Recensione al volume di Marco De Marinis, "Il teatro dopo l'età d'oro. Novecento e oltre" (Roma, Bulzoni editore, 2013, pp. 416). La recensione parte dalla tesi contenuta nel titolo del volume, secondo la quale oltre il Novecento c’è il teatro che viene “dopo l’età d’oro”, ovvero il teatro che si è lasciato alle spalle le riforme novecentesche dei padri fondatori della regia (a inizio secolo) e del Nuovo Teatro (a partire dagli anni Sessanta). Riforme che hanno imposto un ripensamento del teatro a partire dai suoi fondamenti, mettendo al centro in particolare la “questione dell’attore”. La dialettica “continuità/discontinuità fra il Novecento teatrale e la scena attuale” attraversa l’intera riflessione sviluppata nel volume e ne rappresenta il filo rosso. Il nuovo secolo è erede del trauma di fondo del teatro novecentesco (evocato fin dall’introduzione del libro), ovvero la minaccia di estinzione (decretata prima dal cinema e dalla televisione, poi da internet e dal digitale). E, dopo essere sopravvissuto, può permettersi di mettere definitivamente in crisi la forma teatro e la forma dramma, innestandosi con maggiori e più sofisticati strumenti sul solco della performance o approdando alle nuove competenze multidisciplinari, tecniche e vocali che vanno dall’attore neo-interprete all’attore icona, fino al non-attore.

Dal performer al non-attore. Il teatro post-novecentesco

VALENTI, CRISTINA
2014

Abstract

Recensione al volume di Marco De Marinis, "Il teatro dopo l'età d'oro. Novecento e oltre" (Roma, Bulzoni editore, 2013, pp. 416). La recensione parte dalla tesi contenuta nel titolo del volume, secondo la quale oltre il Novecento c’è il teatro che viene “dopo l’età d’oro”, ovvero il teatro che si è lasciato alle spalle le riforme novecentesche dei padri fondatori della regia (a inizio secolo) e del Nuovo Teatro (a partire dagli anni Sessanta). Riforme che hanno imposto un ripensamento del teatro a partire dai suoi fondamenti, mettendo al centro in particolare la “questione dell’attore”. La dialettica “continuità/discontinuità fra il Novecento teatrale e la scena attuale” attraversa l’intera riflessione sviluppata nel volume e ne rappresenta il filo rosso. Il nuovo secolo è erede del trauma di fondo del teatro novecentesco (evocato fin dall’introduzione del libro), ovvero la minaccia di estinzione (decretata prima dal cinema e dalla televisione, poi da internet e dal digitale). E, dopo essere sopravvissuto, può permettersi di mettere definitivamente in crisi la forma teatro e la forma dramma, innestandosi con maggiori e più sofisticati strumenti sul solco della performance o approdando alle nuove competenze multidisciplinari, tecniche e vocali che vanno dall’attore neo-interprete all’attore icona, fino al non-attore.
Valenti, Cristina
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11585/554066
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