Il saggio si propone di analizzare la tensione fra scelte politiche, legislazione ed effettiva attuazione delle leggi in tema di defascistizzazione dal luglio 1943 al dicembre 1947. Tra i due filoni delle sanzioni amministrative e delle sanzioni penali è il primo ad essere privilegiato sia perché il profilo penale è già stato sondato in modo soddisfacente dalla storiografia, sia perché il secondo esercita un impatto maggiore per le persone potenzialmente coinvolte e per la distribuzione più uniforme sul territorio nazionale. L’impianto epurativo avviato dai governi Badoglio è più formale che sostanziale ed ostacola i provvedimenti più mirati di marca alleata. Con i governi Bonomi le difficoltà di ordine legislativo si accrescono con il DLL 159 che ambisce a porsi come un atto fortemente rigeneratore mantenendo al contempo un impianto garantista. Ne sortisce un meccanismo procedurale elefantiaco, per il numero di soggetti potenzialmente coinvolti, e lento nelle sue modalità procedurali. E’ su questo aspetto che si muove quella parte di società che ha lasciato il regime fascista alle spalle, ma che non si riconosce nella potenziale radicalità dei procedimenti epurativi in corso. Da qui esce una spinta assolutoria crescente che ha le sue voci ascoltate e tollerate in giornali come “Il Tempo” e “L’Uomo qualunque”. L’epurazione amministrativa, e in subordine quella penale, sono parte di una contesa dopo la Liberazione, tra sinistre e moderati, tra vento del Nord e vento del Sud. Una contrapposizione che fatica a trovare un punto d’incontro anche quando i nuovi provvedimenti legislativi (legge Nenni del 9 novembre 1945) riducono drasticamente i casi che prevedono l’allontanamento dal lavoro. E’ l’esaurimento di una spinta politica che guarda altrove (lotta alla fame, lavoro, ricostruzione) senza più riuscire a trovare nella defascistizzazione forti elementi propulsivi di consenso. La scelta dei gestori della nuova democrazia appena insediata (sostanzialmente la Dc di De Gasperi) diventa quella di catturare il consenso dei dirigenti, dei funzionari e delle masse fasciste o afasciste con perdono e impunità indistinte. La continuità dello Stato che ne esce va oltre il periodo della transizione e proietta il suo condizionamento nei decenni successivi con il mancato o tardivo adeguamento dei codici civili e penali alla carta Costituzionale, il mantenimento (in linea con la tradizione sabauda) dei magistrati in una posizione di subalternità nei confronti del potere Esecutivo, il tutto sorretto da opinion maker (diversi di questi ex fascisti) che curano il passaggio morbido, quasi senza svolte, nei percorsi biografici di dirigenti e giornalisti ,dal Regime agli anni dell’Italia repubblicana.

Mirco Dondi (2014). Per uscire dal fascismo. Il quadro giuridico dell'epurazione amministrativa (1943 - 1946). STORIA E PROBLEMI CONTEMPORANEI, 67(settembre - dicembre), p. 13-p. 32.

Per uscire dal fascismo. Il quadro giuridico dell'epurazione amministrativa (1943 - 1946)

DONDI, MIRCO
2014

Abstract

Il saggio si propone di analizzare la tensione fra scelte politiche, legislazione ed effettiva attuazione delle leggi in tema di defascistizzazione dal luglio 1943 al dicembre 1947. Tra i due filoni delle sanzioni amministrative e delle sanzioni penali è il primo ad essere privilegiato sia perché il profilo penale è già stato sondato in modo soddisfacente dalla storiografia, sia perché il secondo esercita un impatto maggiore per le persone potenzialmente coinvolte e per la distribuzione più uniforme sul territorio nazionale. L’impianto epurativo avviato dai governi Badoglio è più formale che sostanziale ed ostacola i provvedimenti più mirati di marca alleata. Con i governi Bonomi le difficoltà di ordine legislativo si accrescono con il DLL 159 che ambisce a porsi come un atto fortemente rigeneratore mantenendo al contempo un impianto garantista. Ne sortisce un meccanismo procedurale elefantiaco, per il numero di soggetti potenzialmente coinvolti, e lento nelle sue modalità procedurali. E’ su questo aspetto che si muove quella parte di società che ha lasciato il regime fascista alle spalle, ma che non si riconosce nella potenziale radicalità dei procedimenti epurativi in corso. Da qui esce una spinta assolutoria crescente che ha le sue voci ascoltate e tollerate in giornali come “Il Tempo” e “L’Uomo qualunque”. L’epurazione amministrativa, e in subordine quella penale, sono parte di una contesa dopo la Liberazione, tra sinistre e moderati, tra vento del Nord e vento del Sud. Una contrapposizione che fatica a trovare un punto d’incontro anche quando i nuovi provvedimenti legislativi (legge Nenni del 9 novembre 1945) riducono drasticamente i casi che prevedono l’allontanamento dal lavoro. E’ l’esaurimento di una spinta politica che guarda altrove (lotta alla fame, lavoro, ricostruzione) senza più riuscire a trovare nella defascistizzazione forti elementi propulsivi di consenso. La scelta dei gestori della nuova democrazia appena insediata (sostanzialmente la Dc di De Gasperi) diventa quella di catturare il consenso dei dirigenti, dei funzionari e delle masse fasciste o afasciste con perdono e impunità indistinte. La continuità dello Stato che ne esce va oltre il periodo della transizione e proietta il suo condizionamento nei decenni successivi con il mancato o tardivo adeguamento dei codici civili e penali alla carta Costituzionale, il mantenimento (in linea con la tradizione sabauda) dei magistrati in una posizione di subalternità nei confronti del potere Esecutivo, il tutto sorretto da opinion maker (diversi di questi ex fascisti) che curano il passaggio morbido, quasi senza svolte, nei percorsi biografici di dirigenti e giornalisti ,dal Regime agli anni dell’Italia repubblicana.
2014
Mirco Dondi (2014). Per uscire dal fascismo. Il quadro giuridico dell'epurazione amministrativa (1943 - 1946). STORIA E PROBLEMI CONTEMPORANEI, 67(settembre - dicembre), p. 13-p. 32.
Mirco Dondi
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