The growing attention paid by the Italian press to violent and lethal crimes (i.e. femicides) perpetuated against women requires to carefully investigate the different ways in which these events are narrated, and represented in the news. Building on a previous analysis of 166 articles published in 2012 by 3 national newspapers (Gius & Lalli, 2014), this article aims to better comprehend the implications of such narratives also in a perspective of responsible journalism. In particular, this contribution will reflect on the possible paths offered by a phenomenological research to unveil, on one side, the implicit rules inspiring the apparent neutrality of the journalistic account while, on the other, contributing to build a common ground for responsible journalism open to potential innovation.

La crescente attenzione prestata dalla stampa italiana al tema del femminicidio vede da un lato nuovi criteri di agenda da parte di giornalisti che responsabilmente riconoscono valore di notizia a fatti che spesso in passato erano ritenuti di minore interesse pubblico Dall’altro, le modalità di narrazione e rappresentazione di tali eventi potrebbero richiedere altrettanta responsabilità sociale e competenze innovative di racconto giornalistico (Tuchman, 1978). Quando una donna viene uccisa per mano del partner l’episodio non si limita ad uno dei tanti eventi di cronaca nera, ma può più di altri contribuire ad utilizzare immaginari specifici dei diversi ruoli che uomini e donne rivestono all’interno del mondo sociale (Bullock and Cubert 2002; Gillespie et al. 2013; Meloy and Miller 2009; Mendes 2011; Meyers 1997). Per i giornalisti i casi di femminicidio costituiscono pertanto un terreno insidioso poiché richiedono strumenti interpretativi non immediatamente presenti nelle routine professionali o in facili risorse esplicative di senso comune, salvo riproporre stereotipi obsoleti. Per contribuire alla riflessione sulle implicazioni sociali del discorso giornalistico relativo ai cambiamenti dei ruoli di genere, questo contributo propone una rilettura di una precedente analisi di 166 articoli pubblicati nel 2012 da 3 quotidiani italiani in relazione a casi di uccisioni di donne per mano del partner (Gius e Lalli 2014). Le strategie di framing utilizzate fanno emergere l’ipotesi dell’amore romantico come tela di fondo narrativa che servirebbe a “spiegare” il trauma di vite ordinarie, tranne nei casi in cui altre variabili esogene alla questione di genere possono essere mobilitate per comprendere le ragioni di gesti efferati (come ad esempio, religione diversa, situazioni di deprivazione o disagio sociale). Si nota, dunque, come tenda a persistere nella stampa italiana come in quella internazionale, un ricorso diffuso a modelli impliciti che danno per scontata una sorta di normalizzazione del senso di possesso maschile nelle relazioni uomo-donna (Chung 2005; Mokton Smith 2012; Singh 2013; Wood 2001). Ora, più che offrire semplici critiche o indicazioni, ci si interroga sull’esigenza di piste di ricerca fenomenologica che aiutino, da una parte, a rendere esplicite le regole tacite che ispirano l’apparenza neutra del resoconto giornalistico e, dall’altra, a contribuire alla costruzione di un terreno comune di giornalismo socialmente responsabile, aperto all’esplorazione di percorsi innovativi.

Raccontare il femminicidio: semplice cronaca o nuove responsabilità?

LALLI, PINA;GIUS, CHIARA
2016

Abstract

La crescente attenzione prestata dalla stampa italiana al tema del femminicidio vede da un lato nuovi criteri di agenda da parte di giornalisti che responsabilmente riconoscono valore di notizia a fatti che spesso in passato erano ritenuti di minore interesse pubblico Dall’altro, le modalità di narrazione e rappresentazione di tali eventi potrebbero richiedere altrettanta responsabilità sociale e competenze innovative di racconto giornalistico (Tuchman, 1978). Quando una donna viene uccisa per mano del partner l’episodio non si limita ad uno dei tanti eventi di cronaca nera, ma può più di altri contribuire ad utilizzare immaginari specifici dei diversi ruoli che uomini e donne rivestono all’interno del mondo sociale (Bullock and Cubert 2002; Gillespie et al. 2013; Meloy and Miller 2009; Mendes 2011; Meyers 1997). Per i giornalisti i casi di femminicidio costituiscono pertanto un terreno insidioso poiché richiedono strumenti interpretativi non immediatamente presenti nelle routine professionali o in facili risorse esplicative di senso comune, salvo riproporre stereotipi obsoleti. Per contribuire alla riflessione sulle implicazioni sociali del discorso giornalistico relativo ai cambiamenti dei ruoli di genere, questo contributo propone una rilettura di una precedente analisi di 166 articoli pubblicati nel 2012 da 3 quotidiani italiani in relazione a casi di uccisioni di donne per mano del partner (Gius e Lalli 2014). Le strategie di framing utilizzate fanno emergere l’ipotesi dell’amore romantico come tela di fondo narrativa che servirebbe a “spiegare” il trauma di vite ordinarie, tranne nei casi in cui altre variabili esogene alla questione di genere possono essere mobilitate per comprendere le ragioni di gesti efferati (come ad esempio, religione diversa, situazioni di deprivazione o disagio sociale). Si nota, dunque, come tenda a persistere nella stampa italiana come in quella internazionale, un ricorso diffuso a modelli impliciti che danno per scontata una sorta di normalizzazione del senso di possesso maschile nelle relazioni uomo-donna (Chung 2005; Mokton Smith 2012; Singh 2013; Wood 2001). Ora, più che offrire semplici critiche o indicazioni, ci si interroga sull’esigenza di piste di ricerca fenomenologica che aiutino, da una parte, a rendere esplicite le regole tacite che ispirano l’apparenza neutra del resoconto giornalistico e, dall’altra, a contribuire alla costruzione di un terreno comune di giornalismo socialmente responsabile, aperto all’esplorazione di percorsi innovativi.
Lalli, Pina; Gius, Chiara
File in questo prodotto:
Eventuali allegati, non sono esposti

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11585/582406
 Attenzione

Attenzione! I dati visualizzati non sono stati sottoposti a validazione da parte dell'ateneo

Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact