La sfiducia dell’opinione pubblica nei confronti della politica (percepita come auto-referenziale), delle intenzioni e delle capacità dei governi é un fenomeno che, sia pure con le peculiarità di ogni paese, colpisce da anni tutte le democrazie mature (anche quelle in cui i ‘costi della politica’ sono inferiori a quelli del Bel Paese…). Se ciò non bastasse, la società contemporanea si trova a compiere scelte su questioni oggettivamente complesse (eticamente, tecnicamente, socialmente) e ad affrontare ‘conflitti intrattabili’: gli impieghi della tecnologia (OGM, biotecnologie, nanotecnologie), il degrado beni ambientali (cambiamento climatico, inquinamenti), l’emergere di questioni valoriali (eutanasia, riproduzione assistita, unioni tra persone dello stesso sesso e molto altro ancora). Il sistema politico-istituzionale si trova in forte difficoltà nell’affrontare temi su cui la conflittualità all’interno della società risulta spesso molto elevata, tagliando anche le tradizionali divisioni sinistra/destra. Le proposte avanzate per rispondere a questa disaffezione dei cittadini nei confronti della politica sono svariate, ma la più diretta e coerente dovrebbe essere di prendere ‘semplicemente’ la democrazia in parola: coinvolgiamo il popolo (demos) (ri)dandogli un po’ di potere (kratos). Insomma: torniamo alle origini; forse dopo oltre due secoli abbondanti (trascorsi dalla rivoluzione americana) di rappresentanza, le istituzioni attraverso cui le società democratiche si governano hanno bisogno di una ‘messa a punto’: il sistema politico è eccessivamente sbilanciato verso la rappresentanza; e i gruppi d’interesse e gli esperti esercitano un grado d’influenza a scapito del popolo incompatibile con i presupposti democratici. Il pubblico è visto dai governi spesso come un problema piuttosto che come una risorsa . La partecipazione dei cittadini alla vita politica nelle democrazie contemporanee si riduce sostanzialmente nel recarsi periodicamente alle urne; una conquista di fondamentale importanza, sia chiaro, ma che si basa sulla delega; una visione repubblicana (nell’accezione originaria di res publica) della democrazia si fonda sul presupposto del diritto dei cittadini all’autogoverno. Si tratta quindi di ‘riscoprire’ la democrazia, anzi di ‘approfondirla’ (come suggeriscono i titoli di vari libri sull’argomento ); non si tratta di una cura radicale, ma di iniettare nel corpo della rappresentanza aggregativi dosi di farmaci omeopatici coinvolgendo direttamente i cittadini nella cosa pubblica. E’ da qui che nasce, nel Nord America e in alcuni paesi europei, a partire dagli anni ’70 sia una riflessione teorica che prassi concrete che vanno sotto il nome di democrazia ‘deliberativa’ (DD) o ‘inclusiva’ (facendo riferimento per la verità a due aspetti distinti, come si vedrà). Quello della DD é in realtà un campo ancora tutto in divenire, contraddistinto da ambiguità e incertezze; non é agevole dunque definirne con esattezza contenuti e caratteri; chi vi cercasse ‘ricette’ univoche resterebbe deluso. D’altra parte questa situazione ‘fluida’ offre un terreno fertile all’esplorazione e all’inventività sociale di grande potenzialità; è una ricerca in cui si intersecano attori sociali diversi: studiosi, cittadini, amministratori ‘illuminati’. Qualcuno l’ha definito un nuovo movimento sociale. Per cercare dunque di fare il punto, conviene distinguere tre aspetti, che vanno tenuti ben distinti: 1) la qualità di tali processi. 2) i soggetti che prendono parte a tali processi e il modo in cui vi accedono; 3) il grado di potere attribuito a tali processi;

La democrazia deliberativa - Nuovi orizzonti per la politica

LEWANSKI, RODOLFO
2007

Abstract

La sfiducia dell’opinione pubblica nei confronti della politica (percepita come auto-referenziale), delle intenzioni e delle capacità dei governi é un fenomeno che, sia pure con le peculiarità di ogni paese, colpisce da anni tutte le democrazie mature (anche quelle in cui i ‘costi della politica’ sono inferiori a quelli del Bel Paese…). Se ciò non bastasse, la società contemporanea si trova a compiere scelte su questioni oggettivamente complesse (eticamente, tecnicamente, socialmente) e ad affrontare ‘conflitti intrattabili’: gli impieghi della tecnologia (OGM, biotecnologie, nanotecnologie), il degrado beni ambientali (cambiamento climatico, inquinamenti), l’emergere di questioni valoriali (eutanasia, riproduzione assistita, unioni tra persone dello stesso sesso e molto altro ancora). Il sistema politico-istituzionale si trova in forte difficoltà nell’affrontare temi su cui la conflittualità all’interno della società risulta spesso molto elevata, tagliando anche le tradizionali divisioni sinistra/destra. Le proposte avanzate per rispondere a questa disaffezione dei cittadini nei confronti della politica sono svariate, ma la più diretta e coerente dovrebbe essere di prendere ‘semplicemente’ la democrazia in parola: coinvolgiamo il popolo (demos) (ri)dandogli un po’ di potere (kratos). Insomma: torniamo alle origini; forse dopo oltre due secoli abbondanti (trascorsi dalla rivoluzione americana) di rappresentanza, le istituzioni attraverso cui le società democratiche si governano hanno bisogno di una ‘messa a punto’: il sistema politico è eccessivamente sbilanciato verso la rappresentanza; e i gruppi d’interesse e gli esperti esercitano un grado d’influenza a scapito del popolo incompatibile con i presupposti democratici. Il pubblico è visto dai governi spesso come un problema piuttosto che come una risorsa . La partecipazione dei cittadini alla vita politica nelle democrazie contemporanee si riduce sostanzialmente nel recarsi periodicamente alle urne; una conquista di fondamentale importanza, sia chiaro, ma che si basa sulla delega; una visione repubblicana (nell’accezione originaria di res publica) della democrazia si fonda sul presupposto del diritto dei cittadini all’autogoverno. Si tratta quindi di ‘riscoprire’ la democrazia, anzi di ‘approfondirla’ (come suggeriscono i titoli di vari libri sull’argomento ); non si tratta di una cura radicale, ma di iniettare nel corpo della rappresentanza aggregativi dosi di farmaci omeopatici coinvolgendo direttamente i cittadini nella cosa pubblica. E’ da qui che nasce, nel Nord America e in alcuni paesi europei, a partire dagli anni ’70 sia una riflessione teorica che prassi concrete che vanno sotto il nome di democrazia ‘deliberativa’ (DD) o ‘inclusiva’ (facendo riferimento per la verità a due aspetti distinti, come si vedrà). Quello della DD é in realtà un campo ancora tutto in divenire, contraddistinto da ambiguità e incertezze; non é agevole dunque definirne con esattezza contenuti e caratteri; chi vi cercasse ‘ricette’ univoche resterebbe deluso. D’altra parte questa situazione ‘fluida’ offre un terreno fertile all’esplorazione e all’inventività sociale di grande potenzialità; è una ricerca in cui si intersecano attori sociali diversi: studiosi, cittadini, amministratori ‘illuminati’. Qualcuno l’ha definito un nuovo movimento sociale. Per cercare dunque di fare il punto, conviene distinguere tre aspetti, che vanno tenuti ben distinti: 1) la qualità di tali processi. 2) i soggetti che prendono parte a tali processi e il modo in cui vi accedono; 3) il grado di potere attribuito a tali processi;
R. Lewanski
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11585/51094
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