoca medievale, in modo casuale e puntiforme, in seguito, nel XVI secolo, tentando di radunare le funzioni in un unico contenitore. Nasce il modello dell’edificio con cortile porticato su più livelli (a logge aperte o tamponate) che ha antecedenti classici illustri, mediati dai trattatisti rinascimentali, in ginnasi, palestre e accademie. Ripresa precocemente a Bologna, nel Collegio di Spagna del 1365-67, come Michael Kiene evidenzia, la tipologia quadriloggiata si attesta negli edifici della Sapienza centroitaliani, nel Bo di Padova, nell’Archiginnasio a Bologna, ecc. Nella sua densa polisemicità, quello porticato, anche quando è di risulta, è senz’altro uno spazio funzionale: disimpegna il traffico di docenti e studenti favorendone il contatto e lo scambio con ogni tempo e in ogni tempo. Ma l’Università non vuole essere un’istituzione autoreferenziale ed ecco che la facciata verso la città, veicolo di decoro e di autorevolezza, si carica del ruolo di comunicare l’alto compito a cui si è votata in un rapporto osmotico tra dentro e fuori (si vedano gli studi di Stefano Zaggia sugli apparati decorativi del fronte principale del palazzo del Bo). Interessante è poi il caso di Pavia, città di collegi, in cui lungo la seconda parte del ‘500 in piena temperie controriformistica nasceranno, quasi a farsi gara, due istituzioni molto importanti: i collegi Borromeo e Ghislieri. Nel primo caso soprattutto, la costruzione avviene ex novo, e anche qui, pur nell’assoluta libertà da vincoli, si attesta la struttura a cortile porticato su più livelli, vitale, invero, in molti casi, fino all‘800 inoltrato. Il Borromeo consente anche un’ulteriore osservazione: nella volontà forte del suo finanziatore, ma anche grazie ad ampliamenti successivi, lo spazio costruito è immerso nel verde, quasi a voler anticipare il moderno concetto di campus, non tanto nella struttura architettonica, in quest’ultimo solitamente parcellizzata e diffusa, quanto nella dimensione educativa e corroborante della vegetazione, onnipresente compagna delle attività quotidiane dello studente. L’avvio dell’epoca contemporanea porta nelle istituzioni accademiche una ventata di modernità, anche alla luce del globale ripensamento e razionalizzazione dei grandi luoghi pubblici di rilevanza sociale, quali i cimiteri o le carceri, come il saggio di Giuliana Mazzi mette in luce per il caso di Padova, attraverso le molteplici piste document...
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