L’analisi antropologica degli inumati delle necropoli di età longobarda di San Faustino a Casalmoro e di via San Martino a Guidizzolo, nel territorio mantovano, si inserisce nella serie di ricerche sulla controversa questione dell’attribuzione etnico-antropologica di sepolture di epoca “barbarica” e ha lo scopo di far luce sulle problematiche relative all’etnicità di popolazioni del territorio basso padano soggetto a invasioni in età longobarda. Le analisi morfometriche e paleodemografiche dei reperti, la rilevazione delle lesioni paleopatologiche delle ossa nonchè quelle dell'apparato masticatorio, evidenziano una notevole omogeneità fra i due gruppi di individui oggetto di studio. Nello specifico, in entrambe le necropoli si registra un'elevata mortalità infantile, maggiore per Guidizzolo (45,68%), significativa anche per Casalmoro (26,4%); molto simile risulta l'andamento della mortalità fra gli adulti. Anche il confronto tra 19 variabili antropometriche non è significativo (P> 0,5), il che conferma come le due necropoli siano affini. Riguardo le patologie, a Casalmoro si registra un 44,44% di affetti da cribra orbitalia, paragonabile al 48,07% di Guidizzolo. Allo stesso modo, per le patologie dentarie, a Casalmoro si riscontra un 19,07% di denti cariati, così come a Guidizzolo si ha un 22,46%; in relazione all'ipoplasia dello smalto, a Casalmoro è presente nel 23,3% degli individui, mentre a Guidizzolo nel 25%. Al fine di evidenziare eventuali elementi di carattere antropologico utili per l’attribuzione etnica degli inumati delle due necropoli, i risultati emersi dalla nostra ricerca sono stati comparati con quelli ottenuti in studi analoghi eseguiti su alcune necropoli coeve, definite “longobarde” sulla base del corredo associato alle sepolture. Dai risultati conseguiti si è confermato un quadro piuttosto complesso della composizione etnico-antropologica dei gruppi umani che hanno popolato il territorio basso padano in età longobarda: in primo luogo per la difficoltà di riconoscere caratteristiche fisiche inequivocabilmente riconducibili all’ethnos longobardo in territorio italico; in secondo luogo perché i dati antropometrici registrati negli inumati dei due sepolcreti mantovani si collocano in una posizione intermedia rispetto a quelli registrati nelle altre serie prese a confronto. Tali considerazioni portano a concludere che per gli individui sepolti a Casalmoro e a Guidizzolo non sembra possibile riconoscere un’appartenenza etnica “pura” ma sembra plausibile ipotizzare una mescolanza, forse anche a livello genetico, fra la popolazione autoctona e gruppi di invasori longobardi. Ciò risulterebbe in accordo con gli attuali orientamenti emersi dalla ricerca archeologica, sempre più propensi a parlare di ibridazione tra le due culture, piuttosto che di discriminazione etnico-antropologica. Un possibile chiarimento di questo problema ci si propone di ottenerlo attraverso l’analisi del DNA estratto da reperti provenienti da diverse necropoli di età longobarda, che potrebbe fornire informazioni sulle dinamiche che hanno interessato il popolamento dell'Italia in questo periodo, da parte di gruppi umani di provenienza nordica.

Antropologia del territorio mantovano in età longobarda: gli inumati delle necropoli di Casalmoro e Guidizzolo

BONETTI, COSTANZA;PIRRAGLIA, ROMINA;BENAZZI, STEFANO;GRUPPIONI, GIORGIO
2008

Abstract

L’analisi antropologica degli inumati delle necropoli di età longobarda di San Faustino a Casalmoro e di via San Martino a Guidizzolo, nel territorio mantovano, si inserisce nella serie di ricerche sulla controversa questione dell’attribuzione etnico-antropologica di sepolture di epoca “barbarica” e ha lo scopo di far luce sulle problematiche relative all’etnicità di popolazioni del territorio basso padano soggetto a invasioni in età longobarda. Le analisi morfometriche e paleodemografiche dei reperti, la rilevazione delle lesioni paleopatologiche delle ossa nonchè quelle dell'apparato masticatorio, evidenziano una notevole omogeneità fra i due gruppi di individui oggetto di studio. Nello specifico, in entrambe le necropoli si registra un'elevata mortalità infantile, maggiore per Guidizzolo (45,68%), significativa anche per Casalmoro (26,4%); molto simile risulta l'andamento della mortalità fra gli adulti. Anche il confronto tra 19 variabili antropometriche non è significativo (P> 0,5), il che conferma come le due necropoli siano affini. Riguardo le patologie, a Casalmoro si registra un 44,44% di affetti da cribra orbitalia, paragonabile al 48,07% di Guidizzolo. Allo stesso modo, per le patologie dentarie, a Casalmoro si riscontra un 19,07% di denti cariati, così come a Guidizzolo si ha un 22,46%; in relazione all'ipoplasia dello smalto, a Casalmoro è presente nel 23,3% degli individui, mentre a Guidizzolo nel 25%. Al fine di evidenziare eventuali elementi di carattere antropologico utili per l’attribuzione etnica degli inumati delle due necropoli, i risultati emersi dalla nostra ricerca sono stati comparati con quelli ottenuti in studi analoghi eseguiti su alcune necropoli coeve, definite “longobarde” sulla base del corredo associato alle sepolture. Dai risultati conseguiti si è confermato un quadro piuttosto complesso della composizione etnico-antropologica dei gruppi umani che hanno popolato il territorio basso padano in età longobarda: in primo luogo per la difficoltà di riconoscere caratteristiche fisiche inequivocabilmente riconducibili all’ethnos longobardo in territorio italico; in secondo luogo perché i dati antropometrici registrati negli inumati dei due sepolcreti mantovani si collocano in una posizione intermedia rispetto a quelli registrati nelle altre serie prese a confronto. Tali considerazioni portano a concludere che per gli individui sepolti a Casalmoro e a Guidizzolo non sembra possibile riconoscere un’appartenenza etnica “pura” ma sembra plausibile ipotizzare una mescolanza, forse anche a livello genetico, fra la popolazione autoctona e gruppi di invasori longobardi. Ciò risulterebbe in accordo con gli attuali orientamenti emersi dalla ricerca archeologica, sempre più propensi a parlare di ibridazione tra le due culture, piuttosto che di discriminazione etnico-antropologica. Un possibile chiarimento di questo problema ci si propone di ottenerlo attraverso l’analisi del DNA estratto da reperti provenienti da diverse necropoli di età longobarda, che potrebbe fornire informazioni sulle dinamiche che hanno interessato il popolamento dell'Italia in questo periodo, da parte di gruppi umani di provenienza nordica.
C. Bonetti; L. Desiderio; R. Pirraglia; E. Scutellari; S. Benazzi; G. Gruppioni
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