The critically ill patient frequently suffers from fluid balance abnormalities, and is extremely sensitive to the complications of inappropriate fluid therapy. The endothelial glycocalyx dysfunction during critical illness is the main contributing factor for the development of capillary leakage, systemic inflammation and interstitial edema, ultimately leading to tissue hypoperfusion. According to the dynamic clinical status of the intensive care patients, intravenous fluid therapy must be tailored to the individual clinical condition. "Context-sensitive" fluid therapy usually recognizes three interventional phases: a rescue phase to correct intravascular volume depletion; a stabilization phase aimed at matching fluid losses and requirements and optimizing fluid balance homeostasis; and a de-escalation phase when minimization of fluid therapy and mobilization of extra fluids can be considered to avoid their toxicity. Several clinical and diagnostic tools can be used to choose the appropriate strategy of fluid administration, and to optimize fluid balance in the course of the critical illness.

Il paziente critico presenta comunemente alterazioni dell’omeostasi dei fluidi corporei ed è particolarmente sensibile agli effetti avversi di una fluidoterapia non appropriata. La disfunzione del glicocalice endoteliale è alla base di un'aumentata permeabilità vasale, che favorisce la formazione di edema interstiziale, la perpetuazione dello stato infiammatorio e di conseguenza contribuisce all’ipoperfusione tissutale. La fluidoterapia deve essere quindi mirata alle esigenze del singolo paziente e contestualizzata sull'andamento clinico della patologia critica, riconoscendo solitamente tre fasi d’intervento: una fase iniziale di rianimazione fluida; una fase successiva di mantenimento, volta garantire un bilancio idrico equilibrato; una potenziale fase di "tossicità" della fluidoterapia, in cui provvedere alla rimozione dei fluidi in eccesso. L’andamento delle fasi sopradescritte non è sempre consequenziale, e obbliga il medico ad una frequente e metodica rivalutazione del paziente, basata sulla combinazione di indici clinici e di diagnostica collaterale, e finalizzata a guidare in maniera appropriata la strategia d’intervento terapeutico.

Bilancio idrico e fluidoterapia nel paziente veterinario critico: fisiopatologia e monitoraggio del bilancio idrico / Troìa, Roberta; Giunti, Massimo. - In: VETERINARIA. - ISSN 0394-3151. - STAMPA. - 6(2017), pp. 293-303.

Bilancio idrico e fluidoterapia nel paziente veterinario critico: fisiopatologia e monitoraggio del bilancio idrico

Troìa Roberta;Giunti Massimo
2017

Abstract

Il paziente critico presenta comunemente alterazioni dell’omeostasi dei fluidi corporei ed è particolarmente sensibile agli effetti avversi di una fluidoterapia non appropriata. La disfunzione del glicocalice endoteliale è alla base di un'aumentata permeabilità vasale, che favorisce la formazione di edema interstiziale, la perpetuazione dello stato infiammatorio e di conseguenza contribuisce all’ipoperfusione tissutale. La fluidoterapia deve essere quindi mirata alle esigenze del singolo paziente e contestualizzata sull'andamento clinico della patologia critica, riconoscendo solitamente tre fasi d’intervento: una fase iniziale di rianimazione fluida; una fase successiva di mantenimento, volta garantire un bilancio idrico equilibrato; una potenziale fase di "tossicità" della fluidoterapia, in cui provvedere alla rimozione dei fluidi in eccesso. L’andamento delle fasi sopradescritte non è sempre consequenziale, e obbliga il medico ad una frequente e metodica rivalutazione del paziente, basata sulla combinazione di indici clinici e di diagnostica collaterale, e finalizzata a guidare in maniera appropriata la strategia d’intervento terapeutico.
Troìa Roberta; Giunti Massimo;
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11585/626066
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