Today, the progressive affirmation of the sporting body refers to a widespread culture transforming sport into a wider project. Its starting point is that sports and physical activity are privileged instruments to achieve well-being, understood as competences and action-oriented best practices (well-doing) involving in equal measure single subjects, communities and the environment. Within this framework, this paper analyze a recent Italian event - "Pie' Veloci", a urban game performed in Bologna in 2011 - through an integrated methodology between Ethnography and Communication Studies, arguing that ludic and sporting practices may lead to virtuous behaviors in communities. Indeed, urban games emerge as useful tools to promote socialization and engagement through the exploration and re-appropriation of urban spaces following the logic of best practices.

La progressiva affermazione del corpo sportivo è indicatore oggi di una cultura diffusa volta a trasformare la pratica sportiva in un progetto più ampio. Alla base vi è l’idea che le pratiche motorie- sportive siano uno strumento privilegiato per raggiungere il ben-essere (well-being), inteso come saperi e azioni orientate alle buone pratiche (well-doing), coinvolgendo in egual misura individuo, collettività e ambiente. In questa cornice il presente contributo presenta l’analisi di un case study italiano - “Pie’ Veloci”, gioco urbano realizzato nel 2011 a Bologna – con l’utilizzo di una metodologia integrata (lettura etnografica e comunicativa), allo scopo di illustrare come pratiche ludico sportive possono dare luogo a comportamenti virtuosi all’interno di una comunità. Gli Urban game si rivelano infatti utili strumenti alla socializzazione ed al coinvolgimento dei partecipanti finalizzati all’esplorazione ed alla ri-appropriazione dello spazio urbano secondo logiche di best practices.

Corpi sportivi e pratiche di ben-essere: il caso degli Urban Game a Bologna

RUSSO, GIOVANNA;FERRI, GABRIELE
2015

Abstract

La progressiva affermazione del corpo sportivo è indicatore oggi di una cultura diffusa volta a trasformare la pratica sportiva in un progetto più ampio. Alla base vi è l’idea che le pratiche motorie- sportive siano uno strumento privilegiato per raggiungere il ben-essere (well-being), inteso come saperi e azioni orientate alle buone pratiche (well-doing), coinvolgendo in egual misura individuo, collettività e ambiente. In questa cornice il presente contributo presenta l’analisi di un case study italiano - “Pie’ Veloci”, gioco urbano realizzato nel 2011 a Bologna – con l’utilizzo di una metodologia integrata (lettura etnografica e comunicativa), allo scopo di illustrare come pratiche ludico sportive possono dare luogo a comportamenti virtuosi all’interno di una comunità. Gli Urban game si rivelano infatti utili strumenti alla socializzazione ed al coinvolgimento dei partecipanti finalizzati all’esplorazione ed alla ri-appropriazione dello spazio urbano secondo logiche di best practices.
Giovanna, Russo; Gabriele, Ferri
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