Nei primi decenni del Novecento, presso il Teatro d’Arte di Mosca, la pedagogia dell’attore si impone come uno dei tratti costitutivi della pratica registica. Nel corso del XX secolo la vocazione didattica del regista va però incontro ad alterne fortune: per un verso l’esperienza del “teatro laboratorio”, nelle sue più varie declinazioni, è innegabilmente riconosciuta come una delle principali linee guida dell’evoluzione delle poetiche sceniche del secolo scorso, per l’altro la prassi pedagogica dei registi, in bilico tra ricerca dei principi primi della recitazione e trasmissione del proprio sapere, entra progressivamente in crisi, specie verso la fine degli anni Sessanta. È proprio muovendo da un iniziale rifiuto del modello della scuola e dei maestri che Franco Quadri, nel corso degli anni Ottanta, viene invece progressivamente sviluppando la propria utopia pedagogica, arrivando a fondare nel 1990 l’École des Maîtres: una scuola itinerante dell’attore, affidata a registi professionisti di età compresa tra i quaranta e i sessant’anni, di impianto internazionale. Scopi dell’École sono: contribuire a definire il profilo di un attore genuinamente europeo, risolvere il problema cruciale della trasmissione dell’esperienza scenica, fornire ai registi la possibilità di ritagliarsi uno spazio di libera sperimentazione e ricerca. I principi teorici dell’École des Maîtres sono da ricercarsi nella patafisica, la scienza dell’eccezione inventata da Jarry, particolarmente cara a Franco Quadri: regola fondamentale della pedagogia del celebre critico è infatti il non avere regole. Studiando la storia dell’École, è possibile tentare una periodizzazione delle sue attività. Nella sua prima stagione (1990-1998) la scuola è caratterizzata dalla presenza di Maestri autorevoli e dalla robusta personalità. Tra il 1999 e il 2003 alla guida dei suoi corsi, Quadri chiama alcuni uomini di teatro che tendono a costruire la relazione con gli allievi non come un rapporto didattico, bensì come una relazione professionale tra regista e attore. Tra il 2004 e il 2006, l’École, trasformatasi in Progetto Thierry Salmon, beneficia di un prezioso sostegno da parte dell’Unione Europea. Tra il 2007 e il 2010 Franco investe infine del ruolo di docenti alcuni protagonisti del teatro postnovecentesco, ormai aperti all’esperienza della postregia. Dopo una sessione teorica successiva alla scomparsa di Quadri nel marzo del 2011, a partire dal 2012 l’École ha ripreso la sua normale attività didattica, continuando la sua sistematica esplorazione delle nuove possibilità della scena contemporanea. Nei suoi oltre vent’anni di vita, l’École des Maîtres è di fatto diventata, dunque, una sorta di carta geografica in scala ridotta del complesso e sfuggente panorama della scena contemporanea.

Il romanzo dell'École des Maîtres: elementi di pedagogia teatrale secondo Franco Quadri (à la manière de Jarry)

LONGHI, CLAUDIO
2014

Abstract

Nei primi decenni del Novecento, presso il Teatro d’Arte di Mosca, la pedagogia dell’attore si impone come uno dei tratti costitutivi della pratica registica. Nel corso del XX secolo la vocazione didattica del regista va però incontro ad alterne fortune: per un verso l’esperienza del “teatro laboratorio”, nelle sue più varie declinazioni, è innegabilmente riconosciuta come una delle principali linee guida dell’evoluzione delle poetiche sceniche del secolo scorso, per l’altro la prassi pedagogica dei registi, in bilico tra ricerca dei principi primi della recitazione e trasmissione del proprio sapere, entra progressivamente in crisi, specie verso la fine degli anni Sessanta. È proprio muovendo da un iniziale rifiuto del modello della scuola e dei maestri che Franco Quadri, nel corso degli anni Ottanta, viene invece progressivamente sviluppando la propria utopia pedagogica, arrivando a fondare nel 1990 l’École des Maîtres: una scuola itinerante dell’attore, affidata a registi professionisti di età compresa tra i quaranta e i sessant’anni, di impianto internazionale. Scopi dell’École sono: contribuire a definire il profilo di un attore genuinamente europeo, risolvere il problema cruciale della trasmissione dell’esperienza scenica, fornire ai registi la possibilità di ritagliarsi uno spazio di libera sperimentazione e ricerca. I principi teorici dell’École des Maîtres sono da ricercarsi nella patafisica, la scienza dell’eccezione inventata da Jarry, particolarmente cara a Franco Quadri: regola fondamentale della pedagogia del celebre critico è infatti il non avere regole. Studiando la storia dell’École, è possibile tentare una periodizzazione delle sue attività. Nella sua prima stagione (1990-1998) la scuola è caratterizzata dalla presenza di Maestri autorevoli e dalla robusta personalità. Tra il 1999 e il 2003 alla guida dei suoi corsi, Quadri chiama alcuni uomini di teatro che tendono a costruire la relazione con gli allievi non come un rapporto didattico, bensì come una relazione professionale tra regista e attore. Tra il 2004 e il 2006, l’École, trasformatasi in Progetto Thierry Salmon, beneficia di un prezioso sostegno da parte dell’Unione Europea. Tra il 2007 e il 2010 Franco investe infine del ruolo di docenti alcuni protagonisti del teatro postnovecentesco, ormai aperti all’esperienza della postregia. Dopo una sessione teorica successiva alla scomparsa di Quadri nel marzo del 2011, a partire dal 2012 l’École ha ripreso la sua normale attività didattica, continuando la sua sistematica esplorazione delle nuove possibilità della scena contemporanea. Nei suoi oltre vent’anni di vita, l’École des Maîtres è di fatto diventata, dunque, una sorta di carta geografica in scala ridotta del complesso e sfuggente panorama della scena contemporanea.
Longhi, Claudio
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11585/530282
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