La vaccinazione con virus vivo attenuato (MMR = Measles-Mumps-Rubella), inclusa tra quelle raccomandate in Italia, ha l’obiettivo di eliminare in prospettiva il problema dell’infezione congenita da Rosolia. Ad oggi, tuttavia, nel nostro paese il 10-15% delle donne in età fertile non sono immuni. Lo screening sierologico per Rosolia dovrebbe pertanto essere proposto alle donne in età riproduttiva non vaccinate e la vaccinazione offerta a quelle risultate non immuni. Al momento della vaccinazione deve essere esclusa una gravidanza e raccomandato un regime contraccettivo sicuro in modo da procrastinare l’evento riproduttivo di almeno 1 mese. Va tuttavia stressato che la vaccinazione accidentale in gravidanza non è un’indicazione all’interruzione volontaria di gravidanza. In epoca prenatale, al fine di ridurre al minimo gli errori di valutazione, è buona norma procedere all’esecuzione dei test sierologici specifici il più precocemente possibile in gravide di cui non sia noto lo stato sierologico preconcezionale o non siano state vaccinate. In pazienti che risultino suscettibili è tassativo il controllo mensile almeno fino alla 20a settimana per consentire , in caso di sieroconversione, la messa in atto degli accertamenti sul feto. Dopo tale epoca gestazionale, poiché il rischio di danni fetali - anche in caso di infezione endouterina - è pressoché inesistente, i controlli sierologici possono essere dilazionati. E’ tuttavia ragionevole almeno un altro controllo a 35-37 settimane per consentire, in caso di sieroconversione tardiva , l’individuazione dei neonati a rischio di infezione congenita. Alle gravide suscettibili vanno inoltre raccomandate norme igienico- comportamentali atte a ridurre la possibilità di contagio ( evitare contatti stretti specialmente con bambini in età prescolare, evitare luoghi affollati, lavare le mani spesso ed accuratamente) Se la suscettibilità all’infezione rubeolica persiste fino al termine della gravidanza la vaccinazione dopo il parto deve essere considerata. In pazienti immuni (IgG positive ed IgM negative) non si procede ad altri accertamenti sierologici, in quanto l’immunità acquisita mette al riparo dal rischio di infezione in gravidanza. In caso di rilievo di IgG negative ed IgM positive, si deve ripetere il prelievo dopo 2-3 settimane per verificare la positivizzazione degli anticorpi specifici IgG ed informare la coppia sul rischio di trasmissione e di danno fetale qualora la siroconversione sia confermata. In caso di rilievo di IgG ed IgM positive sono necessari indagini di approfondimento diagnostico (test di avidità) per confermare o escludere l’infezione in gravidanza nell’ambito di un corretto counselling prenatale. Quando si confermi l’infezione primaria in gravidanza, l’alternativa all’interruzione volontaria di gravidanza - che comunque costituisce un’opzione percorribile nei casi in cui l’infezione sia stata contratta nel primo trimestre in relazione all’alto rischio di trasmissione e di danno fetale - è rappresentata dal monitoraggio ecografico (preferibilmente di secondo livello) e dalla diagnosi prenatale invasiva mediante amniocentesi ( PCR +/- isolamento del virus ) e funicolocentesi ( IgM fetali +/- PCR) a 20-21 settimane di gestazione. Si ricorda che in caso di esposizione all’infezione in gravidanza la somministrazione di IG specifiche non previene l’infezione e la viremia , dunque non è raccomandata perché può solo modificare l’espressività della malattia e dare un falso senso di sicurezza. In conclusione, data l’alta probabilità di esiti gravi dell’infezione trasmessa verticalmente e della frequente decisione della coppia di ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza, la gestione della Rosolia in gravidanza è quanto mai problematica ed è dunque di particolare importanza la stretta collaborazione con il laboratorio ai fini di una corretta diagnosi sulla gravida e sul feto.

Misure preventive e percorso diagnostico della rosolia in gravidanza

GUERRA, BRUNELLA;VAGNONI, SONIA;RIZZO, NICOLA
2008

Abstract

La vaccinazione con virus vivo attenuato (MMR = Measles-Mumps-Rubella), inclusa tra quelle raccomandate in Italia, ha l’obiettivo di eliminare in prospettiva il problema dell’infezione congenita da Rosolia. Ad oggi, tuttavia, nel nostro paese il 10-15% delle donne in età fertile non sono immuni. Lo screening sierologico per Rosolia dovrebbe pertanto essere proposto alle donne in età riproduttiva non vaccinate e la vaccinazione offerta a quelle risultate non immuni. Al momento della vaccinazione deve essere esclusa una gravidanza e raccomandato un regime contraccettivo sicuro in modo da procrastinare l’evento riproduttivo di almeno 1 mese. Va tuttavia stressato che la vaccinazione accidentale in gravidanza non è un’indicazione all’interruzione volontaria di gravidanza. In epoca prenatale, al fine di ridurre al minimo gli errori di valutazione, è buona norma procedere all’esecuzione dei test sierologici specifici il più precocemente possibile in gravide di cui non sia noto lo stato sierologico preconcezionale o non siano state vaccinate. In pazienti che risultino suscettibili è tassativo il controllo mensile almeno fino alla 20a settimana per consentire , in caso di sieroconversione, la messa in atto degli accertamenti sul feto. Dopo tale epoca gestazionale, poiché il rischio di danni fetali - anche in caso di infezione endouterina - è pressoché inesistente, i controlli sierologici possono essere dilazionati. E’ tuttavia ragionevole almeno un altro controllo a 35-37 settimane per consentire, in caso di sieroconversione tardiva , l’individuazione dei neonati a rischio di infezione congenita. Alle gravide suscettibili vanno inoltre raccomandate norme igienico- comportamentali atte a ridurre la possibilità di contagio ( evitare contatti stretti specialmente con bambini in età prescolare, evitare luoghi affollati, lavare le mani spesso ed accuratamente) Se la suscettibilità all’infezione rubeolica persiste fino al termine della gravidanza la vaccinazione dopo il parto deve essere considerata. In pazienti immuni (IgG positive ed IgM negative) non si procede ad altri accertamenti sierologici, in quanto l’immunità acquisita mette al riparo dal rischio di infezione in gravidanza. In caso di rilievo di IgG negative ed IgM positive, si deve ripetere il prelievo dopo 2-3 settimane per verificare la positivizzazione degli anticorpi specifici IgG ed informare la coppia sul rischio di trasmissione e di danno fetale qualora la siroconversione sia confermata. In caso di rilievo di IgG ed IgM positive sono necessari indagini di approfondimento diagnostico (test di avidità) per confermare o escludere l’infezione in gravidanza nell’ambito di un corretto counselling prenatale. Quando si confermi l’infezione primaria in gravidanza, l’alternativa all’interruzione volontaria di gravidanza - che comunque costituisce un’opzione percorribile nei casi in cui l’infezione sia stata contratta nel primo trimestre in relazione all’alto rischio di trasmissione e di danno fetale - è rappresentata dal monitoraggio ecografico (preferibilmente di secondo livello) e dalla diagnosi prenatale invasiva mediante amniocentesi ( PCR +/- isolamento del virus ) e funicolocentesi ( IgM fetali +/- PCR) a 20-21 settimane di gestazione. Si ricorda che in caso di esposizione all’infezione in gravidanza la somministrazione di IG specifiche non previene l’infezione e la viremia , dunque non è raccomandata perché può solo modificare l’espressività della malattia e dare un falso senso di sicurezza. In conclusione, data l’alta probabilità di esiti gravi dell’infezione trasmessa verticalmente e della frequente decisione della coppia di ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza, la gestione della Rosolia in gravidanza è quanto mai problematica ed è dunque di particolare importanza la stretta collaborazione con il laboratorio ai fini di una corretta diagnosi sulla gravida e sul feto.
Atti del XXXVII Congresso Nazionale AMCLI
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Guerra B.; Vagnoni S.; Rizzo N.
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