La nascita di una scienza canonistica “con tutti i crismi” si suole convenzionalmente far coincidere con la "Concordia discordantium canonum" del celebre Graziano ed è diffuso il preconcetto per il quale il diritto canonico anteriore sarebbe grossolano e disorganico. Al contrario, lo straordinario sviluppo conosciuto dalla canonistica nella sua età aurea affonda le radici nei decenni precedenti che lo preparano e quasi lo prefigurano. La relazione intende illustrare la produzione giuridica di questi canonisti “aurorali”, profondamente immersi ed entusiasticamente partecipi di quello che è stato ritenuto il più grande tornante dell’ecclesiologia cattolica: la riforma gregoriana. Ci si concentra segnatamente su Anselmo di Lucca e Bonizone di Sutri, autori di due collezioni canoniche (rispettivamente la "Collectio canonum" e il "Liber de vita christiana", opere peraltro assai diverse tra loro) che impressero una svolta innovativa ed originale alla canonistica sotto vari versanti: sotto il profilo squisitamente sistematico e metodologico ed altresì sotto quello sostanzialmente contenutistico. Essi approntarono e procurarono alla Chiesa i primi embrionali nuclei di quel "corpus" giuridico unitario, coerente e non “falsificato” di cui il papato necessitava per raggiungere i propri obiettivi. Per completare il quadro di questa epoca suggestiva, ci si sofferma inoltre, sia pur fugacemente, su Placido di Nonantola, usualmente “classificato” tra i polemisti autori di libelli, nonché su Anselmo d’Aosta, filosofo e teologo. Infatti non ha senso, come è stato rimarcato, erigere tra le differenti “discipline” barriere rigide e invalicabili, allora neppure adombrate ed anzi rigettate e che, comunque, ad analisi più dettagliate, si rivelano fragili e fuorvianti. Quasi tutti questi personaggi di rilievo - fervidi “apostoli” delle ragioni della "libertas Ecclesiae", fedeli ai romani pontefici e collaboratori dell’ambizioso progetto da questi ultimi perseguito - ebbero anche contatti (più o meno intensi e assidui) con Matilde di Canossa, che si è utilizzata quasi come filo rosso nell’itinerario di riflessioni su questo periodo gravido di avvenire, veramente fondamentale per la canonistica e non solo.

Sviluppi della canonistica al tempo di Matilde di Canossa

BONI, GERALDINA
2009

Abstract

La nascita di una scienza canonistica “con tutti i crismi” si suole convenzionalmente far coincidere con la "Concordia discordantium canonum" del celebre Graziano ed è diffuso il preconcetto per il quale il diritto canonico anteriore sarebbe grossolano e disorganico. Al contrario, lo straordinario sviluppo conosciuto dalla canonistica nella sua età aurea affonda le radici nei decenni precedenti che lo preparano e quasi lo prefigurano. La relazione intende illustrare la produzione giuridica di questi canonisti “aurorali”, profondamente immersi ed entusiasticamente partecipi di quello che è stato ritenuto il più grande tornante dell’ecclesiologia cattolica: la riforma gregoriana. Ci si concentra segnatamente su Anselmo di Lucca e Bonizone di Sutri, autori di due collezioni canoniche (rispettivamente la "Collectio canonum" e il "Liber de vita christiana", opere peraltro assai diverse tra loro) che impressero una svolta innovativa ed originale alla canonistica sotto vari versanti: sotto il profilo squisitamente sistematico e metodologico ed altresì sotto quello sostanzialmente contenutistico. Essi approntarono e procurarono alla Chiesa i primi embrionali nuclei di quel "corpus" giuridico unitario, coerente e non “falsificato” di cui il papato necessitava per raggiungere i propri obiettivi. Per completare il quadro di questa epoca suggestiva, ci si sofferma inoltre, sia pur fugacemente, su Placido di Nonantola, usualmente “classificato” tra i polemisti autori di libelli, nonché su Anselmo d’Aosta, filosofo e teologo. Infatti non ha senso, come è stato rimarcato, erigere tra le differenti “discipline” barriere rigide e invalicabili, allora neppure adombrate ed anzi rigettate e che, comunque, ad analisi più dettagliate, si rivelano fragili e fuorvianti. Quasi tutti questi personaggi di rilievo - fervidi “apostoli” delle ragioni della "libertas Ecclesiae", fedeli ai romani pontefici e collaboratori dell’ambizioso progetto da questi ultimi perseguito - ebbero anche contatti (più o meno intensi e assidui) con Matilde di Canossa, che si è utilizzata quasi come filo rosso nell’itinerario di riflessioni su questo periodo gravido di avvenire, veramente fondamentale per la canonistica e non solo.
Il contributo del monastero di S. Benedetto Polirone alla cultura giuridica italiana (secc. XI-XVI). Atti del Convegno - San Benedetto Po, ex refettorio monastico - Piazza Matilde - 29 settembre 2007
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G. Boni
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