Una serie di controlli stratigrafici operati nel 2005 su invito della Soprintendenza Archeologica dell'Emilia-Romagna in cantieri della città di Bologna ha condotto all'individuazione di suoli sepolti a varia profondità. La presenza di materiali archeologici nelle sequenze stratigrafiche ha permesso considerazioni sulla relazione tra tempo e tipo pedologico sviluppato e tra tipo di suolo e geomorfologia. In particolare, in due siti ubicati in aree marginali al piccolo conoide su cui sorge la città sono stati studiati un suolo vertico dell'Olocene antico ed un probabile inceptisuolo evolutosi fino ad età romana inoltrata su una coltre sedimentaria della prima età del Ferro. La radiodatazione della materia organica contenuta nei suoli ha fornito per il primo l'età calibrata (1 sigma) di 9.300-8.650 anni BP e per il secondo 3.150-2.840 BP. Il suolo vertico non è coevo al deterioramento climatico dell'Optimum Climatico olocenico del 8.200 BP, anticipandolo di circa 800 anni. Il confronto con altri vertisuoli sepolti regionali sottolinea per tale ordine di suoli l'importanza del contrasto stagionale nuovamente ricomparso dopo il termine dell'ultimo periodo glaciale. Il forte movimento del CaCO3 , testimoniato dalla presenza di un orizzonte Bkb ben sviluppato è legato al chimismo delle acque di falda provenienti dal bacino montano marnoso del torrente Aposa. La distribuzione fisiografica dei suoli vertici sotto la città di Bologna si mostra probabilmente in relazione con il margine del conoide inteso come limite dinamico tra ambiti deposizionali di corsi d'acqua adiacenti. In queste aree, locali contropendenze devono aver indotto condizioni di ristagno idrico superficiale stagionale in grado di mantenersi attraverso il tempo e/o riproporsi più volte. Il significato di tali suoli è quindi principalmente stazionale e non strettamente paleoclimatico. Il suolo "romano" (punto 2) evolve per circa 1.000-1.200 anni; mentre non si è ancora in grado di definire il reale arco cronologico d'evoluzione del vertisuolo più antico.

SUOLI OLOCENICI SEPOLTI NEL CENTRO URBANO DI BOLOGNA. PRIME CONSIDERAZIONI PEDOLOGICHE E RADIOMETRICHE.

CREMONINI, STEFANO;LORITO, SAMANTHA;VIANELLO, GILMO;VITTORI ANTISARI, LIVIA;
2007

Abstract

Una serie di controlli stratigrafici operati nel 2005 su invito della Soprintendenza Archeologica dell'Emilia-Romagna in cantieri della città di Bologna ha condotto all'individuazione di suoli sepolti a varia profondità. La presenza di materiali archeologici nelle sequenze stratigrafiche ha permesso considerazioni sulla relazione tra tempo e tipo pedologico sviluppato e tra tipo di suolo e geomorfologia. In particolare, in due siti ubicati in aree marginali al piccolo conoide su cui sorge la città sono stati studiati un suolo vertico dell'Olocene antico ed un probabile inceptisuolo evolutosi fino ad età romana inoltrata su una coltre sedimentaria della prima età del Ferro. La radiodatazione della materia organica contenuta nei suoli ha fornito per il primo l'età calibrata (1 sigma) di 9.300-8.650 anni BP e per il secondo 3.150-2.840 BP. Il suolo vertico non è coevo al deterioramento climatico dell'Optimum Climatico olocenico del 8.200 BP, anticipandolo di circa 800 anni. Il confronto con altri vertisuoli sepolti regionali sottolinea per tale ordine di suoli l'importanza del contrasto stagionale nuovamente ricomparso dopo il termine dell'ultimo periodo glaciale. Il forte movimento del CaCO3 , testimoniato dalla presenza di un orizzonte Bkb ben sviluppato è legato al chimismo delle acque di falda provenienti dal bacino montano marnoso del torrente Aposa. La distribuzione fisiografica dei suoli vertici sotto la città di Bologna si mostra probabilmente in relazione con il margine del conoide inteso come limite dinamico tra ambiti deposizionali di corsi d'acqua adiacenti. In queste aree, locali contropendenze devono aver indotto condizioni di ristagno idrico superficiale stagionale in grado di mantenersi attraverso il tempo e/o riproporsi più volte. Il significato di tali suoli è quindi principalmente stazionale e non strettamente paleoclimatico. Il suolo "romano" (punto 2) evolve per circa 1.000-1.200 anni; mentre non si è ancora in grado di definire il reale arco cronologico d'evoluzione del vertisuolo più antico.
Atti Convegno Nazionale “Suolo Ambiente Paesaggio”
48
56
S. Cremonini; S. Lorito; G. Vianello; L. Vittori Antisari; F. Fusco
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