L’overeducation è un fenomeno controverso, sia come concettualizzazione sia come misurazione. Numerosi studi evidenziano che la sua diffusione è in crescita tra i giovani laureati. L’area disciplinare sembra giocare un ruolo significativo nel determinare il rischio di overeducation. Le aree tecnico-scientifiche evidenziano performance migliori di quelle umanistico-sociali e questa gerarchia rispecchia la distribuzione di genere tra le discipline accademiche. Dopo aver stimato l’estensione dell’overeducation tra i laureati italiani, applicando uno dei metodi più utilizzati in letteratura, il paper propone un’analisi multivariata finalizzata a verificare, in un campione di laureati italiani intervistati nel 2007 (Indagine Istat sull’inserimento professionale dei laureati del 2004 intervistati a 3 anni dalla laurea) se e in quale misura l’influenza dell’area disciplinare sulla probabilità di sperimentare una condizione di overeducation a tre anni dalla laurea interessi allo stesso modo maschi e femmine. Come noto sistema formativo e occupazionale sono attraversati da dinamiche di segregazione di genere che costituiscono anche per le donne laureate un vincolo non trascurabile tanto al pieno utilizzo delle conoscenze acquisite all’università, quanto alla possibilità di migliorare, attraverso l’istruzione, la loro posizione sociale. L’adozione di una prospettiva di genere consente di valutare non solo se a porre le laureate in una posizione più debole nel mondo del lavoro contribuiscano proprio le loro scelte universitarie, ma anche se i meccanismi selettivi che regolano l’accesso agli impieghi più qualificati siano influenzati dalla persistenza di stereotipi di genere che prescrivono quali di essi siano più adatti per le femmine e viceversa. Infine, il paper testa l’ipotesi che le performance universitarie e le credenziali post-laurea costituiscano fattori capaci di modificare la relazione tra aree disciplinari e overeducation e se tale capacità assuma intensità diverse per i laureati e le laureate. È presumibile, infatti, che chi ha conseguito la laurea nelle aree ritenute più deboli in termini di rendimento occupazionale (umanistica e politico-sociale), consapevole delle maggiori difficoltà di reperire un impiego congruente con il proprio titolo di studio, sia più motivato ad ottenere performance più elevate e maggiormente propenso all’acquisizione di specializzazioni ulteriori.

Overeducation nel mercato del lavoro italiano: una questione di genere? / Nicola, De Luigi; Federica, Santangelo. - In: SOCIOLOGIA DEL LAVORO. - ISSN 0392-5048. - STAMPA. - 136:4(2014), pp. 184-202. [10.3280/SL2014-136010]

Overeducation nel mercato del lavoro italiano: una questione di genere?

Nicola, De Luigi;
2014

Abstract

L’overeducation è un fenomeno controverso, sia come concettualizzazione sia come misurazione. Numerosi studi evidenziano che la sua diffusione è in crescita tra i giovani laureati. L’area disciplinare sembra giocare un ruolo significativo nel determinare il rischio di overeducation. Le aree tecnico-scientifiche evidenziano performance migliori di quelle umanistico-sociali e questa gerarchia rispecchia la distribuzione di genere tra le discipline accademiche. Dopo aver stimato l’estensione dell’overeducation tra i laureati italiani, applicando uno dei metodi più utilizzati in letteratura, il paper propone un’analisi multivariata finalizzata a verificare, in un campione di laureati italiani intervistati nel 2007 (Indagine Istat sull’inserimento professionale dei laureati del 2004 intervistati a 3 anni dalla laurea) se e in quale misura l’influenza dell’area disciplinare sulla probabilità di sperimentare una condizione di overeducation a tre anni dalla laurea interessi allo stesso modo maschi e femmine. Come noto sistema formativo e occupazionale sono attraversati da dinamiche di segregazione di genere che costituiscono anche per le donne laureate un vincolo non trascurabile tanto al pieno utilizzo delle conoscenze acquisite all’università, quanto alla possibilità di migliorare, attraverso l’istruzione, la loro posizione sociale. L’adozione di una prospettiva di genere consente di valutare non solo se a porre le laureate in una posizione più debole nel mondo del lavoro contribuiscano proprio le loro scelte universitarie, ma anche se i meccanismi selettivi che regolano l’accesso agli impieghi più qualificati siano influenzati dalla persistenza di stereotipi di genere che prescrivono quali di essi siano più adatti per le femmine e viceversa. Infine, il paper testa l’ipotesi che le performance universitarie e le credenziali post-laurea costituiscano fattori capaci di modificare la relazione tra aree disciplinari e overeducation e se tale capacità assuma intensità diverse per i laureati e le laureate. È presumibile, infatti, che chi ha conseguito la laurea nelle aree ritenute più deboli in termini di rendimento occupazionale (umanistica e politico-sociale), consapevole delle maggiori difficoltà di reperire un impiego congruente con il proprio titolo di studio, sia più motivato ad ottenere performance più elevate e maggiormente propenso all’acquisizione di specializzazioni ulteriori.
2014
Overeducation nel mercato del lavoro italiano: una questione di genere? / Nicola, De Luigi; Federica, Santangelo. - In: SOCIOLOGIA DEL LAVORO. - ISSN 0392-5048. - STAMPA. - 136:4(2014), pp. 184-202. [10.3280/SL2014-136010]
Nicola, De Luigi; Federica, Santangelo
File in questo prodotto:
Eventuali allegati, non sono esposti

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11585/468367
 Attenzione

Attenzione! I dati visualizzati non sono stati sottoposti a validazione da parte dell'ateneo

Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact