Viene tentata una difesa del contenuto fenomenologicamente primo della percezione ponendo un particolare problema: ciò che si pensa come “apparente”, “sembiante”, quando se ne parla diventa qualche cosa d’altro nella misura in cui, attraverso le funzioni proposizionali, si tramuta in qualcosa che è. Il nesso tra sensibilità e linguaggio analizzato a partire da una grammatica del sembiante porta a rivedere lo statuto della percezione quale "prassi in situazione", a partire da un confronto con le filosofie della mente di McDowell e Crane, ma anche con la fenomenologia classica.

Giudicare dalle apparenze

MATTEUCCI, GIOVANNI
2007

Abstract

Viene tentata una difesa del contenuto fenomenologicamente primo della percezione ponendo un particolare problema: ciò che si pensa come “apparente”, “sembiante”, quando se ne parla diventa qualche cosa d’altro nella misura in cui, attraverso le funzioni proposizionali, si tramuta in qualcosa che è. Il nesso tra sensibilità e linguaggio analizzato a partire da una grammatica del sembiante porta a rivedere lo statuto della percezione quale "prassi in situazione", a partire da un confronto con le filosofie della mente di McDowell e Crane, ma anche con la fenomenologia classica.
Questioni di metafisica contemporanea
20
39
Matteucci, G.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11585/47600
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