I personaggi della Commedia dantesca appaiono già nella Cronaca duecentesca di Salimbene da Parma. Ma che differenza c'è tra il Carlo d'Angiò, o il Ferdinando d'Aragona, dello storico e quelli del poeta? In entrambi i casi si può riscontrare, se pure con esiti esteticamente diversi, un alto grado di "invenzione romanzesca", tanto che gli eroi storici, diventati personaggi, rivelano sempre il loro carattere di prodotti dell'immaginazione. Un modo nuovo per rileggere la corposa cronaca di Salimbene da Parma, e per riconoscere al francescano duecentesco le doti di narratore più ancora che di storico del suo tempo, è quello di mettere a confronto il suo racconto con quello di Dante nella Commedia: pure nelle indiscutibili differenze, si riscontrano molte affinità, dovute se non altro al ricorrere delle stesse vicende e degli stessi personaggi. La storia, utilizzata da Salimbene per difendere le posizioni della Chiesa romana, è una galleria di personaggi esemplari: uomini come Carlo d’Angiò e Ferdinando d’Aragona diventano così eroi della lotta tra il bene e il male, dove ai fatti realmente accaduti si sovrappongono continuamente vicende fantastiche che fanno del racconto del cronista, nelle sue pagine migliori, un vero testo romanzesco. La narrazione di Salimbene si dipana orizzontalmente, per accumulo continuo, e svela fino in fondo la propria architettura solo se messa a confronto con la verticalità del racconto dantesco, i cui fulminei, lapidari giudizi fanno da contrappunto drammatico al resoconto del cronista francescano.

La costruzione del personaggio fra letteratura e storia: Salimbene da Parma e Dante

NOBILI, CLAUDIA SEBASTIANA
2007

Abstract

I personaggi della Commedia dantesca appaiono già nella Cronaca duecentesca di Salimbene da Parma. Ma che differenza c'è tra il Carlo d'Angiò, o il Ferdinando d'Aragona, dello storico e quelli del poeta? In entrambi i casi si può riscontrare, se pure con esiti esteticamente diversi, un alto grado di "invenzione romanzesca", tanto che gli eroi storici, diventati personaggi, rivelano sempre il loro carattere di prodotti dell'immaginazione. Un modo nuovo per rileggere la corposa cronaca di Salimbene da Parma, e per riconoscere al francescano duecentesco le doti di narratore più ancora che di storico del suo tempo, è quello di mettere a confronto il suo racconto con quello di Dante nella Commedia: pure nelle indiscutibili differenze, si riscontrano molte affinità, dovute se non altro al ricorrere delle stesse vicende e degli stessi personaggi. La storia, utilizzata da Salimbene per difendere le posizioni della Chiesa romana, è una galleria di personaggi esemplari: uomini come Carlo d’Angiò e Ferdinando d’Aragona diventano così eroi della lotta tra il bene e il male, dove ai fatti realmente accaduti si sovrappongono continuamente vicende fantastiche che fanno del racconto del cronista, nelle sue pagine migliori, un vero testo romanzesco. La narrazione di Salimbene si dipana orizzontalmente, per accumulo continuo, e svela fino in fondo la propria architettura solo se messa a confronto con la verticalità del racconto dantesco, i cui fulminei, lapidari giudizi fanno da contrappunto drammatico al resoconto del cronista francescano.
La letteratura e la storia. Atti del IX Congresso dell'ADI. Prefazione di Gian Mario Anselmi.
315
336
C. S. Nobili
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