A 15 km da Parma si trova Colorno, un piccolo centro agricolo-industriale il cui nome deriva dalla posizione originaria del paese, posto alla confluenza del Lorno nel torrente Parma: da cui Caput Lurni, ossia “A capo del Lorno”. Colorno deve la sua notorietà ad una Reggia talmente bella e fastosa dal punto di vista artistico e culturale da meritare il titolo di “Versailles dei Duchi di Parma”. Essa si compone di un magnifico Palazzo ricco di ben 440 sale e di un altrettanto suggestivo Giardino storico che merita di essere visitato. La Storia della Reggia La Storia della Reggia di Colorno è lunga ed avvincente e, per certi versi, ha quasi dell’incredibile se pensiamo ai tanti momenti di gloria e sfarzo che nei secoli si sono alternati ad altri di degrado e solitudine. Tutto ha inizio nel II sec. a.C. quando i Romani colonizzarono quest’area acquitrinosa del torrente Parma creando un piccolo insediamento militare. Furono i monaci benedettini che, nel Medioevo, bonificarono il terreno recuperandolo all’agricoltura e, nel 1300, ha inizio la Storia del feudo di Colorno, sotto il dominio delle tre illustri famiglie che si succedettero fino al 1621: i Correggio, i Terzi ed i Sanseverino. Nel 1337, Azzo da Correggio costruì un prima Rocca a scopo difensivo, poi ampliata da Roberto Sanseverino, nipote di Francesco Sforza Duca di Milano. Questo primo edificio ebbe vita breve dato che nel 1545, quando Papa Paolo III (al secolo Alessandro Farnese) creò per il figlio naturale Pier Luigi il Ducato di Parma e Piacenza, i Farnese costrinsero tutti i loro feudatari a smantellare le difese militari e così avvenne pure per la Rocca del feudo Colorno. Fu sul finire del 1500 che Barbara Sanseverino trasformò la dimora di Colorno in un importante centro di cultura, uno dei cenacoli letterali più famosi d’Italia. Ma Barbara Sanseverino, accusata di ordire una congiura contro i Farnese, fu arrestata e decapitata nel 1611 ed il Palazzo di Colorno, comprese le sue le ricche collezioni (arazzi, mobili, quadri di Tiziano, Andrea del Sarto, ecc.) andarono ad ingrandire i beni di casa Farnese. Per quasi 50 anni i Farnese si disinteressarono di Colorno: il vecchio maniero di Barbara Sanseverino venne fatto saltare con le mine ed in pochi anni si costruì tutto il lato del Palazzo che ancora oggi si affaccia sul Giardino. Fortunatamente un altro Farnese, Francesco, conferì l’attuale aspetto architettonico alla Reggia (tra il 1690 ed il 1719), avvalendosi delle capacità del celebre architetto Ferdinando Galli detto il Bibiena che progettò, fra l’altro, il cannocchiale prospettico delle porte dei cinque cortili. Al Bibiena succedette Giuliano Mozzani, architetto e scultore di Carrara, che conferì alla Reggia l’attuale volto scenografico, come l’alta balaustra che nasconde il tetto a coppi, le quattro torri terminanti come aeree celle campanarie e le statue alla sommità dell’edificio. Dopo l’estinzione della famiglia Farnese (1731), la Reggia passò a quella Borbone di Napoli e quindi, nel 1765, il Ducato di Parma fu annesso alla Francia. Ciò nonostante, tra il 1750 ed il 1780, la residenza di Colorno trascorse il periodo più splendido: grazie ai celebri architetti Alexandre Petitot ed Antoin Carlier, essa divenne una delle più sontuose e raffinate Regge d’Europa, meritando l’appellativo di “Versailles dei Duchi di Parma”. Nel 1807 il Palazzo fu dichiarato da Napoleone “Palazzo Imperiale” ed importanti lavori furono intrapresi da Maria Luisa D’Asburgo (ex moglie di Napoleone e Duchessa di Parma); poi, nel 1861, con l’Unità d’Italia, entrò a far parte dei beni di Casa Savoia e tutti i preziosi arredi andarono ad arricchire le residenze Sabaude del Quirinale a Roma, del palazzo Reale di Torino e di Palazzo Pitti a Firenze. Nel 1971, completamente spoglia, la Reggia fu venduta alla Provincia di Parma che la trasformò in Manicomio, rimanendo tale fino al 1978. Fortunatamente, sul finire degli anni ’70, sono iniziati i lavori di restauro che han...

Il Giardino della Reggia di Colorno

BELLARDI, MARIA GRAZIA
2007

Abstract

A 15 km da Parma si trova Colorno, un piccolo centro agricolo-industriale il cui nome deriva dalla posizione originaria del paese, posto alla confluenza del Lorno nel torrente Parma: da cui Caput Lurni, ossia “A capo del Lorno”. Colorno deve la sua notorietà ad una Reggia talmente bella e fastosa dal punto di vista artistico e culturale da meritare il titolo di “Versailles dei Duchi di Parma”. Essa si compone di un magnifico Palazzo ricco di ben 440 sale e di un altrettanto suggestivo Giardino storico che merita di essere visitato. La Storia della Reggia La Storia della Reggia di Colorno è lunga ed avvincente e, per certi versi, ha quasi dell’incredibile se pensiamo ai tanti momenti di gloria e sfarzo che nei secoli si sono alternati ad altri di degrado e solitudine. Tutto ha inizio nel II sec. a.C. quando i Romani colonizzarono quest’area acquitrinosa del torrente Parma creando un piccolo insediamento militare. Furono i monaci benedettini che, nel Medioevo, bonificarono il terreno recuperandolo all’agricoltura e, nel 1300, ha inizio la Storia del feudo di Colorno, sotto il dominio delle tre illustri famiglie che si succedettero fino al 1621: i Correggio, i Terzi ed i Sanseverino. Nel 1337, Azzo da Correggio costruì un prima Rocca a scopo difensivo, poi ampliata da Roberto Sanseverino, nipote di Francesco Sforza Duca di Milano. Questo primo edificio ebbe vita breve dato che nel 1545, quando Papa Paolo III (al secolo Alessandro Farnese) creò per il figlio naturale Pier Luigi il Ducato di Parma e Piacenza, i Farnese costrinsero tutti i loro feudatari a smantellare le difese militari e così avvenne pure per la Rocca del feudo Colorno. Fu sul finire del 1500 che Barbara Sanseverino trasformò la dimora di Colorno in un importante centro di cultura, uno dei cenacoli letterali più famosi d’Italia. Ma Barbara Sanseverino, accusata di ordire una congiura contro i Farnese, fu arrestata e decapitata nel 1611 ed il Palazzo di Colorno, comprese le sue le ricche collezioni (arazzi, mobili, quadri di Tiziano, Andrea del Sarto, ecc.) andarono ad ingrandire i beni di casa Farnese. Per quasi 50 anni i Farnese si disinteressarono di Colorno: il vecchio maniero di Barbara Sanseverino venne fatto saltare con le mine ed in pochi anni si costruì tutto il lato del Palazzo che ancora oggi si affaccia sul Giardino. Fortunatamente un altro Farnese, Francesco, conferì l’attuale aspetto architettonico alla Reggia (tra il 1690 ed il 1719), avvalendosi delle capacità del celebre architetto Ferdinando Galli detto il Bibiena che progettò, fra l’altro, il cannocchiale prospettico delle porte dei cinque cortili. Al Bibiena succedette Giuliano Mozzani, architetto e scultore di Carrara, che conferì alla Reggia l’attuale volto scenografico, come l’alta balaustra che nasconde il tetto a coppi, le quattro torri terminanti come aeree celle campanarie e le statue alla sommità dell’edificio. Dopo l’estinzione della famiglia Farnese (1731), la Reggia passò a quella Borbone di Napoli e quindi, nel 1765, il Ducato di Parma fu annesso alla Francia. Ciò nonostante, tra il 1750 ed il 1780, la residenza di Colorno trascorse il periodo più splendido: grazie ai celebri architetti Alexandre Petitot ed Antoin Carlier, essa divenne una delle più sontuose e raffinate Regge d’Europa, meritando l’appellativo di “Versailles dei Duchi di Parma”. Nel 1807 il Palazzo fu dichiarato da Napoleone “Palazzo Imperiale” ed importanti lavori furono intrapresi da Maria Luisa D’Asburgo (ex moglie di Napoleone e Duchessa di Parma); poi, nel 1861, con l’Unità d’Italia, entrò a far parte dei beni di Casa Savoia e tutti i preziosi arredi andarono ad arricchire le residenze Sabaude del Quirinale a Roma, del palazzo Reale di Torino e di Palazzo Pitti a Firenze. Nel 1971, completamente spoglia, la Reggia fu venduta alla Provincia di Parma che la trasformò in Manicomio, rimanendo tale fino al 1978. Fortunatamente, sul finire degli anni ’70, sono iniziati i lavori di restauro che han...
M.G.Bellardi
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