Alimentato dal fiume Oglio e da tanti altri torrenti, il Lago d’Iseo è il quarto lago prealpino ed il sesto d’Italia per estensione. Dolce e selvaggio, semplice e folcloristico, incastonato in una maestosa cornice di monti, è ricco di paesaggi, colori e spunti romantici che lo rendono caro a pittori e poeti. Una delle sue particolarità è la presenza di “…un monte in mezzo al lago”, così come era citato nelle proprietà della Serenissima Repubblica Veneta: Monte Isola, una vera e propria montagna di 4.5 kmq e di un’altitudine di 600 m. Sicuramente abitato in epoca romana, Monte Isola divide in due il lago, rivolgendo alla sponda bresciana il versante più scosceso dominato dal Santuario della Madonna della Ceriola, e a quella bergamasca la sponda più verde, pianeggiante e coltivata. Tutta l’isola è da vedere, da percorrere a piedi od in bicicletta, o con i piccoli bus di linea che collegano gli 11 centri abitati, dato che qui sono rigorosamente vietate le automobili. Oltre ai nuclei principali (Peschiera Maraglio, Carzano, Siviano), sono numerosissimi i piccoli borghi che ne determinano la tipicità: minuscoli gruppi d’antichi caseggiati a mezza collina con portici e cortili da cui si dipartono viuzze che si aprono un varco verso il lago o si inerpicano verso la vetta. La mitezza del clima di riviera a Monte Isola è testimoniato dalla presenza di agavi, oleandri e mimose che colorano i tanti giardini, a cui si affiancano orti, campi coltivati, vigneti ed oliveti che si fanno spazio tra boschi di castagni, querce e frassini, con uno splendido sottobosco di ellebori e felci. Lo stretto legame tra terra e lago, tra fiori, fede e tradizione che da sempre caratterizza la vita quotidiana, ma anche i rapporti sociali e persino economici di quest’angolo di mondo, è testimoniato dalla “Festa di Santa Croce”, nota in tutt’Italia come “Festa dei fiori di Monte Isola”. Le origini della Festa Questa celebrazione solenne ha luogo ogni 5 anni a Carzano e Novale, due piccoli borghi che, per l’occasione, vengono addobbati con arcate ricoperte da rami di pino, luci e fiori di carta realizzati a mano dagli abitanti del luogo. L’origine della Festa di Santa Croce è incerta. Secondo alcune fonti risalirebbe al XVII sec., esattamente al 1629, quando i Lanzichenecchi in ritirata dalla sconfitta di Mantova, di passaggio in Franciacorta, vi portarono la peste che si espanse nel Sebino, imperversando fino al 1632. In tutti i borghi si contarono migliaia di vittime, tranne che a Govine di Bisogne dove venne edificata la chiesa della Natività di Maria, e a Carzano ove ebbe inizio la celebrazione della Festa di Santa Croce. Secondo altre fonti storiche, sembra invece che le origini siano più recenti e riconducibili al 1836, anno in cui il colera asiatico colpì la zona del Lago d’Iseo, e soprattutto Carzano e Novale, ove si registrò il più alto numero di decessi. Per essere risparmiati dall’infuriare della malattia, gli abitanti di questi borghi chiesero la grazia facendo Voto alla Santissima Croce di onorarLa con una magnifica festa a cadenza quinquennale. Il trionfo dei Fiori Il fulcro della manifestazione è il 14 settembre, giorno in cui la liturgia celebra la festa dell’Esaltazione della Croce ed a Carzano ha luogo la processione con la Santa Reliquia della Croce di Cristo, racchiusa in una preziosa urna d’argento del XVIII sec. L’organizzazione della Festa è demandata ad un gruppo di 12 persone elette fra i residenti: una sorta di comitato che coordina costantemente i lavori e le attività, sostenuto dalla concreta partecipazione, anche economica, di tutti gli abitanti. Basti pensare che dall’anno successivo all’ultima manifestazione, la popolazione si autotassa versando un contributo da destinare al finanziamento della festa seguente. I lavori più intensi iniziano un mese e mezzo prima, quando si devono addobbare le case e le vie. Si costruiscono arcate da rami di pino, pali di sostegno e listelli, e poi si fissano uno ad uno le migliaia di fiori di carta realizzati a mano (si stima che ne vengano preparati non meno di 200.000), e sono tanto belli che sembrano veri: peonie, glicini, mimose, fucsie, margherite, lilium, ecc. Infatti, una delle regole fondamentali è quella di realizzare fiori esistenti in natura senza lasciarsi andare a creazioni fantasiose. E’ così che Carzano e Novale si presentano in una veste eccezionale, ancora più bella ed affascinante di sera, quando ogni arcata risplende delle tante piccole luci bianche celate dagli aghi di pino, e che rendono l’ambientazione magica, quasi fiabesca. La festa implica quindi non solo l’autofinanziameto, ma anche un grande impegno manuale e creativo che inizia almeno un anno prima. Le stesse tecniche di confezionamento dei fiori vengono affinate di anno in anno e tramandate di famiglia in famiglia, da una generazione all’altra, ma tutto il lavoro è svolto in gran segreto poiché esiste una forte competizione. Il primo palo, in dialetto “antena”, di sostegno ai “bersò” (cupole) viene posto nella piazzetta nota come “Port Antic” (vecchio porto); poi le strutture ad arcate (in ogni edizione se ne contano oltre trecento a cui si aggiungono le strutture principali), vengono ricoperte con ramaglie di pino raccolte in Valle Camonica (un tempo si impiegavano le canne che crescevano spontaneamente sul lago), e decorate con i fiori di carta. Una volta, per illuminarle si utilizzavano le conchiglie del lago che, riempite di olio e completate con gli stoppini, fungevano da lumini. Anche i muri che fiancheggiano la strada principale sono ricoperti di ramaglie dette “sees” (siepi); così come ai cancelli delle case, alle finestre, sugli scalini, è tutto un tripudiare di ghirlande e ceste variopinte. Il prossimo appuntamento è nel 2015: un motivo in più per visitare Monte Isola che, per la bellezza del paesaggio, unitamente alla tutela per l’ambiente ed alle tradizioni che ancora conserva intatte da secoli, è stata meritatamente inserita nel ristretto club dei Borghi più belli d’Italia.

Festa di Santa Croce / M.G.Bellardi. - In: GIARDINI. - ISSN 0394-0853. - STAMPA. - 274:(2015), pp. 98-101.

Festa di Santa Croce

BELLARDI, MARIA GRAZIA
2015

Abstract

Alimentato dal fiume Oglio e da tanti altri torrenti, il Lago d’Iseo è il quarto lago prealpino ed il sesto d’Italia per estensione. Dolce e selvaggio, semplice e folcloristico, incastonato in una maestosa cornice di monti, è ricco di paesaggi, colori e spunti romantici che lo rendono caro a pittori e poeti. Una delle sue particolarità è la presenza di “…un monte in mezzo al lago”, così come era citato nelle proprietà della Serenissima Repubblica Veneta: Monte Isola, una vera e propria montagna di 4.5 kmq e di un’altitudine di 600 m. Sicuramente abitato in epoca romana, Monte Isola divide in due il lago, rivolgendo alla sponda bresciana il versante più scosceso dominato dal Santuario della Madonna della Ceriola, e a quella bergamasca la sponda più verde, pianeggiante e coltivata. Tutta l’isola è da vedere, da percorrere a piedi od in bicicletta, o con i piccoli bus di linea che collegano gli 11 centri abitati, dato che qui sono rigorosamente vietate le automobili. Oltre ai nuclei principali (Peschiera Maraglio, Carzano, Siviano), sono numerosissimi i piccoli borghi che ne determinano la tipicità: minuscoli gruppi d’antichi caseggiati a mezza collina con portici e cortili da cui si dipartono viuzze che si aprono un varco verso il lago o si inerpicano verso la vetta. La mitezza del clima di riviera a Monte Isola è testimoniato dalla presenza di agavi, oleandri e mimose che colorano i tanti giardini, a cui si affiancano orti, campi coltivati, vigneti ed oliveti che si fanno spazio tra boschi di castagni, querce e frassini, con uno splendido sottobosco di ellebori e felci. Lo stretto legame tra terra e lago, tra fiori, fede e tradizione che da sempre caratterizza la vita quotidiana, ma anche i rapporti sociali e persino economici di quest’angolo di mondo, è testimoniato dalla “Festa di Santa Croce”, nota in tutt’Italia come “Festa dei fiori di Monte Isola”. Le origini della Festa Questa celebrazione solenne ha luogo ogni 5 anni a Carzano e Novale, due piccoli borghi che, per l’occasione, vengono addobbati con arcate ricoperte da rami di pino, luci e fiori di carta realizzati a mano dagli abitanti del luogo. L’origine della Festa di Santa Croce è incerta. Secondo alcune fonti risalirebbe al XVII sec., esattamente al 1629, quando i Lanzichenecchi in ritirata dalla sconfitta di Mantova, di passaggio in Franciacorta, vi portarono la peste che si espanse nel Sebino, imperversando fino al 1632. In tutti i borghi si contarono migliaia di vittime, tranne che a Govine di Bisogne dove venne edificata la chiesa della Natività di Maria, e a Carzano ove ebbe inizio la celebrazione della Festa di Santa Croce. Secondo altre fonti storiche, sembra invece che le origini siano più recenti e riconducibili al 1836, anno in cui il colera asiatico colpì la zona del Lago d’Iseo, e soprattutto Carzano e Novale, ove si registrò il più alto numero di decessi. Per essere risparmiati dall’infuriare della malattia, gli abitanti di questi borghi chiesero la grazia facendo Voto alla Santissima Croce di onorarLa con una magnifica festa a cadenza quinquennale. Il trionfo dei Fiori Il fulcro della manifestazione è il 14 settembre, giorno in cui la liturgia celebra la festa dell’Esaltazione della Croce ed a Carzano ha luogo la processione con la Santa Reliquia della Croce di Cristo, racchiusa in una preziosa urna d’argento del XVIII sec. L’organizzazione della Festa è demandata ad un gruppo di 12 persone elette fra i residenti: una sorta di comitato che coordina costantemente i lavori e le attività, sostenuto dalla concreta partecipazione, anche economica, di tutti gli abitanti. Basti pensare che dall’anno successivo all’ultima manifestazione, la popolazione si autotassa versando un contributo da destinare al finanziamento della festa seguente. I lavori più intensi iniziano un mese e mezzo prima, quando si devono addobbare le case e le vie. Si costruiscono arcate da rami di pino, pali di sostegno e listelli, e poi si fissano uno ad uno le migliaia di fiori di carta realizzati a mano (si stima che ne vengano preparati non meno di 200.000), e sono tanto belli che sembrano veri: peonie, glicini, mimose, fucsie, margherite, lilium, ecc. Infatti, una delle regole fondamentali è quella di realizzare fiori esistenti in natura senza lasciarsi andare a creazioni fantasiose. E’ così che Carzano e Novale si presentano in una veste eccezionale, ancora più bella ed affascinante di sera, quando ogni arcata risplende delle tante piccole luci bianche celate dagli aghi di pino, e che rendono l’ambientazione magica, quasi fiabesca. La festa implica quindi non solo l’autofinanziameto, ma anche un grande impegno manuale e creativo che inizia almeno un anno prima. Le stesse tecniche di confezionamento dei fiori vengono affinate di anno in anno e tramandate di famiglia in famiglia, da una generazione all’altra, ma tutto il lavoro è svolto in gran segreto poiché esiste una forte competizione. Il primo palo, in dialetto “antena”, di sostegno ai “bersò” (cupole) viene posto nella piazzetta nota come “Port Antic” (vecchio porto); poi le strutture ad arcate (in ogni edizione se ne contano oltre trecento a cui si aggiungono le strutture principali), vengono ricoperte con ramaglie di pino raccolte in Valle Camonica (un tempo si impiegavano le canne che crescevano spontaneamente sul lago), e decorate con i fiori di carta. Una volta, per illuminarle si utilizzavano le conchiglie del lago che, riempite di olio e completate con gli stoppini, fungevano da lumini. Anche i muri che fiancheggiano la strada principale sono ricoperti di ramaglie dette “sees” (siepi); così come ai cancelli delle case, alle finestre, sugli scalini, è tutto un tripudiare di ghirlande e ceste variopinte. Il prossimo appuntamento è nel 2015: un motivo in più per visitare Monte Isola che, per la bellezza del paesaggio, unitamente alla tutela per l’ambiente ed alle tradizioni che ancora conserva intatte da secoli, è stata meritatamente inserita nel ristretto club dei Borghi più belli d’Italia.
2015
Festa di Santa Croce / M.G.Bellardi. - In: GIARDINI. - ISSN 0394-0853. - STAMPA. - 274:(2015), pp. 98-101.
M.G.Bellardi
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