La nota presenta una proposta metodologica per la predisposizione dei piani di perimetrazione e gestione delle aree di salvaguardia per le fonti significative di approvvigionamento di un sistema idrico. L’attività di perimetrazione e gestione delle aree di salvaguardia non può prescindere dal quadro normativo di riferimento. Il D.Lgs. 152/06 distingue, nell’ambito delle aree di salvaguardia, i) zona di tutela assoluta; ii) zone di rispetto (ristretta e allargata); iii) zona di protezione, cui competono gradi di sicurezza progressivamente più contenuti. In ambito regionale (Emilia-Romagna), il Piano di Tutela della Acque (PTA), adottato nel 2005, prevede la emanazione di una direttiva regionale per la disciplina generale delle aree di salvaguardia, individuando al contempo limiti e norme delle sole zone di protezione. Poichè la zona di tutela assoluta è definita in termini geometrici (10 m) dal D.Lgs. n.152/06, risulta prioritaria la definizione della zona di rispetto, identificata, in assenza di delimitazione da parte delle regioni, dal D.Lgs. 152/06 sulla base del criterio geometrico (200 m). A tal fine, viene effettuata una disamina dei principali metodi di letteratura per la delimitazione delle aree di salvaguardia, nel caso di captazioni sotterranee, superficiali e di tipo sorgentizio. I principali criteri adottati per la delimitazione delle zone di rispetto sono: geometrico, temporale, idrogeologico o idrologico; per l’applicazione, è necessaria l’implementazione di specifiche formulazioni analitiche o semi-analitiche, o della modellazione numerica; l’applicazione di metodi stocastici consente di attribuire un grado di affidabilità alle aree di salvaguardia. La procedura che conduce alla perimetrazione delle aree di rispetto è pertanto determinata dalla scelta del criterio e da quella del metodo di applicazione. In via preliminare, i criteri possono essere classificati in base al grado intrinseco di cautela, mentre i metodi di applicazione in termini di livello di approssimazione del fenomeno fisico. La classificazione dei criteri e dei metodi di applicazione consente l’attribuzione ad ogni punto di approvvigionamento di una specifica procedura (combinazione più opportuna tra criterio e metodo) in funzione del suo grado di strategicità: al crescere di quest’ultimo, devono essere adottati criteri più cautelativi e applicati metodi meno approssimati; ciò in presenza di un adeguato livello informativo, che condiziona, da un punto di vista operativo, l’applicabilità di una specifica procedura. In assenza di adeguato livello informativo, è prevedibile l’attuazione del piano in fasi successive, con l’adozione “in primis” della procedura attuabile meno differente da quella definitiva. Nel caso dei pozzi di emungimento, ai diversi criteri applicabili (geometrico, temporale, idrologico) viene attribuito un grado di cautela via via crescente all’interno di una scala numerica; analogamente ai diversi metodi di applicazione (della distanza, analitico, deterministico 2D, deterministico 3D) viene attribuito un crescente grado di precisione. Combinando poi, tramite media pesata, i due indici, entrambi compresi tra 1 e 10, si perviene ad un indice complessivo da attribuire alla procedura, nei casi in cui sia possibile la combinazione tra uno specifico criterio e un dato metodo (ad esempio per il criterio geometrico è possibile l’applicazione del solo metodo della distanza). I possibili valori numerici dell’indice complessivo, compresi anch’essi tra 1 e 10, sono raggruppati, per intervalli finiti, in diverse classi di merito, contraddistinte da un sempre maggiore grado di cautela e affidabilità, cui corrisponde una classificazione della risorsa via via crescente in termini di grado di strategicità.

Piani di perimetrazione e gestione delle aree di salvaguardia: una proposta metodologica

DI FEDERICO, VITTORIO;
2007

Abstract

La nota presenta una proposta metodologica per la predisposizione dei piani di perimetrazione e gestione delle aree di salvaguardia per le fonti significative di approvvigionamento di un sistema idrico. L’attività di perimetrazione e gestione delle aree di salvaguardia non può prescindere dal quadro normativo di riferimento. Il D.Lgs. 152/06 distingue, nell’ambito delle aree di salvaguardia, i) zona di tutela assoluta; ii) zone di rispetto (ristretta e allargata); iii) zona di protezione, cui competono gradi di sicurezza progressivamente più contenuti. In ambito regionale (Emilia-Romagna), il Piano di Tutela della Acque (PTA), adottato nel 2005, prevede la emanazione di una direttiva regionale per la disciplina generale delle aree di salvaguardia, individuando al contempo limiti e norme delle sole zone di protezione. Poichè la zona di tutela assoluta è definita in termini geometrici (10 m) dal D.Lgs. n.152/06, risulta prioritaria la definizione della zona di rispetto, identificata, in assenza di delimitazione da parte delle regioni, dal D.Lgs. 152/06 sulla base del criterio geometrico (200 m). A tal fine, viene effettuata una disamina dei principali metodi di letteratura per la delimitazione delle aree di salvaguardia, nel caso di captazioni sotterranee, superficiali e di tipo sorgentizio. I principali criteri adottati per la delimitazione delle zone di rispetto sono: geometrico, temporale, idrogeologico o idrologico; per l’applicazione, è necessaria l’implementazione di specifiche formulazioni analitiche o semi-analitiche, o della modellazione numerica; l’applicazione di metodi stocastici consente di attribuire un grado di affidabilità alle aree di salvaguardia. La procedura che conduce alla perimetrazione delle aree di rispetto è pertanto determinata dalla scelta del criterio e da quella del metodo di applicazione. In via preliminare, i criteri possono essere classificati in base al grado intrinseco di cautela, mentre i metodi di applicazione in termini di livello di approssimazione del fenomeno fisico. La classificazione dei criteri e dei metodi di applicazione consente l’attribuzione ad ogni punto di approvvigionamento di una specifica procedura (combinazione più opportuna tra criterio e metodo) in funzione del suo grado di strategicità: al crescere di quest’ultimo, devono essere adottati criteri più cautelativi e applicati metodi meno approssimati; ciò in presenza di un adeguato livello informativo, che condiziona, da un punto di vista operativo, l’applicabilità di una specifica procedura. In assenza di adeguato livello informativo, è prevedibile l’attuazione del piano in fasi successive, con l’adozione “in primis” della procedura attuabile meno differente da quella definitiva. Nel caso dei pozzi di emungimento, ai diversi criteri applicabili (geometrico, temporale, idrologico) viene attribuito un grado di cautela via via crescente all’interno di una scala numerica; analogamente ai diversi metodi di applicazione (della distanza, analitico, deterministico 2D, deterministico 3D) viene attribuito un crescente grado di precisione. Combinando poi, tramite media pesata, i due indici, entrambi compresi tra 1 e 10, si perviene ad un indice complessivo da attribuire alla procedura, nei casi in cui sia possibile la combinazione tra uno specifico criterio e un dato metodo (ad esempio per il criterio geometrico è possibile l’applicazione del solo metodo della distanza). I possibili valori numerici dell’indice complessivo, compresi anch’essi tra 1 e 10, sono raggruppati, per intervalli finiti, in diverse classi di merito, contraddistinte da un sempre maggiore grado di cautela e affidabilità, cui corrisponde una classificazione della risorsa via via crescente in termini di grado di strategicità.
Approvvigionamento e Distribuzione idrica: esperienza, ricerca e innovazione - Memorie del Convegno di Ferrara, 28-29 Giugno 2007
241
255
M. Bottarelli; V. Di Federico; C. Anzalone
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