Al fine di realizzare questo numero di Atlantide, agli inizi del mese di ottobre ci siamo rivolti ad un certo numero di studiosi ed esperti con diversa esperienza, collocazione e genere, selezionati sulla base dell’attenzione professionale da essi dedicata negli anni allo studio dei diversi temi di analisi applicata dei mercati del lavoro. Differenziate sono anche le fonti statistiche su cui usano lavorare, e questo è rilevante al fine di poter documentare anche il potenziale di informazioni statistiche disponibili. Abbiamo proposto ad essi una domanda secca: “cosa sappiamo e cosa dovremmo sapere su creazione e distruzione dei posti di lavoro in Italia per poter mettere in atto politiche economiche efficaci?”. Naturalmente, siamo consapevoli che la domanda è troppo ambiziosa per poter trovare una risposta completa in un numero della rivista, per di più pubblicato solo dopo poco più di due mesi, ma pensiamo che essa, nella misura in cui è ben formulata, possa fornire una buona base di partenza per alcune prime risposte che vengono raccolte in questa sede e per l’attivazione di linee di ricerca teorica da approfondire in altre sedi, oltre che costituire un’occasione di riflessione e dibattito da proseguire su questa rivista. La considerazione da cui abbiamo preso le mosse si può esprimere in modo schematico in poche parole. Soprattutto a partire dagli anni ’60 del secolo scorso , si può notare il formarsi di un progressivo “strabismo” nella teoria economica mainstream dei mercati del lavoro. Quando l’enfasi è posta sulla ricerca del fondamento dell’architettura dei mercati, essa assegna un compito simmetrico ad entrambi i lati del mercato ed attribuisce al lato domanda di lavoro il ruolo di stella polare nel modello teorico. Quando, invece, viene sviluppata l’analisi empirica, e quindi si accumulano banche-dati, informazioni ed esperienze applicate, essa si dedica prevalentemente allo studio del lato offerta di lavoro. Siamo convinti che tale strabismo non aiuti soprattutto nelle fasi critiche di ripensamento e riforma delle istituzioni su cui si basa il funzionamento dei mercati del lavoro, perché rischia di far perdere di vista quesiti cruciali. Esso genera, infatti, asimmetria nel posizionamento della domanda e dell’offerta di lavoro nell’alveo della politica economica, finendo per privilegiare la seconda, mentre il fulcro delle politiche macro e meso-economiche, proprio quando è in gioco il rilancio di investimenti e produttività, dovrebbe ricondursi anche alla prima. Forse si spiega in questo modo pure il ruolo residuale attribuito agli aggiustamenti dei mercati del lavoro nelle strategie d’intervento sviluppatesi sia in Europa che in Italia fino ad ora. Questo numero di Atlantide è dedicato ad riproporne alcuni che, a nostro parere, sono in grado di rendere il quadro di analisi più bilanciato, al fine di irrobustire la grammatura del dibattito in atto nel nostro Paese in questi mesi. Tra i tanti stimoli che offrono i lavori pubblicati in questo numero, abbiamo deciso di concentrarci su quelli che si connettono a tale considerazione preliminare. Partendo da essa, abbiamo poi focalizzato l’attenzione su alcuni quesiti di ricerca che, da un lato, vengono variamente enfatizzati nei diversi contributi, dall’altro, riteniamo sia prioritario affrontare per poter dare risposta alle complesse criticità dei mercati del lavoro in Italia. Su tali quesiti, dapprima forniamo chiarimenti e, successivamente, anticipiamo alcune basi interpretative funzionali ad una ricerca futura volta a consentire interpretazioni più robuste.

Scenari, metodi, prospettive di ricerca: una introduzione

ANTONELLI, GILBERTO;
2014

Abstract

Al fine di realizzare questo numero di Atlantide, agli inizi del mese di ottobre ci siamo rivolti ad un certo numero di studiosi ed esperti con diversa esperienza, collocazione e genere, selezionati sulla base dell’attenzione professionale da essi dedicata negli anni allo studio dei diversi temi di analisi applicata dei mercati del lavoro. Differenziate sono anche le fonti statistiche su cui usano lavorare, e questo è rilevante al fine di poter documentare anche il potenziale di informazioni statistiche disponibili. Abbiamo proposto ad essi una domanda secca: “cosa sappiamo e cosa dovremmo sapere su creazione e distruzione dei posti di lavoro in Italia per poter mettere in atto politiche economiche efficaci?”. Naturalmente, siamo consapevoli che la domanda è troppo ambiziosa per poter trovare una risposta completa in un numero della rivista, per di più pubblicato solo dopo poco più di due mesi, ma pensiamo che essa, nella misura in cui è ben formulata, possa fornire una buona base di partenza per alcune prime risposte che vengono raccolte in questa sede e per l’attivazione di linee di ricerca teorica da approfondire in altre sedi, oltre che costituire un’occasione di riflessione e dibattito da proseguire su questa rivista. La considerazione da cui abbiamo preso le mosse si può esprimere in modo schematico in poche parole. Soprattutto a partire dagli anni ’60 del secolo scorso , si può notare il formarsi di un progressivo “strabismo” nella teoria economica mainstream dei mercati del lavoro. Quando l’enfasi è posta sulla ricerca del fondamento dell’architettura dei mercati, essa assegna un compito simmetrico ad entrambi i lati del mercato ed attribuisce al lato domanda di lavoro il ruolo di stella polare nel modello teorico. Quando, invece, viene sviluppata l’analisi empirica, e quindi si accumulano banche-dati, informazioni ed esperienze applicate, essa si dedica prevalentemente allo studio del lato offerta di lavoro. Siamo convinti che tale strabismo non aiuti soprattutto nelle fasi critiche di ripensamento e riforma delle istituzioni su cui si basa il funzionamento dei mercati del lavoro, perché rischia di far perdere di vista quesiti cruciali. Esso genera, infatti, asimmetria nel posizionamento della domanda e dell’offerta di lavoro nell’alveo della politica economica, finendo per privilegiare la seconda, mentre il fulcro delle politiche macro e meso-economiche, proprio quando è in gioco il rilancio di investimenti e produttività, dovrebbe ricondursi anche alla prima. Forse si spiega in questo modo pure il ruolo residuale attribuito agli aggiustamenti dei mercati del lavoro nelle strategie d’intervento sviluppatesi sia in Europa che in Italia fino ad ora. Questo numero di Atlantide è dedicato ad riproporne alcuni che, a nostro parere, sono in grado di rendere il quadro di analisi più bilanciato, al fine di irrobustire la grammatura del dibattito in atto nel nostro Paese in questi mesi. Tra i tanti stimoli che offrono i lavori pubblicati in questo numero, abbiamo deciso di concentrarci su quelli che si connettono a tale considerazione preliminare. Partendo da essa, abbiamo poi focalizzato l’attenzione su alcuni quesiti di ricerca che, da un lato, vengono variamente enfatizzati nei diversi contributi, dall’altro, riteniamo sia prioritario affrontare per poter dare risposta alle complesse criticità dei mercati del lavoro in Italia. Su tali quesiti, dapprima forniamo chiarimenti e, successivamente, anticipiamo alcune basi interpretative funzionali ad una ricerca futura volta a consentire interpretazioni più robuste.
Antonelli, Gilberto; Giorgio, Vittadini
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11585/419766
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