Se nel medioevo il riso abbondò sulla bocca degli stolti, nel Quattrocento, anche grazie alla riscoperta delle dodici commedie plautine, di Luciano, Aristofane e di una lettura più intensa di Marziale – e tralignando un po’ dalla strada ‘seriosa’ tracciata dal padre dell’umanesimo, Petrarca – il riso abbondò sulla bocca dei dotti. Dalla raccolta di poesie licenziose Hermaphroditus di Antonio Beccadelli, il Panormita, dove il riso si unisce allo scandalo, sino al Poliziano dei Detti piacevoli, passando ovviamente attraverso le Facetiae di Poggio Bracciolini e la grande produzione umoristica di Leon Battista Alberti (Momus, Intercenales, Apologi), il riso emerge nel Quattrocento come uno sfaccettato medium comunicativo, in grado di trasmettere un’idea più complessa e articolata della classicità e di ridefinire i confini dei generi letterari.

E se il Quattrocento fosse il più divertente dei secoli? Una modesta proposta didattica

Andrea Severi
2017

Abstract

Se nel medioevo il riso abbondò sulla bocca degli stolti, nel Quattrocento, anche grazie alla riscoperta delle dodici commedie plautine, di Luciano, Aristofane e di una lettura più intensa di Marziale – e tralignando un po’ dalla strada ‘seriosa’ tracciata dal padre dell’umanesimo, Petrarca – il riso abbondò sulla bocca dei dotti. Dalla raccolta di poesie licenziose Hermaphroditus di Antonio Beccadelli, il Panormita, dove il riso si unisce allo scandalo, sino al Poliziano dei Detti piacevoli, passando ovviamente attraverso le Facetiae di Poggio Bracciolini e la grande produzione umoristica di Leon Battista Alberti (Momus, Intercenales, Apologi), il riso emerge nel Quattrocento come uno sfaccettato medium comunicativo, in grado di trasmettere un’idea più complessa e articolata della classicità e di ridefinire i confini dei generi letterari.
L’Italianistica oggi: ricerca e didattica. Atti del XIX Congresso dell’ADI-Associazione degli Italianisti (Roma, 9-12 settembre 2015)
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Andrea Severi
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