Il ‘500 è stato il secolo dei grandi navigatori e della scoperta di terre nuove e, con esse, anche di specie botaniche che in Europa erano delle perfette sconosciute. In questo secolo visse Nicolas Monardes, nativo di Siviglia, uno dei fondatori della farmacognosia. Pur essendo un medico, o forse proprio per questo, egli si dedicò fino al 1588 (anno in cui si spense) allo studio delle piante non solo dal punto di vista botanico ma anche curativo: a lui si devono i primissimi studi sulle specie del genere Nicotiana ed anche quelli sulla cocaina. Monardes fu un grande viaggiatore e scopritore di specie botaniche che introdusse dal “Nuovo Mondo” in Europa; fra esse, quella che non a caso prese il nome di Monarda. A questa poco famosa lamiacea dedichiamo un po’ di attenzione per una serie di motivi che spero convinceranno i Lettori ad utilizzarla in giardino. Perché la Monarda? La Monarda è consigliata a coloro che amano creare contrasti di colore poiché stimolanti e di sicuro effetto. Il bello è che utilizzando la sola specie M. didyma è possibile creare un interessante schermo di contrasto cromatico giocando sulle mille colorazioni in cui si propone. Per realizzare un effetto di pura emozione abbinate colori forti, come il rosso della “Scarlett”, oppure scegliete fra le innumerevoli tonalità di viola, rosso vermiglio e cremisi, magenta, arancio e lilla. Basta quindi una sola specie per creare un’aiuola dal gusto selvaggio. La Monarda è inoltre molto aromatica, attira farfalle ed insetti pronubi ed è anche commestibile: se ne preparano salse, la si gusta in insalata (non a caso è chiamata “menta rossa”) e con le foglie della specie M. fistulosa si prepara il famoso tè Oswego. Da fitopatologo sponsorizzo questa lamiacea per la sua rusticità: sopporta molto bene stress idrici e sbalzi termici. Nonostante non venga annaffiata per un periodo prolungato o la temperatura estiva arrivi anche ai 40°C, la fioritura non delude. E per le malattie? Non temete: si verificano maculature fogliari, attacchi da cicaline le cui punture rendono “picchiettate” di bianco il lembo,…ma niente che non si rimedi eliminando manualmente le foglie danneggiate. Se al momento dell’allestimento dell’aiuola non piantate la Monarda troppo fitta, ma in maniera tale che l’aria circoli adeguatamente nel fogliame ed evitate il ristagno idrico, molte avversità potranno essere prevenute, dalle ruggini agli oidi, fino ai pericolosi marciumi radicali. La prevenzione è, come sapete, il migliore dei rimedi.
Maria Grazia, B. (2016). La poco nota Monarda. GIARDINI, 278, 67-67.
La poco nota Monarda
BELLARDI, MARIA GRAZIA
2016
Abstract
Il ‘500 è stato il secolo dei grandi navigatori e della scoperta di terre nuove e, con esse, anche di specie botaniche che in Europa erano delle perfette sconosciute. In questo secolo visse Nicolas Monardes, nativo di Siviglia, uno dei fondatori della farmacognosia. Pur essendo un medico, o forse proprio per questo, egli si dedicò fino al 1588 (anno in cui si spense) allo studio delle piante non solo dal punto di vista botanico ma anche curativo: a lui si devono i primissimi studi sulle specie del genere Nicotiana ed anche quelli sulla cocaina. Monardes fu un grande viaggiatore e scopritore di specie botaniche che introdusse dal “Nuovo Mondo” in Europa; fra esse, quella che non a caso prese il nome di Monarda. A questa poco famosa lamiacea dedichiamo un po’ di attenzione per una serie di motivi che spero convinceranno i Lettori ad utilizzarla in giardino. Perché la Monarda? La Monarda è consigliata a coloro che amano creare contrasti di colore poiché stimolanti e di sicuro effetto. Il bello è che utilizzando la sola specie M. didyma è possibile creare un interessante schermo di contrasto cromatico giocando sulle mille colorazioni in cui si propone. Per realizzare un effetto di pura emozione abbinate colori forti, come il rosso della “Scarlett”, oppure scegliete fra le innumerevoli tonalità di viola, rosso vermiglio e cremisi, magenta, arancio e lilla. Basta quindi una sola specie per creare un’aiuola dal gusto selvaggio. La Monarda è inoltre molto aromatica, attira farfalle ed insetti pronubi ed è anche commestibile: se ne preparano salse, la si gusta in insalata (non a caso è chiamata “menta rossa”) e con le foglie della specie M. fistulosa si prepara il famoso tè Oswego. Da fitopatologo sponsorizzo questa lamiacea per la sua rusticità: sopporta molto bene stress idrici e sbalzi termici. Nonostante non venga annaffiata per un periodo prolungato o la temperatura estiva arrivi anche ai 40°C, la fioritura non delude. E per le malattie? Non temete: si verificano maculature fogliari, attacchi da cicaline le cui punture rendono “picchiettate” di bianco il lembo,…ma niente che non si rimedi eliminando manualmente le foglie danneggiate. Se al momento dell’allestimento dell’aiuola non piantate la Monarda troppo fitta, ma in maniera tale che l’aria circoli adeguatamente nel fogliame ed evitate il ristagno idrico, molte avversità potranno essere prevenute, dalle ruggini agli oidi, fino ai pericolosi marciumi radicali. La prevenzione è, come sapete, il migliore dei rimedi.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


