Nell’ambito mediale, e in particolar modo in tv, si è sviluppata nel tempo una ricca tradizione di racconti dedicati alla politica: allegorie, documentari più o meno legati alla realtà, vere e proprie fiction. Soprattutto in anni recenti, per esempio, alcune serie televisive hanno affrontato numerosi temi politici in modo diretto, mentre altre li hanno sfiorati all’interno di archi narrativi più ampi. Tra le caratteristiche ricorrenti di questi testi si può notare la costante presenza, nel mondo costruito dalla narrazione, di figure di candidati alle elezioni. A partire dal riconoscimento di un legame sempre più stretto tra cultura popolare (e mediale) e politica, il saggio si propone così di esplorare le estetiche e le tipologie di rappresentazione dei candidati presenti in quattro prodotti di serialità americana, focalizzandosi in particolare sul modo in cui tali estetiche variano a seconda delle marche di genere e sul processo storico-sociale di progressiva popolarizzazione dei discorsi e dei meccanismi politici, che passa anche attraverso la tv – e la fiction televisiva. Il primo caso, West Wing, è una serie che porta su un network generalista, NBC, il dietro le quinte della macchina politica della Casa Bianca, riservando, soprattutto con il procedere delle stagioni, un’attenzione considerevole alla dinamica elettorale sia presidenziale (con l’elezione, le primarie e la riconferma del presidente Josiah Bartlet) sia congressuale (in particolare con la campagna di Sam Seaborn in California). Gli altri tre serial, andati in onda a distanza di qualche anno, sono invece drama spesso molto vicini alle forme di rappresentazione (e consumo) della soap opera: Desperate Housewives, Dirty Sexy Money e Brothers & Sisters, tutti in onda su ABC e con una forte connotazione mainstream. Qui, all’interno di ampie narrazioni corali, si inserisce sempre una figura di candidato a ruoli di pubblica rappresentanza (nazionale o locale), il cui rapporto con i media, con il partito di riferimento e con la “famiglia” è visto ora in chiave fortemente identitaria, ora nei termini più consueti del potere e dello scandalo. L’analisi dei prodotti cerca così di esplorare come i filtri di genere siano intervenuti sulle rappresentazioni del candidato, chiamando in causa i temi centrali del rapporto tra comunicazione politica e media, e di conseguenza anche della rappresentazione finzionale della politica: come la tendenza a una sempre maggiore personalizzazione del candidato, il rapporto complesso tra ribalta e retroscena e il modo in cui lo spazio “intimo” costruito dalla tv per i suoi spettatori fa emergere con sempre più forza la sfera privata dei politici e la loro dimensione passionale. Temi che sono stati messi in scena – e in qualche modo discussi e resi popolari – in un numero sempre maggiore di telefilm di produzione statunitense.

Candidati seriali. La popolarizzazione della politica nella serialità televisiva americana

BARRA, LUCA;PENATI, CECILIA
2009

Abstract

Nell’ambito mediale, e in particolar modo in tv, si è sviluppata nel tempo una ricca tradizione di racconti dedicati alla politica: allegorie, documentari più o meno legati alla realtà, vere e proprie fiction. Soprattutto in anni recenti, per esempio, alcune serie televisive hanno affrontato numerosi temi politici in modo diretto, mentre altre li hanno sfiorati all’interno di archi narrativi più ampi. Tra le caratteristiche ricorrenti di questi testi si può notare la costante presenza, nel mondo costruito dalla narrazione, di figure di candidati alle elezioni. A partire dal riconoscimento di un legame sempre più stretto tra cultura popolare (e mediale) e politica, il saggio si propone così di esplorare le estetiche e le tipologie di rappresentazione dei candidati presenti in quattro prodotti di serialità americana, focalizzandosi in particolare sul modo in cui tali estetiche variano a seconda delle marche di genere e sul processo storico-sociale di progressiva popolarizzazione dei discorsi e dei meccanismi politici, che passa anche attraverso la tv – e la fiction televisiva. Il primo caso, West Wing, è una serie che porta su un network generalista, NBC, il dietro le quinte della macchina politica della Casa Bianca, riservando, soprattutto con il procedere delle stagioni, un’attenzione considerevole alla dinamica elettorale sia presidenziale (con l’elezione, le primarie e la riconferma del presidente Josiah Bartlet) sia congressuale (in particolare con la campagna di Sam Seaborn in California). Gli altri tre serial, andati in onda a distanza di qualche anno, sono invece drama spesso molto vicini alle forme di rappresentazione (e consumo) della soap opera: Desperate Housewives, Dirty Sexy Money e Brothers & Sisters, tutti in onda su ABC e con una forte connotazione mainstream. Qui, all’interno di ampie narrazioni corali, si inserisce sempre una figura di candidato a ruoli di pubblica rappresentanza (nazionale o locale), il cui rapporto con i media, con il partito di riferimento e con la “famiglia” è visto ora in chiave fortemente identitaria, ora nei termini più consueti del potere e dello scandalo. L’analisi dei prodotti cerca così di esplorare come i filtri di genere siano intervenuti sulle rappresentazioni del candidato, chiamando in causa i temi centrali del rapporto tra comunicazione politica e media, e di conseguenza anche della rappresentazione finzionale della politica: come la tendenza a una sempre maggiore personalizzazione del candidato, il rapporto complesso tra ribalta e retroscena e il modo in cui lo spazio “intimo” costruito dalla tv per i suoi spettatori fa emergere con sempre più forza la sfera privata dei politici e la loro dimensione passionale. Temi che sono stati messi in scena – e in qualche modo discussi e resi popolari – in un numero sempre maggiore di telefilm di produzione statunitense.
BARRA L; PENATI C
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