In questo paper si intende riflettere sugli esiti della sostituzione dello sport alla religione nella creazione di eventi festivi collettivi. Riprendendo la nota tipologia sulle «grandi cerimonie dei media» elaborata da Dayan e Katz [1992], si sottolineerà dapprima la «funzione festiva» svolta dai mezzi di comunicazione sociale, specie dalle riprese in diretta tv, sulle partite di calcio del Campionato mondiale in Germania 2006. La “mediazione” televisiva, “incorniciando” l’evento sportivo e diffondendolo in tutto il mondo, ha costituito un’autentica “incoronazione” della squadra vincitrice e ha dato inizio a una festa davvero “globale”! In secondo luogo si saggerà la solidità dell’ipotesi che la festa nella società “post”-moderna si origina non più da ricorrenze proprie della religione istituzionalizzata, bensì dai grandi eventi sportivi trasmessi just in time dalla televisione e new media. A partire dall’ipotesi sulla funzione de-routinizzante dello sport in una società routinizzata, formulata da Elias e Dunning [20013] nel più ampio quadro teorico da loro elaborato sul processo di civilizzazione e sulla sportivizzazione, si sosterrà che l’effervescenza collettiva nella società “post”-moderna viene prodotta in modo “amministrato”, ovvero come esito artificiale di uno sport internazionale organizzato come una catena ininterrotta di media event. Il calcio contemporaneo è divennuto un «fatto sociale totale» in cui aspetti economici, simbolici ed identitari sono intrecciati generando tendenze che portano ad effetti imprevisti e perversi in vari campi, dalla politica all’educazione delle nuove generazioni. L’accresciuta sinergia realizzatasi tra varie sfere sociali –sport media e pubblicità, in primis–, oltre a rivelare le tendenze in atto nella società più ampia, generano una de-sportivizzazione che influisce pure sulla festa, rendendola consumistica e inautentica.

Una festa programmata. I grandi eventi sportivi nella società del consumo e della comunicazione globale

MARTELLI, STEFANO
2007

Abstract

In questo paper si intende riflettere sugli esiti della sostituzione dello sport alla religione nella creazione di eventi festivi collettivi. Riprendendo la nota tipologia sulle «grandi cerimonie dei media» elaborata da Dayan e Katz [1992], si sottolineerà dapprima la «funzione festiva» svolta dai mezzi di comunicazione sociale, specie dalle riprese in diretta tv, sulle partite di calcio del Campionato mondiale in Germania 2006. La “mediazione” televisiva, “incorniciando” l’evento sportivo e diffondendolo in tutto il mondo, ha costituito un’autentica “incoronazione” della squadra vincitrice e ha dato inizio a una festa davvero “globale”! In secondo luogo si saggerà la solidità dell’ipotesi che la festa nella società “post”-moderna si origina non più da ricorrenze proprie della religione istituzionalizzata, bensì dai grandi eventi sportivi trasmessi just in time dalla televisione e new media. A partire dall’ipotesi sulla funzione de-routinizzante dello sport in una società routinizzata, formulata da Elias e Dunning [20013] nel più ampio quadro teorico da loro elaborato sul processo di civilizzazione e sulla sportivizzazione, si sosterrà che l’effervescenza collettiva nella società “post”-moderna viene prodotta in modo “amministrato”, ovvero come esito artificiale di uno sport internazionale organizzato come una catena ininterrotta di media event. Il calcio contemporaneo è divennuto un «fatto sociale totale» in cui aspetti economici, simbolici ed identitari sono intrecciati generando tendenze che portano ad effetti imprevisti e perversi in vari campi, dalla politica all’educazione delle nuove generazioni. L’accresciuta sinergia realizzatasi tra varie sfere sociali –sport media e pubblicità, in primis–, oltre a rivelare le tendenze in atto nella società più ampia, generano una de-sportivizzazione che influisce pure sulla festa, rendendola consumistica e inautentica.
L'albero della vita. Feste religiose e ritualità profane nel mondo globalizzato
303
314
Martelli S.
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