Vale la pena di cominciare prima possibile ad appropriarsi di un modo di ragionare solo apparentemente non comune. Cominciare con le fiabe è una ottima partenza. Anche perché l’idea di effettuare conteggi, di costruire dei gruppi che differiscono perché possono essere riassunti da numeri diversi, di dare risalto alla diversità non è per niente stravagante. Se si hanno parecchie informazioni non è stupido perdere qualcosa per riassumerle tramite delle sintesi che in sostanza dicono la stessa cosa. D’altro canto, è positivo riconoscere che la diversità è una ricchezza e che, casomai, andrebbe misurata. Le probabilità non sono una ambiguità da evitare, ma valutazioni utili, alla portata di tutti, da tenere presente quando si può. Anche prendere una decisione qualunque, dalle possibili conseguenze negative che ricadono su chi compie l’azione, è qualcosa che si fa regolarmente, a qualunque età. Riguardo alla decisione, le esperienze precedenti sono davvero importanti, e agire in funzione di quanto si è imparato dal passato piuttosto che ripartire sempre daccapo è molto appropriato. La forza delle nozioni, davvero di base, che sono illustrate in queste fiabe, è però che il ragionamento nel mondo del variabile e dell’incerto ha delle basi matematiche: a fianco delle nozioni che sono state accennate ci sono dimostrazioni rigorose. Dietro ai metodi che sono accennati c’è ragionamento scientifico: le fiabe non presentano solo conclusioni occasionali e basate principalmente sul buonsenso. Il modo di fornire insegnamento di base nella scuola è cambiato, negli anni più recenti, e tiene conto degli aspetti appena elencati, che sono, usando una parola che può suscitare sospetto e scarsa simpatia, aspetti statistici. Essi forniscono un ottimo collante alla considerazione congiunta delle discipline da più tempo popolari nei processi di apprendimento.

Postfazione

Daniela Cocchi
2017

Abstract

Vale la pena di cominciare prima possibile ad appropriarsi di un modo di ragionare solo apparentemente non comune. Cominciare con le fiabe è una ottima partenza. Anche perché l’idea di effettuare conteggi, di costruire dei gruppi che differiscono perché possono essere riassunti da numeri diversi, di dare risalto alla diversità non è per niente stravagante. Se si hanno parecchie informazioni non è stupido perdere qualcosa per riassumerle tramite delle sintesi che in sostanza dicono la stessa cosa. D’altro canto, è positivo riconoscere che la diversità è una ricchezza e che, casomai, andrebbe misurata. Le probabilità non sono una ambiguità da evitare, ma valutazioni utili, alla portata di tutti, da tenere presente quando si può. Anche prendere una decisione qualunque, dalle possibili conseguenze negative che ricadono su chi compie l’azione, è qualcosa che si fa regolarmente, a qualunque età. Riguardo alla decisione, le esperienze precedenti sono davvero importanti, e agire in funzione di quanto si è imparato dal passato piuttosto che ripartire sempre daccapo è molto appropriato. La forza delle nozioni, davvero di base, che sono illustrate in queste fiabe, è però che il ragionamento nel mondo del variabile e dell’incerto ha delle basi matematiche: a fianco delle nozioni che sono state accennate ci sono dimostrazioni rigorose. Dietro ai metodi che sono accennati c’è ragionamento scientifico: le fiabe non presentano solo conclusioni occasionali e basate principalmente sul buonsenso. Il modo di fornire insegnamento di base nella scuola è cambiato, negli anni più recenti, e tiene conto degli aspetti appena elencati, che sono, usando una parola che può suscitare sospetto e scarsa simpatia, aspetti statistici. Essi forniscono un ottimo collante alla considerazione congiunta delle discipline da più tempo popolari nei processi di apprendimento.
Le streghe di Bayes e alter storie
58
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Daniela, Cocchi
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