Nella tradizione speculativa occidentale, il termine Mente rinvia a quelli di Spirito e di Intelletto, dimensioni alte, altissime, della psiche, tendenzialmente sganciate dal corpo e dalle sue emozioni, tese a so-stenere l’ideale di emancipazione dell’humanitas dalle sue stesse origi-ni naturali. Dentro quella tradizione di lungo corso, il concetto di mente emozionale risultava difficilmente teorizzabile, in quanto at-traversato da una contraddizione profonda, non facilmente ricom-ponibile: lo Spirito infatti esigeva che la personalità volgesse le spalle a quanto di controverso e di problematico vi è nell’esistenza, per ab-bracciare il regno delle pure idealità; l’intelligere, a sua volta, riteneva che l’atto della conoscenza comportasse il mantenimento di una po-sizione di lucidità mentale che poteva essere adeguatamente perse-guita solo attraverso il distacco dall’esperienza emozionale. Distacco non facile da raggiungere, poiché proprio delle emozioni è il loro en-trare in gioco inopinatamente, in modo talvolta imprevedibile e ina-spettato, con effetti anche vistosi di disturbo e interferenza nei con-fronti delle attività cognitive. Un ossimoro dunque.
Fabbri, M. (2014). La mente emotiva. Narrazioni e sfide evolutive nella civiltà della cura e dell’empatia. METIS, 2014 (Quaderni di Metis), 17-38.
La mente emotiva. Narrazioni e sfide evolutive nella civiltà della cura e dell’empatia
FABBRI, MAURIZIO
2014
Abstract
Nella tradizione speculativa occidentale, il termine Mente rinvia a quelli di Spirito e di Intelletto, dimensioni alte, altissime, della psiche, tendenzialmente sganciate dal corpo e dalle sue emozioni, tese a so-stenere l’ideale di emancipazione dell’humanitas dalle sue stesse origi-ni naturali. Dentro quella tradizione di lungo corso, il concetto di mente emozionale risultava difficilmente teorizzabile, in quanto at-traversato da una contraddizione profonda, non facilmente ricom-ponibile: lo Spirito infatti esigeva che la personalità volgesse le spalle a quanto di controverso e di problematico vi è nell’esistenza, per ab-bracciare il regno delle pure idealità; l’intelligere, a sua volta, riteneva che l’atto della conoscenza comportasse il mantenimento di una po-sizione di lucidità mentale che poteva essere adeguatamente perse-guita solo attraverso il distacco dall’esperienza emozionale. Distacco non facile da raggiungere, poiché proprio delle emozioni è il loro en-trare in gioco inopinatamente, in modo talvolta imprevedibile e ina-spettato, con effetti anche vistosi di disturbo e interferenza nei con-fronti delle attività cognitive. Un ossimoro dunque.| File | Dimensione | Formato | |
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