Il trauma cranico rappresenta una delle più frequenti cause di mortalità e morbilità nel bambino. L’outcome è correlato sia al danno primario e, quindi, alla severità del trauma, alla modalità accidentale o inflitta ed alla presenza di lesioni corticali o sottocorticali, che al danno secondario, da ipoventilazione, ipotensione, alterazioni metaboliche, etc. [1]. L’effetto sulla sfera cognitiva e degli apprendimenti dipende, inoltre, dall’età, da fattori familiari e socioeconomici, e dalle caratteristiche pre-morbidità del bambino, che devono essere considerati nella scelta delle strategie riabilitative [2]. Citiamo, come esempio, l’acquisizione del linguaggio che in età precoce può essere deficitaria su tutti i versanti a seguito di un trauma cranico severo mentre in età scolare avanzata e negli adolescenti può essere alterata nelle funzioni linguistiche più complesse [3]. Evidenze, in letteratura, sottolineano un coinvolgimento delle funzioni esecutive per alterazioni di circuiti neuronali quali quelli dei meccanismi di wolking memory, di inibizione, di self-regulation, etc da lesioni sia focali che diffuse [4]. Viene, inoltre, sottolineato come i deficit motori, visivi e neuropsicologici siano correlati non solo a lesioni corticali nelle sedi di elaborazione degli stessi che da lesioni sottocorticali; sono, infatti, queste responsabili nei bambini del 52% dei deficit cognitivi e del 30% di quelli motori [5]. Sebbene crisi epilettiche post-trauma e l’epilessia siano un evento comune nei bambini che fanno esperienza di trauma cranico, la patogenesi non è chiara e non è stata attualmente identificata un’efficace terapia preventiva [6]. Un’infrequente complicanza a lungo termine del trauma cranico in età evolutiva è la cefalea cronica che ricorre dopo un trauma sia lieve che moderato che severo. Si presenta con caratteristiche sia tensive che emicraniche, nell’ambito di una sindrome più complessa che include disturbi dell’equilibrio, irritabilità, scarse performance, depressione, disturbi del sonno, etc. e può richiedere interventi sia farmacologici che psicoterapeutici [7].

Complicanze neurologiche a lungo termine

GARONE, CATERINA;FRANZONI, EMILIO
2007

Abstract

Il trauma cranico rappresenta una delle più frequenti cause di mortalità e morbilità nel bambino. L’outcome è correlato sia al danno primario e, quindi, alla severità del trauma, alla modalità accidentale o inflitta ed alla presenza di lesioni corticali o sottocorticali, che al danno secondario, da ipoventilazione, ipotensione, alterazioni metaboliche, etc. [1]. L’effetto sulla sfera cognitiva e degli apprendimenti dipende, inoltre, dall’età, da fattori familiari e socioeconomici, e dalle caratteristiche pre-morbidità del bambino, che devono essere considerati nella scelta delle strategie riabilitative [2]. Citiamo, come esempio, l’acquisizione del linguaggio che in età precoce può essere deficitaria su tutti i versanti a seguito di un trauma cranico severo mentre in età scolare avanzata e negli adolescenti può essere alterata nelle funzioni linguistiche più complesse [3]. Evidenze, in letteratura, sottolineano un coinvolgimento delle funzioni esecutive per alterazioni di circuiti neuronali quali quelli dei meccanismi di wolking memory, di inibizione, di self-regulation, etc da lesioni sia focali che diffuse [4]. Viene, inoltre, sottolineato come i deficit motori, visivi e neuropsicologici siano correlati non solo a lesioni corticali nelle sedi di elaborazione degli stessi che da lesioni sottocorticali; sono, infatti, queste responsabili nei bambini del 52% dei deficit cognitivi e del 30% di quelli motori [5]. Sebbene crisi epilettiche post-trauma e l’epilessia siano un evento comune nei bambini che fanno esperienza di trauma cranico, la patogenesi non è chiara e non è stata attualmente identificata un’efficace terapia preventiva [6]. Un’infrequente complicanza a lungo termine del trauma cranico in età evolutiva è la cefalea cronica che ricorre dopo un trauma sia lieve che moderato che severo. Si presenta con caratteristiche sia tensive che emicraniche, nell’ambito di una sindrome più complessa che include disturbi dell’equilibrio, irritabilità, scarse performance, depressione, disturbi del sonno, etc. e può richiedere interventi sia farmacologici che psicoterapeutici [7].
SIMPOSIO PRE-CONGRESSUALE CONGIUNTO SINP – SINPIA – SINC "Floppy Infant"
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Valentina Marchiani; Caterina Garone; Emilio Franzoni
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