Per l’epoca ellenistica, cioè il periodo che va dal 323 al 30 a.C., più che per ogni altro momento della storia antica, si pone un problema metodologico che condiziona pesantemente chi cerchi di ricostruirne la storia: l’assenza di fonti letterarie in grado di consentire una lettura continuata e consequenziale degli avvvenimenti che si succedettero nell’Oriente ed Occidente mediterraneo per più tre secoli. Quasi completamente assenti gli autori contemporanei, di cui in rari casi sono rimasti frammenti (come nle caso di Polibio e Diodoro), la narrazione degli eventi principali è affidata alla voce di scrittori talora di dubbia identità, come nel caso di Giustino, vissuti in epoche incerte ed autori di storie di precario valore e perfino di palmare falsità. Lo storico allora deve necessariamente cercare nelle fonti documentarie, cioè nelle iscrizioni, papiri e monete, almeno alcune delle risposte che gli autori gli negano. Se da una parte questo fatto rappresenta comunque una risorsa non trascurabile ed in fondo uno stimolo ad avvicinare documenti che per altri periodi e in altri casi restano sotto utilizzati, dall’altro la natura di queste fonti condiziona gli oggetti di studio e ricerca, anche se non pregiudica certo, a mio modesto avviso, la possibilità di acquisire risultati e conoscenze di rilievo. Gli esempi che verranno addotti sono scelti anche per l’ interesse che rivestono o per la storia della Palestina e delle regioni vicine, in particolar modo l’Egitto, o per la ricostruzione della quotidianità in quei territori.

Fonti documentarie per la conoscenza dei nuovi «cittadini del mondo» ellenistico

CRISCUOLO, LUCIA
2015

Abstract

Per l’epoca ellenistica, cioè il periodo che va dal 323 al 30 a.C., più che per ogni altro momento della storia antica, si pone un problema metodologico che condiziona pesantemente chi cerchi di ricostruirne la storia: l’assenza di fonti letterarie in grado di consentire una lettura continuata e consequenziale degli avvvenimenti che si succedettero nell’Oriente ed Occidente mediterraneo per più tre secoli. Quasi completamente assenti gli autori contemporanei, di cui in rari casi sono rimasti frammenti (come nle caso di Polibio e Diodoro), la narrazione degli eventi principali è affidata alla voce di scrittori talora di dubbia identità, come nel caso di Giustino, vissuti in epoche incerte ed autori di storie di precario valore e perfino di palmare falsità. Lo storico allora deve necessariamente cercare nelle fonti documentarie, cioè nelle iscrizioni, papiri e monete, almeno alcune delle risposte che gli autori gli negano. Se da una parte questo fatto rappresenta comunque una risorsa non trascurabile ed in fondo uno stimolo ad avvicinare documenti che per altri periodi e in altri casi restano sotto utilizzati, dall’altro la natura di queste fonti condiziona gli oggetti di studio e ricerca, anche se non pregiudica certo, a mio modesto avviso, la possibilità di acquisire risultati e conoscenze di rilievo. Gli esempi che verranno addotti sono scelti anche per l’ interesse che rivestono o per la storia della Palestina e delle regioni vicine, in particolar modo l’Egitto, o per la ricostruzione della quotidianità in quei territori.
Lucia Criscuolo
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