Le scritture di guerra dei soldati trentini che combatterono sul fronte orientale ben documentano le immani sofferenze che dovettero subire per complessi motivi bellici, politici, sociali e ambientali, senza che nessuno rendesse loro merito della fedeltà all’Impero austro-ungarico. L’azione bellica contro i Russi non si risolse in breve tempo, al contrario delle aspettative e, in seguito all’evoluzione tecnologica, fu molto sanguinosa. Con l’entrata in guerra dell’Italia a fianco dell’Intesa, i soldati trentini furono considerati dei potenziali traditori dai graduati, che imponevano loro una disciplina disumana. Nell’esercito plurinazionale si sentivano fortemente isolati per la difficoltà di comunicazione verbale con i commilitoni e i superiori. Trascorrevano molte ore nelle trincee, in condizioni igieniche pietose, e si spostavano lungo sentieri impervi, in un clima umido, troppo caldo o troppo freddo. I loro scritti (diari, lettere, memorie), che si diversificano per la molteplicità dei livelli di scrittura e di cultura, rispecchiano, oltre alle difficoltà del combattimento, anche l’amaro distacco dalla famiglia e le esperienze vissute nei loro viaggi che attraversavano l’Ungheria e la Russia, fino alla Siberia e alla Cina. La terra magiara con le sue vaste pianure coltivate e i suoi grandi vigneti piacque ai Trentini, abituati a piccoli appezzamenti di terreno. La metropoli di Budapest li stupì per la magnificenza dei suoi palazzi, l’estensione delle sue piazze, il numero elevato dei monumentali ponti. Purtroppo, però, si sentivano a disagio sia perché non capivano l’ungherese sia perché non potevano acquistare neppure un po’ di vino o di birra per il loro costo elevato. Alcuni soldati dovettero lavorare nelle campagne per raccogliere il grano e constatarono che i contadini ungheresi erano instancabili lavoratori, con usi e costumi molto diversi dai loro. In effetti, l’unico vantaggio dei soldati trentini, sottoposti alle decisioni dei “grandi”, fu quello di aver potuto conoscere popoli e paesi lontani.

Fonti autobiografiche dei soldati trentini in Ungheria durante la prima guerra mondiale

CORRADI, CARLA
2016

Abstract

Le scritture di guerra dei soldati trentini che combatterono sul fronte orientale ben documentano le immani sofferenze che dovettero subire per complessi motivi bellici, politici, sociali e ambientali, senza che nessuno rendesse loro merito della fedeltà all’Impero austro-ungarico. L’azione bellica contro i Russi non si risolse in breve tempo, al contrario delle aspettative e, in seguito all’evoluzione tecnologica, fu molto sanguinosa. Con l’entrata in guerra dell’Italia a fianco dell’Intesa, i soldati trentini furono considerati dei potenziali traditori dai graduati, che imponevano loro una disciplina disumana. Nell’esercito plurinazionale si sentivano fortemente isolati per la difficoltà di comunicazione verbale con i commilitoni e i superiori. Trascorrevano molte ore nelle trincee, in condizioni igieniche pietose, e si spostavano lungo sentieri impervi, in un clima umido, troppo caldo o troppo freddo. I loro scritti (diari, lettere, memorie), che si diversificano per la molteplicità dei livelli di scrittura e di cultura, rispecchiano, oltre alle difficoltà del combattimento, anche l’amaro distacco dalla famiglia e le esperienze vissute nei loro viaggi che attraversavano l’Ungheria e la Russia, fino alla Siberia e alla Cina. La terra magiara con le sue vaste pianure coltivate e i suoi grandi vigneti piacque ai Trentini, abituati a piccoli appezzamenti di terreno. La metropoli di Budapest li stupì per la magnificenza dei suoi palazzi, l’estensione delle sue piazze, il numero elevato dei monumentali ponti. Purtroppo, però, si sentivano a disagio sia perché non capivano l’ungherese sia perché non potevano acquistare neppure un po’ di vino o di birra per il loro costo elevato. Alcuni soldati dovettero lavorare nelle campagne per raccogliere il grano e constatarono che i contadini ungheresi erano instancabili lavoratori, con usi e costumi molto diversi dai loro. In effetti, l’unico vantaggio dei soldati trentini, sottoposti alle decisioni dei “grandi”, fu quello di aver potuto conoscere popoli e paesi lontani.
Carla Corradi, Musi
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