Divisi da una generazione, ma incontratisi in alcune occasioni, Carl Joachim Friedrich e Giovanni Sartori rappresentano entrambi l’incontro tra la cultura europea e quella americana, tra una variegata e complessa tradizione europea dello studio della politica, fortemente condizionata dalle scienze giuridiche e dal pensiero filosofico, e il tentativo della scienza politica americana, negli anni Cinquanta e Sessanta, di assumere metodi e status propri. Trovano a misurarsi, così, lo studioso italiano e l’emigrato tedesco, con la “rivoluzione comportamentista”. Di questa, sia Friedrich, sia Sartori, condividono il generale obiettivo di fare dello studio della politica un scienza vera e propria, che vada oltre gli approcci giuridici e filosofici e se ne distingua. Tuttavia, in entrambi si riscontra una composita critica al nuovo approccio statunitense, ai suoi metodi e ai suoi disegni di ricerca. In particolare, accanto alla rivendicazione del permanere delle istituzioni come dimensione cruciale per lo studio della politica, dimensione che nell’approccio comportamentista si perde, i due studiosi, pur nelle loro differenze, misurandosi con i presupposti e i procedimenti del comportamentismo hanno posto grande attenzione ai concetti e alla loro formazione come premesse centrali di ogni studio della politica, ai valori come riferimento problematico, ma imprescindibile, nonché agli scopi della scienza politica, non riconducibili in modo esclusivo ad una conoscenza fine a sé stessa. In questo loro procedere, la filosofia e la teoria politica e il loro rapporto con lo studio “scientifico” della politica hanno rappresentato un riferimento costante, tanto complesso, quanto necessario per costruire una disciplina nuova e autonoma, ma in grado di attingere in modo fecondo a discipline affini e al tempo stesso consapevole del proprio “linguaggio” e dei propri presupposti culturali. L'articolo mette a fuoco in modo analitico e approfondito i percorsi di Friedrich e Sartori, nello loro somiglianze e nelle loro differenze, con riferimento a queste specifiche tematiche e propone una riflessione sull’importanza che questo loro contributo mantiene per una disciplina dalle fondamenta ancora fragili.

Concetti, valori e pratica tra filosofia, teoria e scienza politica. Le lezioni di Carl Joachim Friedrich e Giovanni Sartori

VENTURA, SOFIA
2015

Abstract

Divisi da una generazione, ma incontratisi in alcune occasioni, Carl Joachim Friedrich e Giovanni Sartori rappresentano entrambi l’incontro tra la cultura europea e quella americana, tra una variegata e complessa tradizione europea dello studio della politica, fortemente condizionata dalle scienze giuridiche e dal pensiero filosofico, e il tentativo della scienza politica americana, negli anni Cinquanta e Sessanta, di assumere metodi e status propri. Trovano a misurarsi, così, lo studioso italiano e l’emigrato tedesco, con la “rivoluzione comportamentista”. Di questa, sia Friedrich, sia Sartori, condividono il generale obiettivo di fare dello studio della politica un scienza vera e propria, che vada oltre gli approcci giuridici e filosofici e se ne distingua. Tuttavia, in entrambi si riscontra una composita critica al nuovo approccio statunitense, ai suoi metodi e ai suoi disegni di ricerca. In particolare, accanto alla rivendicazione del permanere delle istituzioni come dimensione cruciale per lo studio della politica, dimensione che nell’approccio comportamentista si perde, i due studiosi, pur nelle loro differenze, misurandosi con i presupposti e i procedimenti del comportamentismo hanno posto grande attenzione ai concetti e alla loro formazione come premesse centrali di ogni studio della politica, ai valori come riferimento problematico, ma imprescindibile, nonché agli scopi della scienza politica, non riconducibili in modo esclusivo ad una conoscenza fine a sé stessa. In questo loro procedere, la filosofia e la teoria politica e il loro rapporto con lo studio “scientifico” della politica hanno rappresentato un riferimento costante, tanto complesso, quanto necessario per costruire una disciplina nuova e autonoma, ma in grado di attingere in modo fecondo a discipline affini e al tempo stesso consapevole del proprio “linguaggio” e dei propri presupposti culturali. L'articolo mette a fuoco in modo analitico e approfondito i percorsi di Friedrich e Sartori, nello loro somiglianze e nelle loro differenze, con riferimento a queste specifiche tematiche e propone una riflessione sull’importanza che questo loro contributo mantiene per una disciplina dalle fondamenta ancora fragili.
Ventura, Sofia
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11585/533187
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